Groenlandia, la tentazione europea di usare l’arma del debito contro gli Usa

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L’Europa sta iniziando a scaricare il debito americano in mano ai suoi investitori finanziari? L’impennata del Treasury Bond decennale degli Usa degli ultimi giorni lascia pensare che nel Vecchio Continente molti operatori iniziano a prezzare come rischiosa la detenzione eccessiva di asset americani.

Groenlandia, debito e rendimenti

Nei giorni seguiti al rilancio delle mire statunitensi sulla Groenlandia, le borse globali hanno subito una serie di scossoni legati alle tensioni interne all’Occidente e alle mire geopolitiche dell’amministrazione di Donald Trump, iniziando una fase di decrescita dopo mesi di corsa e su cui si è aggiunto anche il balzo del rendimento del T-Bond decennale.

In una settimana il decennale Usa è passato dal 4,12 al 4,27% di cedola raggiungendo il livello di settembre, quando l’ombra dello shutdown incombeva sull’America. In pochi giorni, è evaporato il frutto di settimane di raffreddamento dei mercati da parte dell’amministrazione e di pianificazione strategica su debiti destinati a costare, nell’obiettivo di Trump, meno per gli Usa. E viene un dubbio: sono stati gli investitori europei a vendere i titoli americani? L’operatore pensionistico danese AkademikerPension ha dato una traccia di questa possibile condotta, segnalando la vendita di 100 milioni di dollari di T-Bond nella giornata di ieri.

Il fondo pensione danese scarica il debito Usa

Il motivo? Per il fondo, la prospettiva di una crescente incertezza dell’economia Usa. Nei fatti, però, sono cause politiche: con la Danimarca assediata dall’alleato americano per la questione della Groenlandia. Un sell-off geopolitico e patriottico che mostra la via strategica potenzialmente più praticabile dall’Europa per esercitare pressione sull’alleato statunitense in un contesto di crescente tensioni transatlantiche: la minaccia di un disinvestimento dagli asset statunitensi come leva negoziale.

Rebecca Patterson del Council on Foreign Relations ha scritto sul Financial Times che “se l’Europa volesse dissuadere Washington da un’acquisizione della Groenlandia potrebbe segnalare di volere che gli investitori affiliati al governo, come i fondi pensione pubblici, rivedano e potenzialmente riducano l’esposizione ai titoli del Tesoro Usa“.

Una weaponization del debito verso gli Usa non ha precedenti nella storia e potrebbe innescare dinamiche imprevedibili in termini di speculazione finanziaria ma anche tracciare un solco profondissimo tra le due sponde dell’Atlantico. Ad oggi, l’Europa detiene 8mila miliardi di dollari di titoli americani, il doppio del resto del mondo non-Usa messo assieme, secondo una stima di Deutsche Bank.


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Il risiko del mercato del debito Usa

Il totale del valore del mercato dei T-Bond si aggira attorno ai 30mila miliardi di dollari, rendendolo il più vasto e liquido della finanza mondiale e contribuendo al ruolo di garante della globalizzazione del deficit (e del disavanzo commerciale) statunitense. Patterson nota inoltre che il possesso di titoli Usa è assai concentrato tra i Paesi europei e a “a novembre i dati del Dipartimento del Tesoro indicavano che Regno Unito, Belgio, Lussemburgo, Francia, Irlanda, Norvegia e Germania detenevano 2,84 trilioni di dollari in titoli del Tesoro statunitensi”.

Londra, Parigi, Oslo e Berlino sono tra le capitali indicate da Trump come destinatari degli extra-dazi al 25% per la scelta di inviare truppe in Groenlandia. Gli argomenti di pressione non mancherebbero, anche considerato il fatto che complessivamente gli asset americani in mano agli investitori europei toccano i 12.600 miliardi di dollari, sommando quote di aziende, fondi privati e altri prodotti. La tentazione di paventare una politica di vendita da usare come leva con Washington potrebbe emergere.

Fly-to-quality: dollaro e T-Bond penalizzati

Chiaramente, va pensato innanzitutto che la minaccia della vendita andrebbe presa in considerazione come scelta di ultima istanza dato che, nota Straits Times, “la maggior parte di questi asset è detenuta da fondi privati ​​al di fuori del controllo dei governi e, in ogni caso, una mossa del genere danneggerebbe probabilmente anche gli investitori europei” nel breve periodo. Ma sicuramente esiste un argomento politico e retorico da valorizzare: la fly-to-quality dei mercati nella fase più critica delle tensioni transatlantiche ha penalizzato l’America e premiato l’Europa, col rafforzamento dell’euro rispetto al dollaro e il balzo dei T-Bond che possono aprire una fase in cui investire in Europa, per maggiori margini di crescita, può esser visto in alcuni settori come preferibile agli States.

Con qualche dovuta spallata, come fatto dal fondo pensione danese, questo trend può essere incentivato. E rappresentare il vero potere politico a disposizione degli europei nella trattativa con Washington.

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