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Sono anni che difficilmente spariranno dalla memoria della popolazione della Grecia quelli caratterizzati dalle misure di austerity messe in campo dalla cosiddetta “Troika” e volte a ristrutturare l’immenso indebitamento pubblico di Atene. Dopo essere riusciti nel corso dello scorso anno a liberarsi anche dell’ultima catena che vincolava le sue manovre finanziarie all’approvazione del Fondo monetario internazionale, per il 2020 la popolazione greca avrebbe sperato in manovre espansive e soprattutto decise esclusivamente da coloro che avevano ottenuto i propri voti. Ma con le ultime misure messe in campo dall’Unione europea, adesso si palesa la possibilità che ancora una per una volta le cose non andranno in questo modo, ma per il popolo greco questa volta potrebbe davvero essere troppo.

Tuona Mitsotakis: ” Basta Troika”

Basta Troika, la Grecia non accetterà intromissione europee all’interno degli indirizzi economici del Paese”. Con questa parole lo stesso premier greco Kiriakos Mitsotakis ha respinto ogni possibilità che Bruxelles possa intervenire all’interno del processo decisionale sulle questioni economiche della Grecia, ottenendo al contempo lo stesso supporto della quasi totalità della popolazione.

Stando a quanto dichiarato da Mitsotakis e riportato dalla testata britannica Financial Times, nel corso di questi anni i greci sarebbero infatti maturati molto e sarebbe corretto se le decisioni volte a sostenere l’economia e le famiglie fossero prese esclusivamente da Atene. Soprattutto, anche per dimostrare come il Paese si sia ormai lasciato alle spalle gli anni bui che lo avevano portato sull’orlo della bancarotta, obbligandolo a subire quasi un decennio di controllo da parte della Troika. E in fin dei conti, tale prerogativa sarebbe nell’interesse anche della stessa Europa, che potrebbe in questo valutare la stessa affidabilità di Atene.

Europa, il pericolo viene dalla Grecia

Spesso considerata ai margini dell’Unione sia per il suo ridotto Pil pubblico che per la sua collocazione geografica, la Grecia ha dimostrato però in questi anni di essere un punto cruciale all’interno di quasi tutti i discorsi di Bruxelles. In parte a causa della questione migratoria dettata dal confine con la Turchia e in parte in quanto primo vero e proprio “esperimento” di controllo economico diretto da parte dell’Unione europea, Atene ha comunque svolto in modo quasi impeccabile il proprio lavoro. Tuttavia, ciò era costato la fatica e il sudore della fronte di tutta la popolazione ellenica, de facto immolata per salvare i bilanci pubblici del Paese e costretta a subire una stagione di austerity che ancora oggi ha lasciato aperto molte ferite. Adesso, però, la popolazione è arrivata allo stremo delle proprie forze e dopo aver ottemperato ai propri doveri è giunto il momento di esigere i propri diritti. Ma sarà Bruxelles intenzionata a darli, oppure uno scontro è proprio dietro l’angolo?

In questo modo, dunque, si palese forse per la prima volta la possibilità di una “rottura” di dialogo tra la Grecia e Bruxelles, qualora le due istituzioni rimanessero fisse sulle proprie posizioni. Tuttavia, la stessa Grecia in questo modo avrebbe una potente arma nei confronti degli alti palazzi dell’Europa: il dissenso. Strumento che, se ben ponderato, può causare notevoli problemi a Bruxelles, in quanto facilmente emulabile anche in altre occasioni da parte degli altri Paesi aderenti all’Unione europea. In uno scenario che, sul lungo periodo, diviene particolarmente pericoloso per la stessa stabilità comunitaria, fondata sull’approvazione e sull’esecuzione (teorica) all’unisono delle direttive (senza lasciare spesso troppi spazi al dissenso).