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La Grecia si appresta ad affrontare le elezioni parlamentari in un clima interno ed europeo fortemente contraddittorio. Se da una parte i principali media europei tendono a sottolineare la probabile sconfitta cui incorrerà Alexis Tsipras a queste elezioni, dall’altra gli stessi media tendono a presentare la Grecia di oggi come uno Stato che, alla fine, è riuscito a liberarsi dai vincoli dell’austerity, semplicemente aggiustando i conti.

Il Pil greco cresce, ma l’economia è salva?

Ecco, la domanda che sorge spontanea, a fronte di questa narrazione, è la seguente: come mai, nonostante i presunti risultati positivi ottenuti in termini economici da Tsipras, la popolazione greca è pronta a delegittimare il premier in maniera così evidente? Forse occorre scavare un po’ più a fondo rispetto ai classici parametri con cui si è soliti misurare il successo o l’insuccesso dell’andamento economico di un Paese.

Per esempio, nel descrivere la situazione della Grecia si fa, forse, eccessivo affidamento al parametro del Pil, prodotto interno lordo. Negli ultimi due anni pare infatti che questo indicatore abbia registrato in Grecia numeri decisamente incoraggianti: +1.9% nel 2018 e una previsione al 2.2% per il 2019. Risultati che hanno fatto dichiarare allo stesso premier Tsipras di aver posto fine “all’odissea”, mentre su Agi si parla di “economia greca ripartita” e su Repubblica si afferma che “da un punto di vista contabile la Grecia è salva”. Per capire il motivo, apparentemente illogico, per cui il popolo greco, di fronte a risultati positivi, avrebbe deciso di delegittimare Tsipras, occorre tornare indietro nel tempo fino al 1998.

Il Pil è un indicatore insufficiente per stabilire la salute di un Paese

In quell’anno l’economista Amartya Sen, vinceva il Premio Nobel esprimendo il concetto di “oltre il Pil”. All’interno della sua teoria, Sen sottolineava come il prodotto interno lordo fosse un parametro del tutto insufficiente e inadeguato per stabilire il livello di salute socioeconomico di un Paese. Un ragionamento che faceva seguito all’introduzione dell’indice di sviluppo umano, fatta dallo stesso Sen insieme all’economista pakistano Mahbub ul Haq, che racchiudeva al suo interno la combinazione di più parametri (come Pil pro capite, alfabetizzazione e speranza di vita) per avere un’idea più chiara della salute di un Paese.

A distanza di oltre vent’anni la lezione del Premio Nobel pare non essere stata ancora capita. Lungi dall’essere un Paese in ripresa, come l’andamento del Pil suggerirebbe, la Grecia sta infatti ancora subendo pesantemente gli effetti dell’austerity. Giusto per citare alcuni dati al di fuori del Pil: dal 2008, anno di inizio della crisi, il potere di acquisto dei cittadini greci è crollato del 28%, un quarto dei lavoratori guadagna meno di 500 euro al mese, le famiglie in situazione di povertà sono raddoppiate, il valore delle pensioni è calato del 14%, mentre nel settore pubblico sono stati tagliati 200mila posti di lavoro.

Il fallimento del modello Tsipras

Uno scenario completamente capovolto rispetto alla vulgata dominante, cui si deve aggiungere, per dovere di cronaca, l’aumento della mortalità infantile, confermato da un giornalista europeista come Federico Fubini oltre all’inspiegabile aumento del debito pubblico. Perché quell’austerity, applicata proprio per ridurre il debito “fardello delle nuove generazioni”, è riuscita nell’impresa di farlo aumentare: dal 109% del 2008 al 176% di oggi.

Ecco dunque spiegata la possibile sconfitta di Alexis Tsipras alle elezioni di domani. I cittadini comuni, quelli costretti a barcamenarsi tra aumenti delle bollette e diminuzione di stipendi e pensioni, vogliono sfiduciare un premier che, dopo aver fatto carta straccia del suo programma elettorale, ha applicato alla lettera le politiche di austerità, contribuendo ai risultati descritti. Non è un caso che il partito Nuova Democrazia, dato in vantaggio alle elezioni, abbia puntato nella sua campagna elettorale alla rinegoziazione dei termini di pagamento rispetto ai creditori internazionali. La Grecia è ancora schiacciata dall’austerità e i suoi cittadini vogliono solo voltare pagina una volta per tutte.

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