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Secondo quanto riportato da CoinDesk, uno dei portali specializzati in materia, le criptovalute sarebbero oggetto di particolare interesse da parte di uno dei giganti della finanza mondiale, la banca d’affari statunitense Goldman Sachs. Citando fonti interne del gruppo di Lower Manhattan, che gestisce asset per un valore vicino al trilione di dollari, la testata online riporta infatti che Goldman Sachs ha mandato alle autorità finanziaria una richiesta di informazioni per valutare la possibilità di divenire un istituto custode di asset digitali legati alle monete elettroniche. Una mossa che segue le analoghe decisioni di due colossi di Wall Street, Jp Morgan e Citigroup.

CoinDesk sottolinea come nella strategia digitale di Goldman Sachs rientrino senz’altro piani per espandere il potere di mercato del gruppo in un tipo particolare di criptovalute, le stablecoin. Ricordando che, ad ora, le criptovalute non sono una vera e propria forma di moneta, ma piuttosto asset digitali divisi in unità predefinite il registro delle quali e della cui proprietà esiste sotto forma di database computerizzati, esse possono essere maneggiate e sfruttate attraverso forme più speculative e inflative, come i bitcoin, prive di prodotti sottostanti a cui ancorare il proprio valore, o sotto forma, appunto, di stablecoin, quale è ad esempio la criptovaluta immaginata da Facebook, il Libra.

Lo U. S. Office of the Comptroller of the Currency ha recentemente garantito ad Anchorage, una società californiana basata a San Francisco, la possibilità di diventare custode di riserve di criptovalute, e ora è difficile immaginare che i big della costellazione finanziaria statunitense rifiutino di inserirsi in questa nuova frontiera degli asset digitali. Mentre in Europa la Bce sta esplorando il terreno delle Central Bank Digital Currencies (Cbdc) come forma di digitalizzazione delle piattaforme di pagamento legate all’euro nel contesto di un’architettura originale di matrice comunitaria negli Usa sono i grandi protagonisti del gioco finanziario a promuovere le innovazioni più spinte sul tema delle criptovalute. Aprendo a un’ampia rosa di possibilità, dato che ogni forma di criptovaluta rappresenza in sè e per sè un prodotto manipolabile e perfezionabile per diverse funzioni di investimento.

Lo sfruttamento della tecnologia blockchain nel “conio” delle criptovalute consente di mantenere trasparente il registro delle transazioni, nel quadro delle attività di controllo interno della banca “digitale” e delle attività di regolamento, mentre la presenza di un via libera pubblico alla svolta di gruppi come Goldman potrebbe senz’altro evitare le sbandate e le speculazioni che molto spesso coinvolgono prodotti come il bitcoin, la cui totale decentralizzazione causa forti fluttuazioni di prezzo.

Pochi giorni fa Jeff Currie, capo della sezione Commodities dell’area invesitmenti di Goldman Sachs, chiedeva ai regolatori Usa più risorse e regole certe per frenare la volatilità sui mercati delle criptovalute. Non a caso pochi giorni dopo è seguita l’azione della grande banca d’affari newyorkese, che ora potrebbe diventare protagonista della corsa a una nuova frontiera finanziaria.
Le criptovalute possono, in questo contesto, venire sfruttate come ordinari prodotti obbligazionari legati a materie prime, titoli o azioni oppure diventare esse stesse riferimento di un sistema autonomo. Facebook con il progetto Libra, poi fortemente frenato, mirava ad esempio a creare una sorta di spazio virtuale autonomo in cui la criptovaluta fungesse da punto di riferimento per le transazioni. In un certo senso il controllo di banche strutturate o gruppi di investimento sulle criptovalute fa venire meno il presupposto “libertario” su cui esse originariament si fondavano, ma al contempo può porre al riparo da rischi legati agli abusi da parte dei commercianti di valute digitali o alle azioni criminali e speculative. Resta il forte dubbio di capire come, in caso di via libera, i gruppi di Wall Street eviteranno che sulle criptovalute si creino ex novo nuove bolle finanziarie di difficile governabilità e vorranno garantire una redditività costante nel tempo a prodotti ancora poco qualificabili con precisione. I regolatori dovranno sicuramente aiutare a dare risposte in materia.