Con il passaggio della pandemia di coronavirus, il grado di salute dell’economia italiana è ulteriormente peggiorato rispetto agli ultimi anni, entrando di fatto in una nuova spirale di decrescita che sembra non potersi arrestare ancora per molti mesi a venire. In parte a causa delle chiusure dovute alla necessità di limitare il numero dei contagi ed in parte a causa delle conseguenze della contrazione dei consumi, sempre più attività commerciali ed aziende stanno prendendo la strada del non ritorno. Esercizi che avrebbero pagato tasse essenziali per il settore pubblico che avrebbero dato lavoro ad un numero indescrivibile di famiglie e che, in ultima battuta, avrebbero restituito gli indebitamenti messi sul groppone negli anni per mandare avanti l’attività. Ma se per le prime due conseguenze la palla a questo punto passa allo Stato, la terza cade quasi interamente sulle spalle delle banche, già messe fortemente alla prova in questi difficili mesi segnati dalla pandemia.

Che cosa ne sarà dei prestiti?

Con l’aumento dei tassi di disoccupazione e con la diminuzione dei redditi familiari causati dalla cassa integrazione, nelle scorse settimane il settore bancario era già entrato in allarme rispetto alla possibilità che sempre più prestiti al consumo non venissero mai più restituiti. Con il nuovo giro di vite per il periodo natalizio, adesso, questa possibilità sembra diventare sempre più ingombrante, per non parlare dell’esposizione che le banche hanno nei confronti proprio di quelle attività che sono state maggiormente colpite dal blocco agli spostamenti ed al turismo.

In particolar modo – e con il venir meno della moratoria che sino a questo momento aveva “salvato” il settore bancario – l’aumento dei crediti in sofferenza è un grosso problema per gli istituti di credito nazionali. Le banche, infatti, diminuiscono in questo modo la propria capacità di manovra e vanno incontro a forti spese di recupero del denaro impegnato, che con i tassi ai minimi come in questo momento si traducono quasi sempre in un”operazione in perdita. E per limitare i danni, molto spesso le banche sono quindi obbligate a “liberarsi” anche molto rapidamente di quelle esposizioni a maggiore rischio, riversando di conseguenza il problema sui mercati che in questo modo si ritrovano “ingolfati” da una miriade di titoli tossici.

Il pericolo degli npl

L’aumento del numero dei crediti deteriorati (non-permorming loans, Npl) non ha dunque delle conseguenze soltanto sul mondo bancario. Sin tanto che essi non vengono dichiarati come inesigibili, infatti, possono essere di fatto cartolarizzati ed immessi sul mercato, molto spesso venendo collocati nelle pance dei grossi fondi d’investimento. Questo strumento, che ha reso negli scorsi anni famosa la tedesca Deutsche Bank, è però utilizzata da quasi tutti gli istituti di credito in quelle situazioni considerate a rischio atteso maggiore, con lo scopo di “liberarsi” dall’immobilizzazione e poter nuovamente operare grazie alla liquidità recuperata.

Tuttavia, come sottolineato da Businessinsider, tutto questo rischia di portare a gravi svalutazioni nei mercati nella misura in cui proprio questa possibilità renda necessario cambiare il grado di valutazione (rating) degli investimenti. E, in ultima battuta, ciò si ripercuoterebbe direttamente su tutti coloro che operano sui mercati, riportando quindi il problema direttamente sulle spalle delle persone e di tutti coloro che, spesso inconsapevolmente, hanno investito anche nel prodotto finanziario in questione.

La miopia del governo

Concludendo, dunque, il pericolo dei prossimi mesi riguardante la contrazione attesa del numero di prestiti regolarmente restituiti è molto elevato, creando così un problema circolare all’interno del mondo bancario e della sua clientela. Purtroppo, però, tutto ciò rischia di essere ancora peggiorato dalle ultime misure messe in campo dal governo italiano e che potrebbero riflettersi ancor più pesantemente soprattutto sul mondo dell’impresa e degli occupati dei settori maggiormente colpiti dalle chiusure prolungate anche per il periodo natalizio.

Tutte le problematiche già preventivate nella scorsa primavera per il settore bancario sembrerebbero dunque venir confermate, evidenziando ancora una volta la miopia sulle questioni di lungo periodo del governo italiano. In uno scenario che, purtroppo, può lasciare ben poco di cui sperare sia per la clientela dei grandi istituti di crediti sia per lo stesso comparto bancario, trovatosi in questa pandemia a dover fare i conti con un avversario tutt’altro che aspettato.

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