Gli annunci di Trump sull’Iran e i sospetti movimenti della finanza sul petrolio

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L’ombra della speculazione finanziaria appare dietro gli annunci con cui ieri Donald Trump ha parlato di una presunta “trattativa” con l’Iran per porre fine alla Terza guerra del Golfo. Negoziato o meno, c’è un timing sospetto che va evidenziato.

Il Financial Times ha ricostruito, infatti, che poco prima del post su Truth, il social network del presidente Usa, con cui The Donald annunciava un dialogo con gli Iraniani, che sarebbe stato condotto dagli inviati Jared Kushner e Steve Witkoff per Washington e dal presidente del Parlamento Mohammed Ghalibaf per Teheran, c’è stato un sommovimento insolito nel mercato finanziario dei futures di Wall Street riguardanti il petrolio. Per la precisione, tra le 6:49 e le 6:50 ora di New York, poco prima dunque delle 13 italiane, 6.200 contratti futures per un valore complessivo di 580 milioni di dollari riguardanti petrolio Brent e Wti.

Il prezzo di entrambi gli indici, facenti riferimento rispettivamente al petrolio estratto nel Mare del Nord e a quello trivellato in Texas, è fortemente oscillato nel giorno di ieri. Il Brent ha conosciuto una netta oscillazione da 113 dollari al barile a 97 per poi risalire in tripla cifra

Oscillazione simile, su valori più bassi al barile, per il Wti

Prezzo del Wti dalle 11 del 23 marzo alle 11 del 25 marzo (ora di Roma)

La volatilità del petrolio e le scommesse

Volatilità di prezzo superiori al 10% sono state incentivate dalle parole di Trump, che ha postato su Truth la notizia del negoziato con l’Iran e della sospensione per 5 giorni della decisione di colpire le centrali elettriche iraniane alle 7:04 ora di New York (le 13:04 ora italiana). Da lì, prima della risposta evasiva di Teheran, è partita un’euforia finanziaria notevole.

E questo fa leggere con sospetto quanto avvenuto nelle fasi immediatamente precedenti: un’accumulazione imprevedibile di operazioni di compravendita contratti future che lascia presagire la presenza di un’asimmetria informativa a favore di chi ha sottoscritto questi titoli. I future, lo ricordiamo, sono derivati standardizzati che impegnano il sottoscrittore a acquistare da una controparte a un pezzo prefissato una commodity a una data scadenza. Chiaramente, è plausibile pensare che prima dell’annuncio di Trump i future che prevedevano prezzi del petrolio più bassi rispetto ai valori pre-23 marzo fossero titoli estremamente deprezzati e convenienti. Chi ha shortato il prezzo del petrolio lo ha fatto, con ogni probabilità, avendo informazioni privilegiate a disposizione.

“L’ingente volume di scambi, pari a 580 milioni di dollari, in una finestra di mercato relativamente tranquilla, unitamente alla tempistica precisa con cui sono avvenuti poco prima di un annuncio importante, è altamente insolito, soprattutto in una giornata priva di dati economici programmati”, nota il portale finanziario Whalesbook. Per il Ft il fatto non è una novità: “Diversi hedge fund hanno osservato che questo era solo uno dei numerosi esempi, verificatisi negli ultimi mesi, di ingenti operazioni effettuate prima degli annunci ufficiali del governo statunitense”, nota il quotidiano della City di Londra. Il portale The Kobeissi Letter, su X, ha aggiunto che anche 1,5 miliardi di dollari di futures su S&P500 sono stati acquistati, segnalando che c’è chi ha provato a guadagnare sull’estrema volatilità del mercato.

Finanza e politica estera di pari passo nel Trump-bis

In tempi di fiammate borsistiche tanto critiche, le parole dei leader globali, come abbiamo anticipato, spostano gli indici e la volatilità più di intere analisi sui fondamentali e la solidità economica di vari settori. E Trump questa cosa la sa bene.

Lo stesso presidente, nell’agire, guarda molto alla reazione dei mercati. Spesso le indicazioni operative o le azioni di The Donald sembrano ben concordate con i tempi dell’economia e della finanza: operazioni compiute nel fine settimana (da Midnight Hammer il 22 giugno scorso contro i siti nucleari iraniani al boom bellico del 28 febbraio scorso in sinergia con Israele, passando per l’assalto al Venezuela del 3 gennaio), incentivazione della volatilità con operazioni sui mercati come dopo il Liberation Day di aprile, quando Trump si complimentò con diversi finanziatori e alleati per i profitti ottenuti in quella occasione, incentivo dell’azione “pubblica” del governo nell’economia come in occasione dell’ingresso del governo Usa nel capitale di Intel o del diktat alle industrie della Difesa contro la loro politica su distribuzione degli utili e stipendi dei manager.

Questo è l’atteggiamento di una politica economica assertiva che va di pari passo col protagonismo di Trump in campo estero. Nella pubblicistica, i sospetti che a ciò si accompagni l’insider trading ad opera di alcuni funzionari o di persone a conoscenza delle mosse dell’amministrazione sono stati numerosi dal 20 gennaio 2025 a oggi, e a incentivarli è emerso anche il fatto che su Polymarket, il noto sito di scommesse, in occasione di diversi importanti eventi geopolitici ci siano stati boom di puntate dubbiosamente azzeccate nella tempistica.

I dubbi sull’insider trading

Spesso Trump ha alimentato, con le sue uscite, il medesimo dubbio. “Questo è un ottimo momento per comprare!”, scrisse su Truth il 9 aprile scorso, dopo una settimana di tonfo delle borse in seguito all’annuncio dei dazi reciproci. Col senno di poi ha, fino al 28 febbraio, avuto ragione. Ma Paul Oudin della Oxford Business School si è chiesto se questo non sia stato l’accenno di una pratica eccessivamente disinvolta, potenzialmente lesiva di determinate pratiche.

Ad oggi la pistola fumante non c’è, né si può addebitare all’amministrazione in quanto tale un atteggiamento esplicitamente manipolatorio. Ma il fatto che, molto spesso, Trump abbia anche esplicitamente confuso politica personale, amministrazione e business e che le informazioni sembrano uscire con tempismo sospetto dalla Casa Bianca per arrivare ai mercati aggiunge confusione e invita quantomeno a una riflessione sulla capacità di The Donald di contenere il suo cerchio magico di governo di fronte al rischio caos.

In tempi confusi finanza e geopolitica si sommano e vanno di pari passo. Un’amministrazione deve essere come la proverbiale moglie di Cesare: al di sopra di ogni sospetto. E Trump dovrà evitare che casi del genere si ripetano mentre l’America si dibatte con le conseguenze delle sue politiche, rischiando in caso di trend consolidato di subirne le conseguenze in termini elettorali e di sfiducia verso un’amministrazione sempre più impopolare.


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