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Giù prestiti e fiducia delle imprese: i segnali da non sottovalutare

La Banca centrale europea ha da poco annunciato il rilancio del quantitative easing per agevolare una riduzione ulteriore dei tassi sul denaro circolante nell’Eurozona mentre  in Italia il livello dei crediti alle imprese scende ai minimi da anni. Il dato...
Caos nelle borse asiatiche (LaPresse)

La Banca centrale europea ha da poco annunciato il rilancio del quantitative easing per agevolare una riduzione ulteriore dei tassi sul denaro circolante nell’Eurozona mentre  in Italia il livello dei crediti alle imprese scende ai minimi da anni.

Il dato economico forse più importante su cui vale la pena catalizzare l’attenzione è proprio quello creditorio: come mai in una fase in cui il sistema bancario italiano si sta dimostrano abbastanza solido i finanziamenti alle imprese languono? Il report della Bce di fine settembre mostra i segni d’allarme. Mentre nel complesso l’Eurozona ha sperimentato ad agosto, su base annua, una robusta variazione positiva del 4,3% dei prestiti alle imprese, L’Italia mostra uno preoccupante -1,1%, che va addirittura a picco fino al -5,7% se si tiene anche conto delle sofferenze cancellate dai bilanci). Un calo di 15 miliardi, invece, quello fatto registrare nei prestiti tra maggio ed agosto.

Su questo risultato pesano numerosi fattori. Il primo è legato all’effetto spiazzamento dovuto al ribasso dei tassi: alle banche non conviene prestare di fronte a margini di guadagno risicati a fronte al rischio. “Lo spread tra tassi attivi sui prestiti e tassi passivi sulla raccolta è stabilmente poco al di sotto di 200 punti, in evidente calo dagli oltre 300 punti di prima della crisi finanziaria del 2009”, sottolinea StartMag. Al tempo stesso, l’indebolimento del tessuto di piccola e media impresa ha fatto flettere verso il basso la domanda di credito.

Sulla scia della crisi industriale tedesca, infatti, anche le imprese italiane si attendono un autunno e un inverno difficili. L’indice Pmi del settore manifatturiero italiano diffuso da Ihs Markit registra a settembre un punteggio 47,8, in discesa da 48,7 di agosto, segnando quindi il peggiore arretramento delle condizioni operative del semestre. Un punteggio inferiore a 50 segnala, per intenderci, che l’industria manifatturiera attende un periodo di recessione o un ciclo recessivo.

Ad aggiungere ulteriore problematicità al contesto è la localizzazione di una maggiore debolezza del mercato dei prestiti nelle aree travolte negli anni scorsi dalle gravi crisi sistemiche che nell’ultimo quadriennio hanno azzerato i piccoli istituti del centro Italia (Etruria, Marche, Ferrara e Chieti), portato a un passo dal crac l’abruzzese Tercas, travolto Monte dei Paschi di Siena Carige e cancellato un istituto storico come la popolare di Vicenza, lasciando come strascico scandali, esborsi eccessivi gonfiati dall’ottusa regolamentazione Ue e la destrutturazione di interi sistemi economici locali.

Le crisi bancarie hanno ridotto il ruolo di questi istituti come prestatori all’economia reale, la corsa a ridurre i crediti deteriorati ha generato una corsa alla vendita o alla cartolarizzazione che ha imposto sofferenze ai bilanci. Come risultato basti pensare a quanto accaduto nel territorio vicentino dove la locale banca è finita assorbita da Intesa San Paolo fa notare il Giornale di Vicenza: “In quattro anni dal 2014 al 2018 il calo dei finanziamenti alle aziende vicentine è stato del 17%” a fronte di un decremento nazionale del 10%elencando gli effetti a cascata del crac della Popolare su un territorio la cui economia si regge in larga misura sulle piccole e medie imprese. “Basti pensare che l’87% dei prestiti nel vicentino riguarda imprese con più di 20 addetti. In un territorio dove di fatto oltre il 90% delle imprese, quindi 70 mila unità produttive, sta sotto i 10 addetti” e in cui anche i depositi, orgoglio della solidità economica nazionale, sono in calo per la prima volta dal 2013 (-3,4%). Una metafora delle difficoltà italiane e di anni di gestioni scriteriate di crisi cruciali. Di cui sentiremo i postumi a lungo.





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