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Il governo del Giappone sta portando avanti, negli ultimi mesi, una politica attiva e dinamica finalizzata a rafforzare le prospettive di un’integrazione commerciale tra le due sponde del Pacifico dopo che, poco dopo l’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, gli Stati Uniti hanno di fatto affossato la Trans-Pacific Partnership a inizio 2017.

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L’obiettivo del governo di Tokyo consiste nel mantenimento della sovrastruttura del TPP e nell’accelerazione dell’integrazione tra i mercati degli 11 Paesi rimasti nella partnership dopo il ritiro di Washington.  Il nuovo accordo,  denominato Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership (CPTPP o TPP-11) sarà firmato a marzo dopo l’intesa raggiunta il 23 gennaio scorso tra i rappresentanti di Australia, Brunei, Canada, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Nuova Zelanda, Perù, Singapore e Vietnam.

Assieme all’Australia, è stato proprio il Giappone ad operare la più insistente campagna di pressione per la preservazione del TPP: per il Primo Ministro Shinzo Abe, dunque, la conclusione favorevole del processo segna un ulteriore successo della sua significativa esperienza di governo e, al tempo stesso, garantisce maggiore profondità alla sempre più attiva strategia economica, diplomatica e geopolitica nipponica.

Il Giappone economia centrale della nuova partnership

Come segnalato dal Guardian, il TPP-11 incentiverà la liberalizzazione commerciale in un’area caratterizzata da un PIL complessivo di 14 trilioni di dollari e vedrà ulteriormente espanse partnership bilaterali come quella tra Canada e Messico; Paul Karp ha scritto sul quotidiano britannico che nel negoziato per il nuovo accordo si è decisa la completa abolizione dei dazi commerciali per alcune categorie di prodotti (dal pesce al vino, dalla carne di pecora ai beni manufatti) e, sul lungo periodo, l’abbattimento del 98% delle barriere doganali.

Sarà proprio Tokyo a giocare la parte del leone nella nuova architettura commerciale designata dal TPP-11: rafforzato dalle riforme economiche di Abe e dotato di un sistema in espansione tornato nuovamente resiliente, il Giappone è di gran lunga il mercato più ampio e importante della nuova alleanza commerciale transpacifica.

Bisogna segnalare come il nuovo accordo risulti decisamente diverso sotto numerosi punti di vista rispetto al precedente TPP: come riporta lo Straits Times di Singapore, infatti, nell’accordo non rientrano 20 disposizioni volute originariamente dagli USA e concernenti gli interventi governativi nei mercati interni e i diritti di proprietà intellettuale: il TPP-11, che interesserà il 14% dell’economia mondiale, è più corrispondente ai desiderata del Giappone di quanto sia mai stato qualsiasi accordo siglato da Tokyo.

TPP-11 e RCEP: una convivenza possibile

La conclusione del TPP-11 apre la strada alla sua futura convivenza con la maxi-iniziativa di integrazione commerciale asiatica guidata dai Paesi ASEAN, la Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP), che punta ad armonizzare in un’unica, omogenea struttura gli accordi di libero scambio siglati dall’organizzazione con sei Paesi di primaria importanza per le economie della regione indo-pacifica (Australia, Cina, Giappone, Nuova Zelanda, Corea del Sud), coinvolgendo il 39% dell’economia mondiale e 3,4 miliardi di persone in quello che è destinato a essere il più grande accordo commerciale della storia.

La RCEP dovrebbe essere conclusa nel vertice ASEAN di novembre, a Singapore: come segnala Mie Oba su The Diplomat, la conclusione del TPP-11 ha portato l’ASEAN a spingere sull’acceleratore per l’elaborazione finale della RCEP, in modo tale da poter costruire un sistema economico resiliente e integrato che sommi le potenzialità della regione dell’Asia-Pacifico all’importanza delle rotte commerciali che solcano l’Oceano più grande del pianeta.

La RCEP includerebbe anche Cina e India, consentendo di armonizzare in un contesto di regole condivise il commercio transcontinentale: giocando da attore centrale sia nell’elaborazione della RCEP che nella conclusione del TPP-11, il Giappone di Abe rilancia, una volta di più, la sua strategia globale, candidandosi a diventare il protagonista di una nuova stagione per l’Asia, sempre più cuore della geopolitica planetaria.

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