diventa reporter con NOI ENTRA NELL'ACADEMY

La Germania di Angela Merkel va a picco? No, ma di certo le cose non vanno benissimo per l’economia tedesca. E questo è un problema di non poco conto per uno Stato che ha fatto del potere industriale e finanziario la propria arma più forte. I dati della produzione industriale di aprile sono a dir poco sconfortanti per il governo di Frau Merkel. Gli analisti pensavano a un calo di mezzo punto percentuale, ma quello che si è aperto davanti agli occhi di Berlino è qualcosa di molto più grave. Come scrive Il Fatto Quotidiano, il ribasso è dell’1,9% rispetto a marzo e dell’1,8% rispetto all’anno precedente. E se a questo si aggiunge che il Pil cresce meno rispetto a quanto previsto dalle stime della Bundesbank: le stime di crescita sono infatti state tagliate dello 0,6% nel 2019 quando si prevedeva una crescita dell’1,6. Un taglio previsto anche in parte dal governo tedesco ma che dimostra come a Berlino i campanelli d’allarme siano più di uno: la locomotiva sta rallentando. E lo fa anche dal punto di vista commerciale, con le esportazioni scese del 3,7% e le importazioni dell’13%.

La questione della Germania sempre più lenta agita Berlino da qualche mese. Nel 2018, i dati economici hanno mostrato che il Paese teutonico ha rischiato la recessione con un Pil cresciuto ma con un sensibile rallentamento rispetto all’anno precedente, passando dal 2,2% all’1,5%. Anche in questo caso, gli analisti pensavano a una crescita del prodotti interno lordo che avrebbe raggiunto comunque la quota del 2%. E invece, i dati hanno smentito le stime.

Per Angela Merkel si tratta di dati da non prendere troppo alla leggera. E in realtà questo vale per tutta l’Unione europea dal momento che è inutile negare che Berlino rappresenti la forza trainante dell’economia dell’Eurozona. Se si ferma la Germania, sicuramente ci sono ripercussioni su tutti i sistemi industriali legati a quello tedesco. E questo significa che l’effetto domino potrebbe coinvolgere tutta l’Europa. Proprio per questo motivo, da qualche tempo all’interno dell’Unione europea sono in molti a temere la frenata dell’economia più forte dell’Eurozona. E lo stesso Mario Draghi, che tra un po’ finirà il suo mandato alla guida della Banca centrale europea, è stato costretto a spostare in avanti, per ulteriori sei mesi, il possibile rialzo dei tassi. Uno scivolamento che è figlio del forte senso di incertezza che caratterizza tutta l’economia europea, che non solo arranca, ma che sembra banche essere vittima delle tensioni internazionali che da tempo agitano il commercio, l’industria e in generale la finanza mondiale. E la Germania, che basa la sua economia sulla produzione industriale e sulle esportazioni, è chiaro che subisca pesanti ripercussioni dal clima internazionale. La Brexit può pesare come un macigno sul settore dell’automobile, punta di diamante dell’industria germanica. E i dazi di Donald Trump con le tensioni fra Cina e Stati Uniti hanno inevitabilmente un impatto su Berlino al pari della politica americana per l’Europa che sembra decisamente orientata verso un assedio al potere economico e politico della Germania sul Vecchio continente.