Da ormai qualche mese i rapporti tra Unione europea e Cina sono tesissimi. Colpa dell’economia, o meglio, di uno squilibrio commerciale in favore di Pechino che aumenta di 1 miliardo di dollari al giorno. Nei primi mesi del 2026 la situazione è ulteriormente peggiorata. Il gigante asiatico ha infatti accumulato un attivo di 113 miliardi nei confronti dei 27 membri dell’Ue, un incremento di ben 22 miliardi su base annua.
È per questa ragione che Francia e Germania, i Paesi più agguerriti del Vecchio Continente, hanno deciso di elaborare una road map comune per proteggere l’industria europea dalla crescente ondata di prodotti low cost Made in China. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, alle prese con una grave crisi economica interna, ha in particolare messo nel mirino la politica industriale cinese, accusando sempre più spesso Xi Jinping di svalutare lo yuan e di consentire alle sue aziende di effettuare pratiche commerciali sleali attraverso sussidi statali.
Berlino ha definito un pacchetto di 34 punti per rilanciare l’economia nazionale, tra una solida protezione contro la concorrenza sleale, provvedimenti antidumping e misure antisovvenzioni a livello europeo. La Cina è ovviamente il bersaglio diretto non esplicitato da Merz.
La Cina nel mirino di Merz
A quanto pare i funzionari tedeschi starebbero lavorando dietro le quinte per individuare le vulnerabilità economiche cinesi che potrebbero essere sfruttate nel caso in cui l’Unione Europea si ritrovasse coinvolta in una guerra commerciale contro Pechino. L’indiscrezione è stata lanciata da Bloomberg, secondo il quale il governo Merz starebbe informalmente mappando i punti deboli del Dragone, analizzando i flussi commerciali, le catene di approvvigionamento e i dati a livello aziendale.
L’obiettivo di Berlino è chiaro: individuare i settori in cui la Cina continua a dipendere dalla tecnologia, dai componenti specializzati e dal know-how industriale tedeschi – e, più in generale, europei – nonché quelli in cui Pechino potrebbe risultare vulnerabile a pressioni in un eventuale confronto economico.
In base alle conclusioni preliminari della ricerca, tra le aziende tedesche considerate possibili punti vulnerabili della catena di approvvigionamento cinese figurerebbero Trumpf SE e Carl Zeiss AG, fornitori chiave delle tecnologie impiegate da Asml Holding NV nella produzione di macchinari per semiconduttori avanzati. Nella lista potrebbero rientrare anche società del settore dei semiconduttori come Siltronic AG, Aixtron SE e Suss MicroTec SE, le cui tecnologie altamente specializzate occupano posizioni critiche lungo l’intera filiera.
Questa è dunque la linea dura di Merz. Il cancelliere tedesco ha recentemente irrigidito la propria posizione nei confronti di Pechino giungendo a una conclusione netta: la Germania rischia di trovarsi schiacciata dalla rivalità strategica tra Stati Uniti e Cina se non saprà rafforzare la propria resilienza e la propria capacità di influenza.
La strategia della Germania
Le vulnerabilità cinesi individuate da Berlino si concentrano soprattutto su prodotti altamente specializzati, beni intermedi e servizi che le aziende del Dragone non sono ancora in grado di replicare. Uno dei comparti centrali dell’analisi governativa tedesca è quello dei semiconduttori. Troviamo poi quello dei dispositivi medici avanzati coperti da brevetto, ambito nel quale la Cina mantiene una forte dipendenza.
Al di fuori dell’hi-tech spiccano altri settori considerati significativi – perché impiegano milioni di lavoratori cinesi – che includono l’acciaio, la chimica, la plastica, il tessile, i giocattoli e gli elettrodomestici. Un’interruzione in questi comparti potrebbe diventare rapidamente un problema politico per Pechino con effetti sull’occupazione, sulle economie locali e sulla stabilità sociale.
In ogni caso, una delle leve più efficaci a disposizione della Germania non riguarderebbe tanto (o solo) il blocco delle esportazioni di macchinari e componenti di nicchie ad alta tecnologia, ma anche la sospensione della manutenzione e dell’assistenza tecnica delle apparecchiature già operative oltre la Muraglia.
I soliti funzionari tedeschi, nascondendosi dietro l’anonimato, continuano intanto a ripetere ai media che questo studio approfondito sui punti deboli cinesi non dovrebbe essere interpretato come l’elaborazione di una politica ostile nei confronti di Pechino. Al contrario, l’ex locomotiva d’Europa si starebbe semplicemente preparando a eventuali scenari di crisi.