La Germania scampa – per un pelo – alla recessione. La crescita è di appena lo 0,1% nel terzo trimestre rispetto ai tre mesi precedenti, nonostante le stime degli analisti che prevedevano una flessione del Pil. Due trimestri consecutivi di flessione, infatti, avrebbero sancito l’entrata ufficiale nella cosiddetta “recessione tecnica”. Come riporta l’agenzia stampa LaPresse, Peter Altmaier, ministro dell’economia tedesco, ha osservato che “non possiamo parlare di un cambiamento fondamentale nell’economia, ma questi indicatori portano un leggero barlume di speranza”. In realtà c’è ben poco da festeggiare. Recessione o no, ha spiegato l’economista di Ing Bank Carsten Brzeski, “l’economia tedesca è caduta di fatto in una stagnazione, con una crescita media trimestrale dello 0,1% dal terzo trimestre del 2018”.

Gli esperti: “Non bisogna temere una recessione profonda”

C’è anche chi vede il bicchiere mezzo pieno. Secondo Tim Wollmerhayser, dell’istituto economico Ifo, tuttavia, “non bisogna temere una recessione profonda nei prossimi mesi”, perché i “rischi di una ‘hard Brexit’ o di una nuova escalation della guerra commerciale voluta dagli Stati Uniti sono diminuiti. Secondo l’analista, “si è rallentato in il ritmo del calo della produzione. In particolare, sono tornate a crescere le esportazioni di beni, che erano invece cadute drasticamente nel trimestre precedente”. A detta dell’Ifo, una delle ragioni di questo fenomeno dovrebbe essere “che il clima del settore manifatturiero nei Paesi importatori è di nuovo migliorato a cominciare da metà 2019, soprattutto nelle economie emergenti”.

L’andamento dell’economia tedesca riflette quelo dell’euro. In generale, nell’area euro, nel terzo trimestre del 2019, il Pil destagionalizzato è aumentato dello 0,2% e dello 0,3% nell’Ue a 28 rispetto al trimestre precedente, secondo quanto emerso nei giorni scorsi dalla stima preliminare pubblicata da Eurostat. Nel secondo trimestre del 2019, il Pil era cresciuto dello 0,2% sia nell’area dell’euro e nell’UE a 28. Rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente, il Pil destagionalizzato è aumentato dell’1,1% nell’area dell’euro e dell’1,4% nell’Ue a 28 Stati.

Niente tassa sulla riunificazione

A trent’anni dalla Caduta del Muro di Berlino, il parlamento tedesco, come riferisce l’agenzia stampa Adnkronos, ha deciso che a partire dal 2021 la maggioranza dei contribuenti cesserà di pagare la tassa di solidarietà, quell’imposta creata per finanziare la riunificazione, in vigore nella forma attuale dal 1995 e introdotta, la prima volta 1991, poco dopo la riunificazione del 3 ottobre 1990. Un 6,5% dei contribuenti, riporta l’agenzia, “continuerà a pagare in parte questa tassa. Solo il 3,5% di coloro che percepiscono i redditi più alti dovranno continuare a pagarla come fanno attualmente, per intero. Secondo quanto riferito dal ministro delle Finanze tedesco, Olaf Scholz, la soppressione dell’imposta è possibile grazie ai grandi passi compiuti dalla riunificazione tedesca ed è un segnale “del successo della crescita in Germania”. Lo scorso anno, la tassa di solidarietà ha portato 18,9 miliardi di Euro al fisco tedesco. La riduzione parziale dell’imposta porterà gli introiti a 10,9 miliardi.