È arrivata una mezza ammissione tedesca sul meccanismo che regolerà il famigerato Recovery Fund, il piano economico messo sul tavolo dall’Europa per puntellare le disastrate economie dei Paesi membri dell’Ue, travolti dalla pandemia di Covid-19. I debiti che la Commissione europea contrarrà per finanziare il progetto dovranno in qualche modo essere ripagati e, per questa ragione, saranno necessarie nuove risorse proprie, così da finanziare il bilancio dell’Unione europea.
A parlare non è un funzionario anonimo intercettato nei corridoi di Bruxelles ma Olaf Scholz, il ministro delle Finanze della Germania. Durante una conferenza stampa a Berlino, al termine dell’Ecofin informale, il signor Scholz ha rilasciato alcune dichiarazioni che anticipano presagi minacciosi.
“Dobbiamo mettere in atto le decisioni prese dal Consiglio Europeo in luglio” , ha spiegato il ministro, che ha poi sottolineato come i nuovi debiti contratti dalla stessa Commisione dovranno essere ripagati con “maggiori risorse proprie“. A prima vista le parole di Scholz possono sembrare le classiche frasi di circostanza, intrise di tecnicismi. Ma, a ben vedere, queste frasi descrivono il perverso meccanismo collegato al Recovery Fund che potrebbe presto vessare i popoli europei.
Risorse e prestiti
Partiamo dal Recovery Fund. Al termine di settimane di trattative, in piena estate, la Commissione europea ha deciso di proporre un piano di aiuti economici piuttosto ingente, soprattutto se raffrontato alle controproposte dei Paesi frugali: 500 miliardi di euro di trasferimenti a fondo perduto e altri 250 miliardi di prestiti a condizioni agevolate.
Scholz ha tuttavia spiegato come farà l’Unione europea a prelevare questi denari. Semplice: dalle “risorse proprie”, sottinteso, della medesima Ue. Ma da dove vengono tali risorse? Qui è necessario fare un breve approfondimento. Le risorse proprie dell’Unione europea non sono altro che le principali fonti di entrate per il bilancio dell’Ue. Sono suddivise in tre differenti tipologie: tradizionali, che comprendono i dazi doganali sulle importazioni verso l’Ue e le quote sullo zucchero, quelle basate sull’imposta sul valore aggiunto, con lo 0,3% della base imponibile Iva di ciascun Paese membro trasferita alla stessa Ue, e quelle basate sul reddito nazionale lordo.
Queste ultime sono la principale fonte di entrate dell’Ue, e si riferiscono al trasferimento all’Ue di un tasso percentuale uniforme al reddito nazionale lordo di ciascun Paese membro, con la percentuale regolata in modo tale che le entrate complessive corrispondano al livello concordato dei pagamenti.
L’ammissione tedesca
Il ministro Scholz ha esplicitamente affermato che, per concedere i fondi europei, l’Europa dovrà attingere alle proprie risorse. Così facendo Bruxelles creerà un debito che cercherà di estinguere al più presto. In che modo? È tutto da vedere. Certo è che se serviranno “nuove risorse proprie”, e se tali risorse, come abbiamo visto, provengono dai cittadini, la sensazione è che a pagare saranno, ancora una volta, gli stessi cittadini.
Alla fine di tutto, è vero, l’Europa verserà dei soldi per aiutare le economie dei Paesi membri. Ma è altrettanto vero che questi soldi dovranno in qualche modo essere restituiti, anche in forma maggiore dell’offerta. Scholz ha quindi proseguito la conferenza soffermandosi sul piano di rilancio economico dell’Unione europea – che deve essere il fondamento “per un’Unione migliore e più efficiente” – e ribadendo come sia fondamentale “avere un’idea chiara di come ripagare i prestiti”.
“Se necessario potremmo anche arrivare a vietare le criptovalute (utilizzate dai privati)”, ha affermato il ministro, in riferimento ad un altro dei temi centrali dell’Eurogruppo di questi giorni. Insomma, tra l’Olanda di Mark Rutte che sta cercando in tutti i modi di far saltare il Recovery Fund e la rivelazione tedesca, la sensazione è che il futuro possa riservare sorprese amare.
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