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L’impatto di Friedrich Merz e del suo governo sulla politica tedesca, soprattutto sul versante economico-industriale, non sembra farsi sentire a sei mesi dall’ingresso del leader dell’Unione Cristiano-Democratica (Cdu) alla Cancelleria Federale di Berlino. Merz ha ereditato da Olaf Scholz un Paese in travaglio in cerca di un nuovo modello di sviluppo economico dopo la fine del rapporto stretto con la Russia sul gas, l’ascesa di una viscosa concorrenza cinese e i dubbi sulla difesa americana. E per ora non sembra essere riuscito a strutturarlo. Anche perché le condizioni di partenza erano oggettivamente problematiche.

I numeri della crisi industriale tedesca

La Germania veleggia in acque agitate e sempre a rischio di tempesta, e i dati sull’industria storico traino della prosperità tedesca parlano chiaro. Elenchiamo di seguito alcuni trend ormai consolidati nell’era Merz:

  • Non si arresta il calo dell’industria. Ad agosto, nota il Berliner Zeitung, la produzione industriale “è crollata significativamente. Secondo l’ Ufficio federale di statistica, industria, edilizia e fornitori di energia hanno prodotto complessivamente il 4,3% in meno rispetto al mese precedente . Si tratta del calo più significativo dall’inizio della guerra in Ucraina”. Berlino ha visto la produzione industriale in rosso per otto degli ultimi dodici mesi.
  • Il calo è concentrato nei settori che messi assieme costituiscono il cuore dell’industria esportatrice. Trading Economics ricorda che il crollo ad agosto si è avuto in campi in tal senso strategici: “Nell’industria automobilistica (-18,5%), nella produzione di macchinari e attrezzature (-6,2%), nei prodotti farmaceutici (-10,3%) e nei prodotti informatici, elettronici e ottici (-6,1%)”. Tali settori pesano rispettivamente per il 17%, il 14%, il 9% e l’8% delle esportazioni tedesche, per un totale del 48% secondo i dati di Destatis. Una testimonianza della possibilità che a entrare in recessione sia l’intero sistema-Germania.
  • L’export è in un trend di declino strutturale. Da agosto 2022 a agosto 2025 il dato mensile è calato da 136 a 129,7 miliardi di euro, segno che strutturalmente Berlino ha perso il 5% del suo potenziale esportatore.
  • Tra crisi industriali, cambiamenti demografici e carenza di personale qualificato l’Istituto Economico Tedesco ha stimato che la Germania abbia un deficit di 400mila lavoratori. Il Frankfurter Rundschau ricorda che mediamente nel 2025 la Germania sta perdendo 10mila posti di lavoro ogni mese. L’economista Enzo Weber ha ricordato a Die Welt che gli annunci di nuove offerte di lavoro sono ai minimi dall’epoca dell’arrivo del coronavirus nel 2020.

Le sfide strutturali della Germania

Tutti questi dati sono sintomo di problematiche strutturali che superano l’orizzonte dei singoli governi e mostrano quanto improba fosse l’operazione per Merz. Desideroso di varare un vero e proprio  “autunno delle riforme”, il cancelliere rischia però di ritrovarsi impantanato.

Non sta ancora pienamente prendendo piede il progetto di riconversione industriale per il riarmo, che se può supplire una parte della domanda mancante dall’automotive certamente non può fare molto per gli altri settori in crisi. C’è la spada di Damocle del settore siderurgico, che dovrebbe alimentare tutti i piani del maxiprogetto da 500 miliardi di euro di investimento in infrastrutture concordato da Merz con gli alleati socialdemocratici (Spd).

Tensioni economiche e politiche

“La produzione di acciaio tedesca è diminuita del 12% nella prima metà di quest’anno”, spiega il Financial Times, aggiungendo che Merz ” ha annunciato agevolazioni fiscali per le imprese per l’acquisto di attrezzature e delineato sussidi al prezzo dell’elettricità per le industrie ad alta intensità energetica come quella chimica” e “ha nominato un responsabile degli investimenti, l’ex presidente della Commerzbank Martin Blessing, per promuovere la Germania come destinazione attraente per i capitli stranieri” ma ad oggi Berlino appare destinata a un altro anno di incertezze.

Nel frattempo, sono arrivati i dazi Usa e con la Cina è nata una sfida di dissapori e tensioni, come ha ben ricordato Roberto Vivaldelli. E la Germania, dopo aver fatto la faccia feroce verso la Russia, ha chiesto agli Usa di esentare dalle sanzioni sul petrolio di Mosca la filiale tedesca di Rosneft mentre i costi energetici rimangono un fattore di criticità. Non sarà facile invertire la china per Merz, la cui luna di miele col Paese è già finita. E alle cui spalle incombe l’ombra di Alternative fur Deutschland, attenta e pronta a sfruttare ogni segnale di malcontento del Paese verso l’attuale esecutivo che si trova in un contesto di stagnazione come tutta la Germania.

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