24 aprile 2025: una data da segnare con il bollino rosso e, non enfaticamente, una delle giornate più cruciali della storia recente del sistema finanziario italiano. Quel giorno andrà in scena l’assemblea dei soci per il rinnovo del Consiglio di amministrazione di Assicurazioni Generali, che vedrà in campo il gotha del sistema-Italia e disegnerà le linee di tendenza per tutte le partite più strategiche.
Ogni mossa fatta finora sembrerà pretattica: dal voto per il rinnovo del consiglio di amministrazione del Leone di Trieste, guidato dal Ceo Philippe Donnet e dal presidente Andrea Sironi, tutti gli istituti coinvolti nelle partite incrociate che dominano la finanza e il mondo assicurativo italiani dovranno scoprire le carte. E tutto ruoterà attorno alle mosse di un gruppo, Unicredit, e delle sue strategie.
Le mosse di Unicredit in Generali
Piazza Gae Aulenti e il Ceo Andrea Orcel hanno scelto di compiere una mossa del cavallo dopo che il duo formato da Delfin, il fondo della famiglia Del Vecchio, e Francesco Gaetano Caltagirone ha sostenuto l’operazione di Monte dei Paschi di Siena, di cui sono azionisti, per la scalata a Mediobanca, prima azionista di Generali. A febbraio Unicredit ha comprato il 4% di Generali e fino a marzo si è mossa per prenotare, tramite opzioni e derivati, fino al 10% delle azioni.
Ora il suo voto risulterà decisiva nella lotta concorrente tra la lista del duo Delfin-Caltagirone, secondi e terzi azionisti di Generali (9,93% e 6,92%) contro quella del cda uscente, guidata da Mediobanca (13,10%), gruppo in cui a loro volta il costruttore romano e gli eredi del fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio sono primi azionisti senza poteri manageriali, sconfitti nelle battaglie per Piazzetta Cuccia dal Ceo Alberto Nagel.
Se Unicredit approverà la riconferma del duo Sironi-Donnet, sostenuti da Mediobanca, significherà che avrà scelto la strada del consolidamento di una finanza di sistema, aperta al mercato e alle operazioni internazionali. Anche la rivale Intesa San Paolo, del resto, ha bocciato l’operazione di Mps sponsorizzata da Caltagirone e Delfin su Mediobanca, in nome dell’equità di un mercato aperto a catene del valore internazionali e investimenti strategici di lungo periodo.
A spingere per la conquista di Mediobanca da parte di Mps è il Governo Meloni, che vuole espugnare le roccaforti finanziarie spesso interdette alla destra di governo. Portare Mps a controllare Mediobanca tramite offerta pubblica di scambio significherebbe giocare un ruolo decisivo in Generali, e oggi quest’ultima è il pezzo pregiato della scacchiera in cui, peraltro, il duo Caltagirone-Delfin intende giocare la sua partita.
La sfida “romana” a Mediobanca in Generali
Non a caso i candidati scelti dalla lista che Caltagirone ha presentato per il Cda contengono importanti figure del management delle partecipate di impronta romanocentrica, tra cui Flavio Cattaneo, già membro uscente del Cda del Leone e piazzato da Giorgia Meloni alla guida di Enel, e Fabrizio Palermo, dal 2018 al 2021 ad di Cassa Depositi e Prestiti e dal 2022 amministratore delegato di Acea, la multiutility capitolina in cui Caltagirone è azionista assieme al comune di Roma e alla multinazionale francese Suez. Manager di successo la cui scelta mostra la natura capitolina dell’operazione anti-Mediobanca.
Unicredit, valutando l’appoggio a questo gruppo concorrente, contribuirebbe ad accelerare la svolta nel sistema finanziario italiano a favore delle nuove cordate che si vanno formando, spingendo potenzialmente altri attori a sostenere in assemblea l’Ops di Delfin e Caltagirone su Mediobanca. Un rischio che non è detto Orcel sia disposto a correre, visto che da Commerzbank a Bpm sono molti i fronti aperti da Piazza Gae Aulenti. Ma ora più che mai è il banchiere romano ad aver il pallino del gioco del sistema finanziario nazionale. Stabilità o svolta? Il futuro del gruppo da 82 miliardi di euro di fatturato, prima impresa italiana pienamente privata per ricavi, plasmerà anche quello del risiko bancario. Sono da attendersi scintille.

