Nella scacchiera della partita finanziaria italiana l’ultimo grande sommovimento è l’ingresso di Unicredit col 4,1% del capitale in Generali, a pochi mesi di distanza dal rinnovo del consiglio di amministrazione del Leone di Trieste e poco dopo l’annuncio da parte del Ceo Philippe Donnet di un maxi-dividendo da 7 miliardi di euro per l’anno in corso. Una vera e propria “mossa del cavallo“, quella del Ceo di Unicredit Andrea Orcel, che infittisce ulteriormente la partita finanziaria nazionale.
La mossa del cavallo di Unciredit e Orcel
La metafora scacchistica appare la più coerente per descrivere quanto succede nella finanza italiana. Il cavallo, negli scacchi, si muove in maniera non lineare ed è strategico per occupare e presidiare ampi spazi del campo di gioco. Così sta facendo l’Unicredit di Orcel dall’ascesa del banchiere romano alla guida di Piazza Gae Aulenti. Se la regina del sistema italiano, Intesa San Paolo, può muoversi in ogni direzione ma sempre linearmente, Unicredit ha abituato a mosse a sorpresa volte a creare equilibri di mercato e di sistema.
Rientrano in questo filone l’ambiziosa scalata alla tedesca Commerzbank, la volontà di proporre l’offerta pubblica di scambio per Banco Bpm e ora l’importante ingresso nel capitale di Generali. Un messaggio di sistema che parla, soprattutto, agli attori attivi nel deal con cui Monte dei Paschi di Siena intende scalare Mediobanca, prima tra gli azionisti del Leone. Nella partita di Mediobanca, spingono soprattutto la finanziaria del costruttore Francesco Gaetano Caltagirone e Delfin della famiglia Del Vecchio, primi azionisti a Piazzetta Cuccia, che però non controllano, e assieme a Mediobanca a loro volta presenti nel capitale di Generali sul podio dei primi detentori di capitale.
Col 4,1% di Generali Unicredit ha in mano una fiche negoziale non secondaria in vista del rinnovo del Cda e della corsa al quarto mandato di Donnet, che spera nell’alleanza tra Mediobanca e la grande finanza internazionale detentrice di capitali e interessi per rafforzare la sua presa sul gruppo, fondamentale nel settore assicurativo e come detentrice di quote di debito pubblico italiano. Il messaggio è per tutti, anche per il governo italiano che da azionista di Mps ha avallato l’operazione del Ceo Luigi Lovaglio su Mediobanca e a cui Orcel manda un messaggio: avallare la scalata salottiera del duo Caltagirone-Delfin su Mediobanca avrà un costo.
A dicembre il Financial Times, del resto, ha pubblicato un importante retroscena sui rapporti tesi tra Orcel e Caltagirone, legando la situazione attuale al collocamento più recente di capitale di Mps da parte del Tesoro, in cui sono entrati i due dioscuri dell’assalto a Mediobanca, azionisti anche a Piazzetta Cuccia e nel Leone di Trieste, oltre a Banco Bpm, istituto che Caltagirone partecipa con oltre l’1% delle quote.
Il grande gioco di Orcel e Unicredit
Unciredit, ricorda il Ft, sarebbe stata snobbata in un collocamento di azioni Mps del Tesoro a favore della finanza salottiera alleata dell’esecutivo nel progetto che dal Monte porta a Mediobanca e a Generali. Giustificato, secondo Giorgia Meloni, dalla volontà di preservare una generalizzata “italianità” di gruppi la cui espansione di mercato rischierebbe di produrre l’annacquamento.
In nome dei meccanismi di mercato dunque Unicredit, messa all’angolo su Mps, ha rilanciato prima su Bpm (azionista del Monte, partecipata da Caltagirone) e poi su Generali (a sua volta partecipata da Caltagirone e Delfin, loro obiettivo assieme al Tesoro via Mediobanca), ampliando inoltre la sua quota in Commerzbank.
La mossa del cavallo è ora chiara in tutte le sue ramificazioni: se il gioco reggerà, Unicredit potrà scegliere tra conseguire obiettivi strategici e ottenere profitti finanziari. Difficilmente con la scalata a Commerzbank gli attacchi arrivanti dal Governo di “scarsa italianità” (soprattutto dal vicepremier Matteo Salvini) potranno aver seguito, il 4,1% in Generali dà voce in capitolo nella scelta del management del Leone e dunque può consolidare la lista che il Ceo Donnet preparerà per avere un nuovo mandato col sostegno di Mediobanca, mentre nel frattempo l’operazione su Bpm può portare Piazza Gae Aulenti al fianco dei suoi rivali e del Tesoro nella banca senese. Non c’è finanza italiana senza Unicredit, che si muove, come la rivale Intesa, con l’obiettivo chiaro di mettere il mercato davanti al salotto. E questo tutti gli attori coinvolti nella partita incrociata lo devono tenere a mente.

