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Gelata estiva per la produzione industriale tedesca, una nuova grana per Merz

Gelata estiva per la produzione industriale tedesca, una nuova grana per Merz tra dazi e incertezza crescente.

La Germania di Friedrich Merz eredita tutti i problemi che hanno acciaccato quella di Olaf Scholz: a giugno, i dati sulla produzione industriale tedesca hanno segnato un tonfo su base mensile dell’1,9%, portando l’output al valore minimo in 5 anni, da quel giugno 2020 in cui Berlino si trovava ad affrontare le conseguenze della pandemia di Covid-19. Su base annua la caduta è del 3,6%.

L’aggiunta della sfida dei dazi americani alla crisi dei rapporti commerciali con la Cina e al mutamento del paradigma energetico legato alla fine della dipendenza dal gas russo, ha creato un problema congiunturale ulteriore in una situazione di crisi strutturale.

La crisi dell’industria tedesca

L’ufficio tedesco di statistica, Destatis, ha comunicato che a essere colpita è stata la componente critica dell’industria esportatrice, dato che al netto di due settori legati a dinamiche prettamente interne, quello delle costruzioni e il comparto energetico, il calo su base mensile si espande fino al 2,8%.

“L’andamento negativo della produzione a giugno 2025 è stato principalmente attribuibile alla flessione registrata nella fabbricazione di macchinari e attrezzature (-5,3% rispetto al mese precedente, al netto degli effetti di calendario e della stagionalità), nell’industria farmaceutica (-11,0%) e nell’industria alimentare (-6,3%)”, nota Destatis, segnalando che di fatto sono stati colpiti quei settori che hanno tenuto a galla la produzione e hanno sostenuto l’export dopo la crisi del comparto automobilistico.

L’imposizione di dazi al 15% accettati dall’Unione Europea nei rapporti con gli Usa e l’esito tutt’altro che confortevole del vertice Ue-Cina di fine luglio lasciano pensare che per la politica commerciale tedesca altri mesi duri siano in arrivo e che, dopo aver vissuto anni di stagnazione e recessione, l’economia di Berlino non sia pronta ancora a ripartire con slancio. Una grana non secondaria, questa, per il cancelliere Merz, mentre dagli Usa arrivano notizie problematiche come l’annuncio della cancellazione definitiva degli investimenti industriali di Intel in Germania e la prospettiva di una nuova campagna tariffaria contro i prodotti farmaceutici importati che potrebbe partire dopo l’estate.

Il riarmo non basta a invertire la rotta

In quest’ottica, il piano di immettere nell’economia fino a 500 miliardi di euro nel prossimo decennio per infrastrutture, transizione energetica e riarmo è pensato proprio per dare un boost a un’industria rimasta anemica nell’ultimo quinquennio.

Aziende come Rheinmetall prevedono di riconvertire alla produzione militare vecchi stabilimenti Volkswagen e il governo ha grandi ambizioni a riguardo, ma se l’ampliamento della stagnazione produttiva dovesse proseguire difficilmente da solo questo progetto di ingegneria industriale riuscirà a invertire i trend strutturali che parlano di una Germania in crisi d’identità economica. I dati di giugno sono talmente negativi che anche pensare a un rimbalzo nel terzo trimestre è oggi più remoto visto il combinato disposto dell’effetto dei nuovi dazi e del problema energetico e dei costi per l’approvvigionamento che gli operatori sostengono in vista dell’autunno. La “locomotiva d’Europa” viaggia a scartamento ridotto. E non è detto riprenda presto slancio.

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