Gautam Adani, ascesa e declino dell’ex uomo più ricco dell’Asia

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Questa proprio non ci voleva per l’ormai ex uomo più ricco dell’Asia, il tycoon indiano Gautam Adani, finito nella lista nera degli Stati Uniti con la pesantissima accusa di corruzione. Il Dipartimento di Giustizia Usa sostiene che il magnate (patrimonio stimato prima della debacle: 85 miliardi di dollari) e sette dei suoi collaboratori, compreso il nipote Sagar Adani, avrebbero promesso ad alcuni connazionali, funzionari di alto livello, più di 250 milioni di dollari in tangenti per assicurarsi contratti energetici in patria finanziati da investitori stranieri, tra cui alcuni statunitensi. Anche la Securities and Exchange Commission si è accodata, sostenendo che Adani e i suoi dirigenti abbiano raccolto 175 milioni di dollari da investitori statunitensi attraverso dichiarazioni false e ingannevoli.

È così che Adani, stretto alleato del primo ministro indiano Narendra Modi, e il suo enorme conglomerato, Adani Group (valore: 170 miliardi di dollari prima dello scandalo), sono stati travolti da una tempesta perfetta. Il tutto a meno di due anni di distanza dalle accuse di manipolazione azionaria e frodi contabili durate decenni sollevate dalla società di investimenti statunitense Hindenburg Research.

L’Adani Group ha negato le accuse affermando di aver “mantenuto costantemente i più alti standard possibili di governance e trasparenza”, ma la valanga sembrerebbe ormai essere partita.

Acesa e (probabile) declino di un tycoon indiano

Adani è il fondatore e presidente dell’Adani Group, un colosso che ha attività che spaziano dall’energia rinnovabile ai porti marittimi, dagli aeroporti ai materiali da costruzione, dai prodotti alimentari ai media. È stato a lungo il più ricco dell’Asia: utilizziamo il passato, perché dopo questo scandalo il suo patrimonio è crollato di oltre 12 miliardi di dollari, attestandosi intorno ai 57,5 miliardi. Anche le azioni delle società del gruppo sono crollate una dietro l’altra: Adani Enterprises ha perso il 21,55%, Adani Green Energy e Adani Ports il 17,57%, Adani Power l’11,5%), Adani Energy Solutions il 19% e Adani Total Gas il 13%. Non poteva esserci supplizio peggiore per chi viene chiamato dai suoi collaboratori più stretti Number One e The Big Man, e può permettersi di parlare da pari a pari con Modi.

Adani, 62 anni, viene da una famiglia di medio reddito del Gujarat. Ha fondato il suo gruppo nel 1988 per dedicarsi al commercio delle materie prime, salvo poi espandersi in ogni settore possibile e immaginabile. I rivali politici di Modi sostengono che il primo ministro abbia più volte mostrato favoritismi nei confronti del miliardario, visto che Adani ha tratto enormi benefici dall’aver vinto – a volte in maniera ambigua – contratti su progetti pubblici e infrastrutturali proposti dal Governo.

L’ascesa dell’Adani Group, basato ad Ahmedabad, è partita dal Gujarat, lo Stato indiano che ha dato origine anche a Modi e che è stato a lungo amministrato dal futuro leader del Paese. È nel 2014 che gli affari di Adani hanno spiccato il volo, guarda caso proprio quando Modi è diventato primo ministro dell’India. L’ascesa di Adani è stata dunque dirompente ma anche il suo declino – almeno a livello internazionale – rischia di essere altrettanto roboante…

L’Adani gate

I primi contraccolpi delle accuse made in Usa sono già arrivati sulla scrivania di Adani. Non ci sono solo i numerosi report con il segno “meno” davanti agli andamenti delle varie società dell’Adani Group con i quali fare i conti. Il Kenya, per esempio, ha fatto sapere al colosso asiatico di aver annullato accordi multimilionari relativi all’espansione dell’aeroporto di Nairobi e al settore energetico. Si tratta di un colpo durissimo anche per le ambizioni geopolitiche dell’India, visto che il gruppo era sul punto di firmare un’intesa per modernizzare il più importante scalo aeroportuale keniota con una nuova pista e un terminal aggiuntivo, in cambio della gestione del sito per 30 anni.

Undici delle dodici società quotate nel conglomerato hanno perso complessivamente quasi 27 miliardi di dollari di valore di mercato dopo che l’atto d’accusa è venuto alla luce. Adani Green Energy ha già annullato una vendita di obbligazioni denominate in dollari per un valore di 600 milioni.

Le banche indiane, responsabili del 42% del debito del gruppo e finanziatrici della maggior parte del suo capitale circolante, attendono un segnale da Nuova Delhi prima di capire come procedere. I creditori esteri, come banche e altri attori, potrebbero chiudere i rubinetti. Con meno denaro a disposizione, per l’Adani Group potrebbero esserci meno risorse da investire (anche in progetti nazionali strategici per la modernizzazione e lo sviluppo dell’India).

La procura Usa potrebbe chiedere l’estradizione per Adani? In teoria sì. India e Stati Uniti hanno un trattato di estradizione in vigore dal 1997, ma bisognerà capire che cosa accadrà nelle prossime settimane. Nel frattempo, ricordiamo, negli Stati Uniti sono stati emessi mandati di arresto sia per Gautam Adani che per suo nipote Sagar.