La geopolitica della corsa allo spazio
LEGGI IL MAGAZINE IN INGLESE

È giallo sulla possibilità che il governo Draghi innalzi il livello di allarme per l’emergenza energetica riguardante il gas in Italia. Nel corso della giornata Corriere della Sera Affari Italiani, avevano confermato la modifica dello status sottolineando come Palazzo Chigi possa modificare la sua vigilanza sugli approvvigionamenti dato il rischio di un possibile stop alle forniture dalla Russia. A stretto giro è però arrivata la smentita proprio del governo con una nota: “da parte del governo non è in corso alcuna valutazione sull’attivazione dello ‘stato di allarme relativo alla crisi energetica. Ogni notizia in merito riportata sugli organi di informazione è destituita di fondamento”.

La situazione resta comunque complessa. Secondo il Corsera sarebbe il timore di una disruption dalle forniture da Mosca a mettere in allarme l’esecutivo. Il Piano di emergenza del sistema italiano del gas naturale (aggiornato al 30 settembre 2020) si basa sui livelli di crisi previsti dal Regolamento europeo e prevede il livello di preallarme (early warning) che è quello in cui ci troviamo oggi in Italia, il livello di allarme (alert) e il livello di emergenza (emergency). Il 26 febbraio, dal Ministero della Transizione Ecologica guidato da Roberto Cingolani è stato dichiarato lo stato di “pre-allarme” per le forniture di gas all’Italia come conseguenza della guerra in Ucraina; l’allerta in questione potrebbe essere la prima di una serie di tre passaggi di cui, nel caso la notizia fosse confermata, Draghi e il suo governo sarebbero pronti a attivare il secondo step.

In questo caso, in particolare, “di fatto, si imporrebbe una riduzione dei consumi, a partire da quello di edifici pubblici, monumenti e pubbliche amministrazioni”. Prove tecniche di razionamento, dato che il Paese inizierebbe a poter avere la facoltà di metter mano alla riserva strategica di gas naturale. Per gli utenti privati, ancora in questa fase, non cambierebbe nulla. La mossa darebbe sicuramente l’immagine di un’austerità relativamente crescente, ma servirebbe in particolar modo a mandare due messaggi politico-economici: in primis, incentivare il riempimento degli stoccaggi rispetto alle procedure normali, come richiesto dalla Commissione Ue (che ha fissato il tetto al 90%) e già deliberato per legge dalla Germania. Il secondo obiettivo sarebbe sensibilizzare i cittadini sulla situazione di incertezza legata alla guerra in Ucraina, anche se al momento le forniture coprono la domanda interna. Lo scenario è in evoluzione, ma il Mite ha sempre dichiarato che il definitivo passaggio dell’Italia alla fase due potrà avvenire in caso di un alto rischio di emergenza. Come quella di elevata incertezza e volatilità aperta dalla decisione di Putin di fornire gas prezzato unicamente in rubli, che bisognerà capire se destinata a essere un bluff o aver ricadute reali, sembra impostare.

La fase tre – l’ultima delle tre previste – scatterebbe nel caso il gas russo venisse a mancare e implicherebbe il razionamento per i privati cittadini. Draghi,prosegue Affari Italiani,ha bisogno di sostituire presto il gas russo. Dopo il lungo tour in cui Luigi Di Maio ha posto le basi per aumentare le importazioni da Qatar Algeria, il premier potrebbe recarsi ad Algeri per un vertice intergovernativo utile a rafforzare la partnership con il Paese nordafricano” e aprire a nuove forniture. Nella giornata odierna Di Maio ha proposto ulteriori strategie richiedendo a Bruxelles di proseguire sul fronte della discussione politica in materia di price cap comunitario, mentre dalle parti di Eni c’è attendismo. “Abbiamo ricevuto la comunicazione da parte di Gazprom” sul pagamento in rubli “e la stiamo analizzando. Per il momento non abbiamo altri commenti”. Così Eni in relazione alla notifica da parte di Gazprom ai clienti del nuovo meccanismo per i pagamenti del gas in cui vengono fornite indicazioni tecniche. C’è attendismo e attenzione dalle parti del governo e delle partecipate energetiche. In ogni caso la sfida lanciata da Putin non è stata sottovalutata. Dopo la reazione di Francia e Germania, dunque, una nuova presa di posizione strategica viene dall’Italia. Il fronte della fermezza e della cautela sull’energia si compatta sempre più.

Dacci ancora un minuto del tuo tempo!

Se l’articolo che hai appena letto ti è piaciuto, domandati: se non l’avessi letto qui, avrei potuto leggerlo altrove? Se non ci fosse InsideOver, quante guerre dimenticate dai media rimarrebbero tali? Quante riflessioni sul mondo che ti circonda non potresti fare? Lavoriamo tutti i giorni per fornirti reportage e approfondimenti di qualità in maniera totalmente gratuita. Ma il tipo di giornalismo che facciamo è tutt’altro che “a buon mercato”. Se pensi che valga la pena di incoraggiarci e sostenerci, fallo ora.