Quindi Unione Europea e Cina hanno raggiunto un accordo commerciale? Le tensioni, le minacce di dazi e contro dazi, di blocchi ed esclusioni dal mercato sono tutte evaporate come neve al sole? La risposta è affermativa soltanto in parte, perché Bruxelles e Pechino, più che risolvere definitivamente il problema, lo hanno quasi aggirato.
I media occidentali hanno scritto che il governo cinese ha ceduto, che gli avvertimenti di Emmanuel Macron e Friedrich Merz hanno funzionato, e che alla fine il Dragone ha accettato di limitare l’esportazione delle proprie automobili verso il Vecchio Continente. Verissimo, però bisogna ricordare qual era l’obiettivo iniziale dell’Ue: colpire il vantaggio competitivo dei produttori cinesi. Il deal interviene invece soprattutto sul fronte dell’import delle auto, mescolando un po’ le carte in tavola e dando un piccolo sospiro di sollievo alle aziende continentali, ma non risolve affatto i problemi strutturali di fondo che hanno fin qui consentito alla Cina di dominare la partita.
Le falle nell’accordo Ue-Cina
Cosa c’è nell’accordo Ue-Cina? Intanto il deal avrà una durata di quattro anni. Il punto più importante riguarda il dossier automobilistico. Bruxelles voleva tagliare l’import di veicoli cinesi ibridi e così ha fatto: massimo 350mila auto ibride Made in China all’anno con un tasso di adeguamento annuo del 6% e l’intenzione di dimezzare la quota di mercato del Dragone dal 12% a circa il 6% nel suddetto settore.
Attenzione però, perché le auto dei marchi cinesi prodotte in Turchia o Marocco saranno conteggiate nelle quote dei rispettivi Paesi anziché in quella cinese, mentre quelle sfornate da impianti dislocati sul suolo europeo (in Spagna come in Ungheria) non saranno soggette al tetto.
È vero che, da un lato, la misura potrebbe incentivare le aziende del Dragone ad accelerare gli investimenti produttivi nel continente, ma dall’altro non garantisce affatto vantaggi ai costruttori europei, che rischiano comunque di essere travolti dall’onda cinese. E ancora: poco o nulla è stato fatto per aiutare le stesse aziende europee a colmare il divario competitivo con i rivali d’Oltre Muraglia.
Il vantaggio di Pechino
Tra le altre fumate bianche sventolate dall’Ue, a partire da gennaio 2027 Pechino ridurrà i dazi su 4 miliardi di euro di prodotti europei, tra cui olio d’oliva, componenti auto, gelati e calzature. Il Dragone valuterà inoltre l’estensione delle licenze per esportare Terre Rare a nuovi settori oltre che l’introduzione di una lista bianca per le aziende europee. Da aprile la Cina taglierà poi dal 13% al 9% i rimborsi Iva sulle esportazioni di veicoli a nuova energia. Bruxelles non ha invece concesso deroghe sui dazi alle auto elettriche cinesi.
La posizione dell’Europa? “Nel mondo degli affari si dice che il cliente ha sempre ragione. Quindi, in qualità di clienti, abbiamo chiarito in modo inequivocabile che stiamo subendo delle perdite e che rimarremo clienti. Ma i volumi e l’impennata che abbiamo osservato sono insostenibili”, ha spiegato un funzionario anonimo dell’Ue al South China Morning Post. Emerge qui il vero contenuto dell’accordo. Un accordo che mantiene vivo, anzi accelera, il flusso commerciale cinese nel comparto più critico, quello automobilistico. Dal proprio punto di vista Pechino è ben felice di aver ottenuto un accesso garantito e ancor più uno spazio per crescere in Europa. Xi Jinping non poteva chiedere di meglio.