Le borse Usa si sono dimostrate estremamente umorali nel corso del 2019. Le borse hanno cavalcato le vacche grasse dell’era Trump, che ha portato le élite di Wall Street all’apice della loro storia recente con la riforma fiscale e la pressione costante sulla Fed, toccando quote mai raggiunte di capitalizzazione.

Wall Street predomina su Main Street. I buyback azionari e il denaro a basso costo garantito dal ritorno in campo della banca centrale “dopano” il mercato, i 400 uomini più ricchi della classifica Forbes sfiorano il tetto dei 3mila miliardi di dollari di patrimonio sulla scia della corsa azionaria, grazie a Donald Trump i membri dell’alta finanza pagano meno tasse dei lavoratori ordinari (23% contro 24,2%), la finanza ritorna arrembante. Mentre tra derivati tossici e “nuovi subprime” gli scenari di crisi per un “nuovo 2008” si accumulano, le borse sentono la tensione. Oscillazioni, momenti di tensione e fasi di “ottovolante” non sono mancati in questo 2019. Che si conclude con il primo campanello d’allarme di dimensioni rilevanti nella finanza Usa.

A andare in crisi sono stati due fondi “corsari” specializzati in hedging su strumenti deteriorati, come titoli, obbligazioni e debiti di società in crisi. Si tratta di York Capital Management e Southpaw Asset Managementsottolinea il Wall Street Journal, fondi che hanno attivato una serie di barriere all’uscita per impedire temporaneamente ai clienti di rientrare massicciamente in possesso delle loro quote.

I cosiddetti gates sono stati attivati dai due fondi al termine di una fase di ampia difficolà. Scrive Il Sole 24 Ore: “York ha asset in gestione per 19 miliardi di dollari. Le difficoltà emerse nel fondo dedicato al credito, che al suo apice aveva un portafoglio di 8 miliardi, sono nei numeri: da gennaio a novembre avrebbe sofferto un declino dell’ 8%. Anche se dal 2001 a ottobre il rendimento medio annuale è positivo, pari all’ 11,9%. […] La saga di Southpaw è simile. Con una performance in rosso del 3,7% da inizio anno, ha a sua volta scritto ai clienti per annunciare un’ infelice sorpresa di Natale. Restituirà a fine anno solo il 55% dei capitali richiesti. Una percentuale che esclude investimenti ospitati in ‘side pockets’, dove i gestori parcheggiano asset poco liquidi nel timore di eccessive perdite”.

York, ex azionista di Monte dei Paschi di Siena (deteneva il 5%), è salito all’onore delle cronache italiane nell’aprile scorso per il tentativo infruttuoso di entrare nel mondo del calcio rilevando il Palermo allora pericolante e avviato al fallimento. Operazione che si sarebbe svolta secondo il classico modus operandi della società, l’hedging: scommessa sulle quote di una società in deperimento per lucrare sul “riassetto” successivo. Se può succedere con una società di calcio, immaginiamo come possa ripetersi in grande il copione: tra società di Tlc brasiliane, cantieri navali e altri investimenti infruttuosi York ha destabilizzato un portafoglio da poco meno di 20 miliardi di dollari. Southpaw ha conosciuto dinamiche simili.

La corsa del mercato azionario, facilitata dall’aumento della liquidità a basso costo delle banche centrali, ha gradualmente portato gli hedge fund a spostare più in avanti le frontiere della loro “scommessa”. Oggi le società in difficoltà riescono con l’acquisto delle proprie quote facilitata da prestiti economici (buy-back) a salvare sui mercati dei capitali le problematiche dell’economia reale. Destabilizzando a livello aggregato il sistema, ma spostando in là le opportunità per i fondi-locusta desiderosi di valorizzare a breve termine asset deteriorati.

Per cercare valore facile, dunque, i fondi si fanno sempre più spericolati, esponendosi gravemente su società in dissesto. York e Southpaw pagano l’aver fatto il passo più lungo della gamba: e a sistema si aggiunge un nuovo fattore di instabilità. Micce che nel 2020 potrebbero deflagrare mettendo a rischio la stabilità di Wall Street? Rischio esclusivamente americano? Niente affatto. Con un tempismo perfetto, l’Unione Europea si appresta a creare un mercato comune dei crediti deteriorati di matrice bancaria regolarizzando l’hedging su tutto il continente. Una manovra “americana”, le cui conseguenze sulla stabilità dei sistemi, già precari, del Vecchio Continente sono facilmente intuibili

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