Le trimestrali record registrate dalle imprese quotate a Wall Street hanno contribuito all’esplosione dei guadagni dei fondi comuni che nel 2019 hanno deciso di puntare sul mercato statunitense dopo il periodo fiacco di fine 2018. L’azionario americano controllato dai fondi comuni ha guadagnato, da inizio anno, il 21% e il 16% su base annua, a fronte rispettivamente del 16% e 2,4% fatto registrare dalle controparti europee.
I fondi comuni, giova ricordarlo, sono società che gestiscono risorse in nome di un pool di investitori. Le somme sono versate dai singoli investitori che confluiscono direttamente in un unico fondo, il pool di fondo è gestito collettivamente e “in monte” per conto degli investitori stessi. Le banche non interpongono il loro bilancio con questa operazione, comprano un portafoglio diversificato di azioni ma non entrano nel portafoglio trading. Le tipologie di fondi comuni variano notevolmente, dai private equity che mirano a fare leva su imprese bersaglio aumentando esponenzialmente il capitale ai fondi aperti vincolati da una maggiore attenzione al controllo del rischio.
Numerosi fondi comuni stanno battendo, in questi anni, record di rendimento. Alger Small Cap Focus, ad esempio, in tre anni ha reso il 103% e in 12 mesi il 20,8% muovendosi sulle nuove entranti della borsa newyorkese.
Morgan Stanley Us Advantage, un gigante del settore, in 36 mesi è cresciuto dell’ 80% e in 12 del 24,4%. Bene anche il Fideuram Fund Equity Usa Advantage, (+696,9% in tre anni e +23,7% tra marzo 2018 e marzo 2019).
A fine 2018, sottolinea Il Sole 24 Ore, “il rallentamento economico ha spinto le banche centrali a rivedere drasticamente la loro politica monetaria: lo hanno fatto la Fed, la Bce e altre banche centrali. Questa clamorosa svolta ha convinto gli investitori che più l’economia rallenta, più ci sarà denaro facile. Liquidità. Tassi bassi. Insomma: festa”. “Ecco perché le notizie economiche negative sono lette come se fossero positive”, aggiunge il quotidiano di riferimento del mondo finanziario italiano. Ma negli Usa, nelle ultime settimane, sembra essere tornato il sereno dopo la conferma degli obiettivi dell’amministrazione Trump, che ha centrato nel primo trimestre l’agognato traguardo di una crescita sopra il 3% (3,2%) smentendo le fosche previsioni degli analisti e della Fed.
I fondi comuni, in questo contesto, banchettano. E sono premiate le mosse di coloro che hanno costruito fondi comuni attivi, ovvero attenti a tenere sotto controllo le dinamiche della composizione del portafoglio, a scapito dei gestori di fondi passivi, che si limitano a replicare determinati indici di mercato. “Negli ultimi 10 anni, una percentuale che va dal 55 al 66% dei fondi attivi ha sovraperformato la gestione passiva nelle categorie “medio termine”, “corporate” e “high yield”. Le percentuali salgono fino all’80% per i gestori attivi dai costi più bassi”, sottolinea Risparmiamocelo. L’obbligazionario è il terreno in cui i fondi comuni hanno ulteriori margini di espansione. Ma molto dipenderà dalla risposta a una domanda cruciale: quanto a lungo durerà questa fase di euforia che ha portato Wall Street ai record storici di capitalizzazione?
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