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La dirigenza kazaka sta lavorando alacremente ad un obiettivo: trasformare Nur-Sultan nella centrale elettrica dell’Asia centrale e in una colonna portante delle relazioni internazionali eurasiatiche entro la fine del decennio.

La visione di grandezza che sta guidando la classe politica kazaka ha un nome, Kazakistan 2030, e sta venendo progressivamente implementata attraverso piani pluriennali come l’agenda di sviluppo strategico per il 2025. Nell’ambito di quest’ultima, che, al momento, procede a passo spedito e con un certo successo, si prevede di aumentare in maniera sensibile il contributo delle piccole e medie imprese all’economia nazionale, e la finanza islamica sta facilitando il perseguimento di tale scopo.

La finanza islamica in aiuto del governo

Nel contesto dell’agenda di sviluppo strategico per il 2025 stanno venendo implementate riforme ed iniziative tese, in maniera particolare, a migliorare il clima degli investimenti, ad aumentare la diversificazione dell’economia e a creare un mercato centrato sul contributo delle piccole e medie imprese. Snellimento della burocrazia, incentivi e ricorso a forme innovative di “diagnostica aziendale” dovrebbero contribuire a tutte e le tre cause, e si stima che le piccole e medie imprese possano crescere numericamente di cinque punti percentuali entro il 2025 – aumentando la loro concentrazione nella realtà imprenditoriale nazionale dal 30,8% al 35%.

Un ruolo non trascurabile nella crescita della piccola e media imprenditoria kazaka sta venendo giocato dalla finanza islamica, la quale sta fungendo da supporto esterno e complemento ideale ai piani governativi. L’arrivo della finanza etica di stampo coranico a Nur-Sultan è relativamente recente, ma l’impatto è stato celere e considerevole.

Il principe attore operante nel campo della finanza islamica in Kazakistan è il Fondo di Sviluppo per l’Imprenditoria Damu, una creazione governativa la cui esposizione nell’economia domestica è aumentata in maniera sensibile soltanto nei tempi recenti. A partire dall’aprile dello scorso anno, il fondo Damu ha iniziato a specializzarsi nel supporto alla piccola e media impresa attraverso strumenti quali i contratti di tipo murabaha e ijara e la conclusione di accordi con istituti di credito impegnati nell’erogazione di prestiti alle realtà imprenditoriali di dimensioni ridotte e in difficoltà finanziaria.

I numeri del fondo Damu

Nell’ultimo anno, il denaro iniettato dal fondo Damu nell’economia – spiccano ventiquattro milioni di dollari alla Banca Al Hilal e sette milioni di dollari alla Kazakhstan Ijara Company – ha permesso di “superare la crisi economica, salvare posti di lavoro, ma anche di espandere l’imprenditoria, lanciare nuovi progetti e, in generale, di contribuire allo sviluppo delle regioni”.

Dallo scorso aprile a metà gennaio, il capitale accordato dal fondo Damu per la stipula di accordi di tipo murabaha e ijara ha generato 206 posti di lavoro, i quali hanno contribuito a produrre una ricchezza di 31 milioni di dollari e oltre 850mila dollari di entrate fiscali. Le imprese che chiedono di accedere a questo canale di finanziamento particolare appartengono ai più svariati settori e utilizzano il capitale per le ragioni più differenti: dall’acquisto di vagoni merci all’allargamento degli impianti esistenti, dalla chiusura di precedenti debiti all’apertura di nuove sedi.

Un esempio di ciò che sta facendo concretamente la finanza islamica in Kazakistan è rappresentato dalla ZERDE-Keramika Aktobe, una compagnia impegnata nella produzione di granito ceramico che si è rivolta alla banca Al Hilal per ottenere un prestito basato sui principi coranici. Il denaro è stato impiegato per avviare i cantieri di un impianto di produzione di ceramiche che, una volta completato, occuperà 220 dipendenti e diventerà un punto di riferimento del settore nella zona industriale di Aktobe.

Perché la finanza islamica?

La finanza islamica è il fenomeno del momento, e non soltanto in Kazakistan, e le ragioni del successo sono da ricercare nella sua natura innatamente anti-speculativa e incardinata sull’etica. Gli strumenti e i prodotti legati alla finanza islamica, la quale si origina dai dettami coranici in tema di economia e commercio, risultano particolarmente attraenti ai piccoli e medi imprenditori, ma anche ai grandi investitori, perché prevedono il divieto di usura, incoraggiano i contraenti allo sviluppo di rapporti reciprocamente vantaggiosi e comportamenti socialmente responsabili ed utili, come ad esempio la beneficenza.

In definitiva, la finanza islamica sta vivendo un periodo di riscoperta nel mondo musulmano e sta suscitando un crescente interesse anche nel mondo avanzato, dall’Italia al Regno Unito, in ragione delle potenzialità intrinsecamente anti speculative che potrebbero contribuire a rendere il mondo della finanza meno volatile e basato sul profitto e maggiormente guidato da criteri etici e comportamenti di auto responsabilizzazione.