Il Giappone ha messo nel mirino le ferrovie del Caucaso. La regione, già attraversata dalla Belt and Road Initiative cinese, dovrebbe presto accogliere anche la Trump Route for International Peace and Prosperity (Tripp), il progetto strategico di trasporto e connettività infrastrutturale promosso dagli Stati Uniti nell’ambito di un accordo tra Armenia e Azerbaijan.

Attenzione però, perché la Nuova Via della Seta di Xi Jinping taglia l’Asia centrale per poi proseguire verso l’Europa tramite Azerbaijan, Georgia e Turchia, mentre i dettagli sul Tripp sono ancora scarsi.

Al contrario, il governo nipponico ha messo sul tavolo un’interessante iniziativa già ricca di dettagli e che contribuirà a migliorare i collegamenti regionali. Nello specifico, Tokyo realizzerà una ferrovia di circa 220 chilometri che unirà l’enclave azera di Nakhchivan a Kars, in Turchia.

Mitsubishi Ufj Financial Group assumerà il ruolo di lead arranger per un pacchetto di finanziamenti pari a 2,8 miliardi di dollari. Il piano avanzato dal Giappone dovrebbe interessare da vicino anche Washington, visto che la linea rappresenterebbe il collegamento ferroviario mancante per il Tripp, che si estende attraverso la provincia di Syunik, in Armenia, per collegare l’Azerbaijan centrale con la citata Nakhchivan.

Anche il Giappone nella logistica del Caucaso

Lo scorso dicembre, tra l’altro, il Giappone aveva inoltre dichiarato che avrebbe fornito grandi apparecchiature a raggi X alla dogana portuale di Aktau, in Kazakhstan, per agevolare la logistica lungo la rotta transcaspica.

Il motivo di tanto interesse per l’Asia centrale da parte di Tokyo risiede nella necessità di aprire, alimentare, consolidare canali privilegiati con i governi locali per ottenere minerali e Terre Rare, ossia materiali fondamentali per sviluppare le tecnologie del futuro.

Non è un caso che il 19 e 20 dicembre il Giappone abbia ospitato il suo primo vertice del Central Asia Plus Japan Dialogue, una piattaforma di dialogo che riunisce i presidenti dei cinque “stan” (Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan, Tagikistan e Turkmenistan).

Il vertice ha potenziato il dialogo tra le parti avviato nel 2004 ma, soprattutto, ha segnato un cambiamento nella politica estera di Tokyo nei confronti dell’Asia centrale, elevando l’intera regione – a lungo plasmata da Cina e Russia – da partner periferico ad attore strategico. In cambio delle risorse strategiche, il Giappone propone una variegata offerta di partnership diversificate, senza alcuna alleanza di sicurezza o precondizioni economiche.

La strategia di Tokyo

Come ha spiegato The Diplomat, il Giappone intende consolidare la propria influenza lungo i corridoi eurasiatici anche attraverso il potenziamento della connettività e della sicurezza logistica.

Il citato supporto alle dogane portuali rientra in questa strategia volta a ottimizzare la Trans-Caspian International Transport Route, il cosiddetto Middle Corridor, e a garantire un flusso stabile di merci e minerali verso Europa e Asia. In questo modo, Tokyo si inserisce come partner strategico in una regione storicamente dominata da Mosca e Pechino, promuovendo una cooperazione fondata sulla tecnologia, la trasparenza e la costruzione di canali di approvvigionamento alternativi.

Ma per quale ragione il Giappone è tornato sull’Asia centrale e sul Caucaso così all’improvviso? Il primo campanello d’allarme è risuonato in seguito all’offensiva russa in Ucraina che ha interrotto le rotte commerciali esistenti per i Paesi eurasiatici. Il conflitto, ancora in corso, ha poi permesso ai governi centrasiatici di capitalizzare sulla posizione indebolita di Mosca e di perseguire attivamente una maggiore autonomia strategica.

Inoltre, il predominio della Cina nelle Terre Rare e la politicizzazione delle sue esportazioni nel corso degli anni hanno costretto Tokyo a modificare la propria strategia di approvvigionamento, nonché ad accelerare la ricerca di fonti affidabili. Ecco, dunque, perché le riserve minerarie dell’Asia centrale acquisiscono una nuova importanza per la sicurezza economica nipponica.

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