Fed, addio alla stretta sui titoli. Negli Usa si prepara il taglio dei tassi

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Arriva dicembre e si prospettano grandi novità sul fronte della finanza americana, dunque dei mercati globali. Il primo giorno del mese la Federal Reserve americana ha messo in campo 13,5 miliardi di dollari di liquidità nel quadro del sistema bancario a stelle e strisce utilizzando lo strumento dei pronto conto termine, che prevedono un futuro riacquisto a un prezzo stabilito dei titoli ceduti dalle istituzioni finanziarie.

Yahoo Finance segnala che è la seconda più grande iniezione di liquidità del post-Covid. E non solo: è l’inizio di un cambio di paradigma, atteso da tempo ma che si salderà con l’avanzamento dell’agenda fiscale di Donald Trump, con la scelta del successore di Jerome Powell alla Fed, con lo sviluppo di mercati oggi sovraccaricati dagli investimenti in intelligenza artificiale. In sostanza: la Federal Reserve finisce la restrizione quantitativa (quantitative tightening) e inaugura senza ammetterlo una nuova fase di espansione.

Torna il Qe ma non si dice?

Quantitative easing fa molto Anni Duemiladieci e non s’ha da dire dopo anni di restrizione, tassi alti e inflazione ancora vischiosa che mal si concilierebbe con la narrazione di un allentamento. Ma ad oggi il vento va nella direzione attesa da molti osservatori. L’uscente Powell si sta convincendo che un taglio dei tassi sarà possibile a dicembre. Trump ci spera per dare una spinta alla capacità del sistema Usa di finanziare nel migliore dei modi il debito federale, riducendo la spesa per interessi e ampliando il ciclo del credito. Inoltre, le borse puntano su una fase maggiormente elastica che possa favorire una nuova corsa del credito e non far finire il rally che ha portato ai massimi storici l’S&P 500 e il Nasdaq.

“Il ritorno a una politica di espansione del bilancio è ovviamente una buona notizia per il Tesoro, poiché gli acquisti netti di titoli del Tesoro pari a 80-100 miliardi di dollari al mese rappresenterebbero circa la metà del finanziamento del deficit statunitense, attualmente pari a circa 1.800 miliardi di dollari all’anno”, nota Cpr Asset Management in una ricerca ipotizzando che la Fed possa arrivare a tanto. Tom Lee di Fundstrat ha affermato parlando con CoinSpeaker che anche il mercato delle criptovalute potrebbe beneficiarne. E dato che nelle ultime settimane le criptovalute sono state un proxy dell’azionario, si potrebbe pensare a una simile dinamica anche sui (costosi) mercati oggi concentrati nella tecnologia e nell’intelligenza artificiale.

Il dualismo dell’economia Usa

Tutto questo va di pari passo con la corsa a sapere chi sarà il prossimo presidente della Fed. Trump, secondo indiscrezioni, sarebbe pronto a nominare il direttore del Consiglio economico nazionale Kevin Hassett, favorevole ai tagli, come prossimo capo della banca centrale a stelle e strisce, ritenendolo la figura capace di coniugare fedeltà politica e competenza tecnica.

Si prepara una fase in cui si dovranno coniugare più tensioni. Da un lato, un rilassamento della politica monetaria unita a un’espansione fiscale che Washington mira a ripagare con debito più sostenibile e entrate tariffarie. Dall’altro, una tendenza inflattiva delle borse che porrà in campo il tema della prospettiva di una bolla finanziaria nei prossimi mesi ed anni che si somma al dilemma dell’impatto del rilassamento dei tassi e dell’inflazione nell’economia reale sul futuro della produzione del sistema a stelle e strisce. Sempre in bilico tra spinta espansiva e criticità strutturali.

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