Kevin Warsh è stato scelto da Donald Trump per guidare la Federal Reserve. Per l’ex membro del Board of Governors della banca centrale Usa la successione a Jerome Powell, da maggio, concretizzerà una rivincita rispetto al 2018, quando The Donald scelse l’attuale presidente a suo discapito.
Nato a Albany, capitale dello Stato di New York, nel 1970 Warsh ha vinto da finisseur una volata ristretta con Kevin Hassett, capo del consiglio economico della Casa Bianca, e Rick Rieder, capo del Fixed Income di BlackRock, principalmente per un dato di fatto: è la “colomba” più prudente tra i favorevoli, in linea di principio, alla politica di Trump di spingere per il taglio dei tassi della Federal Reserve.
Hassett era percepito dai mercati come eccessivamente aperturista a maggiori tagli, mentre Rieder è latore di una visione secondo cui calo dei tassi e calo dell’inflazione possono andare di pari passo. Warsh ha sì criticato Powell nella primavera scorsa per aver gestito l’inflazione dipendendo eccessivamente dalla guida dei dati ma negli ultimi tempi ha lasciato intendere che a suo avviso un taglio dei tassi non dovrebbe essere eccessivamente rapido.
Questa nomina arriva nei giorni in cui il debito Usa è stato attraversato da un contesto di fibrillazione dopo le polemiche tra Trump e gli alleati del mese scorso, dopo che il dollaro si è indebolito e dopo che i procedimenti giudiziari contro la stessa Fed hanno messo in dubbio la volontà della Casa Bianca di difendere l’indipendenza della banca centrale.
Il Financial Times nota sia che Warsh avrebbe discusso col segretario al Tesoro Scott Bessent la necessità di un “regime change” alla Fed sia il fatto che “le sue richieste di ridurre il bilancio della Fed avrebbero potuto scontrarsi con le richieste del presidente di tassi bassi”. Potremmo definirlo una colomba prudente, o addirittura un “falco a metà”, parafrasando il titolo del noto pezzo di Gianluca Grignani, desideroso di guidare la Fed nel rispetto della volontà di tranquillizzare i mercati.
A sostegno di Warsh pesa il fatto di essere un manager molto noto a Wall Street, piazza presso cui ha ricoperto il ruolo di “ufficiale di collegamento” della Fed nel pieno della Grande Crisi del 2008, e dunque di essere risultato preferibile a Hassett senza però essere riferibile a un preciso gestore come Rieder. L’ultimo meeting della Fed presieduto da Powell due giorni fa ha confermato i tassi al 3,5% e alimentato il sentiment di una maggiore cautela sul versante dei tagli nel 2026. Warsh si inserirà in un contesto strategico chiaro, fatto da un’economia espansiva ma ancora segnata da tensioni interne, legate soprattutto all’inflazione. Trump sceglie l’ex rivale di Powell per cambiare rotta ma a dettare la linea sarà l’economia reale. E la reazione che la nuova Fed darà ai suoi stimoli, tecnica prima ancora che politica.