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Le dimissioni di Jens Weidmann dalla guida della Bundesbank dopo dieci anni da governatore aprono un’importante partita per la successione alla più importante banca centrale d’Europa.

Le dimissioni cadono infatti in una fase delicata in cui la Germania sta vedendo le negoziazioni tra socialdemocratici della Spd, Verdi e Liberali per la formazione di un governo giallo-verde-rosso guidato dal ministro delle Finanze di Angela MerkelOlaf Scholz. Inoltre, l’Europa è in subbuglio e aspetta la Germania per decidere in che modo impostare la revisione dei trattati nel 2022 per capire se e in che misura sarà modificata la governance europea del Vecchio Continente.

Weidmann fu nominato alla guida della Bundesbank in una fase in cui più alto era il sostegno tedesco al rigore, e l’ex consigliere della Merkel interpreta una stagione che appare ormai lontana nel tempo una pandemia e due crisi economiche dopo. Dieci anni in politica sono un’eternità, e la scelta del successore del banchiere della Westfalia porrà il nuovo governo di fronte al dilemma tra continuità e rottura.

In primo luogo, è bene sottolineare che Weidmann ha postposto alla fine del 2021 le sue dimissioni per dare tempo all’esecutivo di formarsi e di indicare un successore. Qualora ciò non dovesse accadere, dall’1 gennaio 2022 Claudia Buch, la sua vice, diventerà governatrice ad interim.

Nella lista dei potenziali candidati alla successione il nome della Buch, che rappresenterebbe la continuità ai vertici dell’istituto, spicca ai primi posti e piace alle formazioni maggiormente aperte al rigore contabile, come i Liberali e la destra della Cdu della Cancelliera uscente. Un altro nome al femminile che è quotato è quello di Isabel Schnabel, che il governo Merkel ha recentemente indicato come membro nel board della Bce. La soluzione interna potrebbe portare anche verso il capo economista di Bundsbank, Jens Ulbrich. Tutte queste figure rappresentano potenziali portavoce di una continuità col passato che permetterebbe alla Bundesbank di mantenere la sua posizione di istituto “falco” contabile, spostato su posizioni più rigoriste rispetto al governo del Paese, aperto a compromessi sull’interventismo e la spesa pubblica nell’ultimo anno e mezzo pandemico.

Holger Schmieding, Chief Economist di Berenberg, ha dichiarato al Financial Times che non è tuttavia da escludere una svolta: per depotenziare l’influenza estrema che i Liberali avrebbero su un governo di cui sono la forza politicamente meno rappresentativa qualora riuscissero a piazzare le mani sul ministero e delle Finanze e su una BuBa compiamente è infatti possibile che Scholz, una volta insediatosi, “nomini un successore meno rigorista“. Una “colomba” come successore al “falco” Weidmann. Tra questi candidati si segnalano funzionari ben conosciuti da Scholz come Jorg Kukies, in forze al ministero delle Finanze, o Jakob von Weizsacker, capo economista del medesimo dicastero, tra i massimi consiglieri che hanno ispirato la svolta interventista di Berlino nell’economia. Rolf Strauch, capo economista del Meccanismo Europeo di Stabilità, e Marcel Fratzscher, capo del German Economic Institute for Economic Researc, sono altri due nomi associati a profili pragmatici e moderati sul fronte del controllo dei conti.

Una soluzione di questo tipo istituzionalizzerebbe dinamiche che, nell’ultimo biennio, più volte la Merkel e Scholz hanno assecondato, anche prima della pandemia, recedendo da un’ottusa e radicale difesa del rigore simile a quella compiuta in passato. Questo ha prodotto sommovimenti tellurici nel mondo della finanza tedesca. Dopo il varo dell’ultimo Qe targato Mario Draghi, la funzionaria tedesca Sabine Lautenschläger lasciò nel 2019 il board della Bce; Weidmann, in un certo senso, farà come il suo predecessore Axel Weber e l’ex capo economista Bce Jurgen Stark, che nel 2011 lasciarono i loro incarichi polemizzando con le strategie dell’Eurotower. Al futuro governo Scholz sarà dunque offerta l’opportunità unica di decidere se archiviare definitivamente la stagione del rigore con la sostituzione del funzionario ad essa maggiormente associato. Ma muovere un’istituzione così trincerata a difesa del rigore, della lotta all’inflazione a ogni costo e del rifiuto dell’ampliamento della spesa pubblica come la Bundesbank, custode della stabilità dei prezzi come regola aurea, non sarà facile. E le svolte dovranno partire giocoforza dalla politica fiscale in ambito nazionale ed europea, il campo in cui l’intero apparato di Francoforte può essere convinto a una svolta.