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Ningbo è un’anonima città cinese. Non attrae decine di milioni di turisti all’anno e, a differenza di Pechino, Shanghai e Xian, non trova spazio nei principali itinerari proposti dalle agenzie di viaggio.

Chi finisce da queste parti lo fa quasi sicuramente per motivazioni di lavoro. Parliamo, del resto, di uno dei cuori pulsanti della provincia dello Zhejiang, l’epicentro della manifattura cinese, nonché il luogo che ospita il più grande porto al mondo per tonnellaggio.

L’immenso porto di Ningbo, il Ningbo Zhoushan Port, accoglie 150.000 navi all’anno e alimenta la macchina cinese dell’export. Da qui partono infatti i prodotti realizzati nell’entroterra e dalle città limitrofe: automobili, pezzi di ricambio, pannelli solari, elettrodomestici, abbigliamento, tessuti e tanto altro ancora.

Ningbo, con i suoi poco più di 7,6 milioni di abitanti – poco in confronto agli standard locali – sta guadagnando sempre più importanza strategica nella nuova mappa economica del Dragone. E non solo, come accadeva fino a qualche anno fa, perché sede della flotta del Mare Orientale della Marina dell’Esercito Popolare di Liberazione cinese. Ma anche a causa, appunto, del continuo viavai giornaliero di petroliere e navi portarinfuse che attraccano per scaricare petrolio e cereali importati, mentre altre enormi imbarcazioni caricano decine di migliaia di container.

Lo strano caso di Ningbo

Da Ningbo partono navi cariche di prodotti manifatturieri diretti nei principali mercati globali. Questa città offre, insomma, una dimostrazione completa della clamorosa potenza industriale cinese.

Il suo porto e i suoi impianti manifatturieri, ha spiegato il Wall Street Journal, formano il motore che ha contribuito ad alimentare il surplus commerciale record della Cina registrato nel 2025: 1,19 trilioni di dollari (+20% su base annua).

Sul fronte opposto c’è da considerare però l’altra faccia della medaglia. All’interno di Ningbo, i prezzi delle case sono crollati, l’edilizia è bloccata e l’amministrazione comunale ha tagliato la spesa. Il calo del valore delle abitazioni ha inoltre innescato un preoccupante effetto domino, intaccando il patrimonio netto della classe media cittadina e portando a una riduzione della spesa e quindi dei consumi.

Ci sono dati ben precisi che evidenziano quanto sta accadendo a Ningbo. In uno dei più rilevanti mercati cittadini, nell’ultimo anno il calo delle vendite è stato desolante: quelle degli articoli da toeletta, per esempio, sono diminuite di un terzo, quelle di articoli idraulici del 70% e quelle delle porte dell’80%.

Gli investimenti in nuovi appartamenti, uffici, fabbriche e altri beni immobili, un tempo pilastro dell’economia cinese, sono diminuiti dell’1,4% solo nel 2024. Nel 2025, la spesa della città è diminuita del 5,6%; negli anni di boom precedenti alla pandemia, era invece solita aumentare dell’11-13% all’anno.

Luci e ombre dell’economia cinese

Il sindaco di Ningbo in persona, Tang Feifan, ha riconosciuto le difficoltà di una città che non riesce a dare seguito ai grandi progetti industriali e che è gravata da “una pressione continua sulla crescita stabile del commercio estero e degli investimenti esteri”. Il risultato è che prosperano solo le fabbriche che esportano prodotti.

Attenzione però, perché ci sono comunque almeno tre ostacoli non da poco da segnalare. La grave sovraccapacità produttiva e i nuovi dazi di Trump hanno portato a un calo dei prezzi paralizzando i margini di profitto delle aziende. Come se non bastasse, le fabbriche, pur essendo operative, sono sempre più automatizzate e slegate dalla necessità di richiamare manodopera.

The Diplomat evidenzia un altro aspetto: la crescita della Cina è diventata sempre più costosa da mantenere e i suoi dividendi stanno raggiungendo le famiglie comuni con sempre minore intensità. Detto altrimenti,mentre il pil è cresciuto del 5% nel 2025, il reddito disponibile pro capite mediano – una misura più rappresentativa di quanto effettivamente guadagnano le famiglie tipiche – è aumentato solo del 4,4%, rallentando rispetto all’aumento del 5,1% dell’anno precedente. Non è tutto oro quello che luccica.

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