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Export, Germania, tassi: dovendo scegliere tre concetti chiave per capire cosa impatterà sull’economia italiana nel 2025 indicheremmo questi. Mentre la Legge di Bilancio, la terza del governo Meloni, prende gradualmente piede in Parlamento, la manovra cauta e portata avanti senza particolari strappi dal Governo non appare decisiva per scrivere il libro del futuro sviluppo italiano. Sarà, una volta di più, una manovra senza infamia e senza lode, e altrimenti non poteva essere dopo che Meloni e il ministro dell’Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti hanno scelto di firmare la riforma del Patto di Stabilità che introduce nuovi controlli sulle finanze dei Paesi membri dell’Unione Europea.

La partita dell’export

Ad oggi, le partite chiave per la crescita italiana si concentrano altrove. Il primo, grande nodo è quello della crescita industriale che può esser volano all’export. Questo finale di 2024 ha registrato, dopo il boom delle esportazioni italiane, diventate le quarte per volume economico al mondo, una frenata della produzione industriale nella seconda metà dell’anno. Un recente studio di Intesa San Paolo e Prometeia mostra che quest’anno i fatturati dell’industria saranno inferiori di 20 miliardi di euro a quelli del 2023. “Nelle stime degli analisti il 2024 per la manifattura italiana si chiuderà con ricavi correnti in calo dell’1,7%, esito di una debolezza della domanda interna e internazionale che va a colpire in particolare auto, settore moda, metalli ed elettronica“, nota Il Sole 24 Ore.

Italia-Germania, la relazione chiave per Roma

Su questo fronte, il secondo punto da tenere in considerazione è il focus sul partner chiave dell’Italia, la Germania, con cui Roma è profondamente integrata nelle catene di fornitura e nell’integrazione industriale. La pandemia ha segnato un’accelerazione di questa integrazione, complice la volontà di molte filiere di orientarsi su percorsi di fornitura, soprattutto nella manifattura meccanica, meno dipendenti da catene del valore eccessivamente estese su scala globale.

Ebbene, dal 2019 al 2023 l’interscambio italo-tedesco è salito da 127 a 164,3 miliardi di euro ma le previsioni per quest’anno, proiettando i dati negativi del primo semestre, ci parlano di un possibile calo pari ad almeno il 7%. La Germania è in crisi sul fronte politico, in campo economico e negli scenari industriali: una ripresa di Berlino è, per l’Italia, strategica per rilanciare tutti gli indicatori-chiave della crescita.

Il nodo tassi

A favorire l’economia italiana sarebbe una conferma del trend di decrescita dei tassi d’interesse annunciato dalla Banca centrale europea, che si prevede possa portare a tassi al 2% entro metà 2025, favorendo risorse per il ciclo del credito alle imprese e i consumatori. Roma ha spesso criticato il rigorismo della Bce nella lotta all’inflazione. Le stime dell’Eurotower prevedono un calo dell’inflazione sotto il target del 2% per il 2025, e questo potrebbe favorire lo stop alla stretta monetaria e avvantaggiare nettamente un’economia a trazione esportatrice come l’Italia. Le cui sfide decisive per lo sviluppo si combattono, insomma, fuori dai confini nazionali. Come è ormai regolare per un Paese che vive di interconnessione alle catene del valore globali.

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