La riforma del Mes è riuscita nell’impresa di mettere d’accordo sovranisti, europeisti convinti ed economisti vicini agli ambienti della sinistra. Ebbene sì, la modifica del Meccanismo europeo di stabilità non piace a nessuno. Pur partendo da punti di vista completamente diversi tra loro, i contrari all’upgrade del Fondo salva-Stati sono uniti da un punto in comune: l’Europa rischia di intossicarsi a causa dell’ennesimo bocconcino avvelenato messo sul piatto da Bruxelles. I sovranisti hanno una posizione collegabile alla loro visione del mondo; ritengono, in sostanza, che riformare il Mes eroderebbe altra sovranità agli Stati nazionali, relegando questi ultimi in secondo (o addirittura terzo) piano rispetto alle istituzioni dell’Unione Europea. Gli europeisti, che tutto sommato apprezzano il contesto attorno al quale si sta sviluppando questa Ue, concordano nel considerare la riforma “squilibrata” e “destabilizzatrice” per l’intera Eurozona; in altre parole, il Mes distruggerebbe tutto quanto costruito fino ad oggi in campo europeo. Diverso è il ragionamento degli economisti di sinistra, che ritengono il Mes uno strumento “inutile” e “pericoloso” in quanto faciliterebbe la ristrutturazione del debito.

Una riforma imperfetta e squilibrata

La battaglia delle tre fazioni dei contrari alla riforma del Mes è appena iniziata ma sta progressivamente salendo d’intensità. Quattro prestigiosi accademici europeisti convinti hanno firmato un appello inequivocabile, con il quale invitano le istituzioni europee a stoppare la modifica del trattato del Meccanismo europeo di stabilità. I nomi delle firme sono tutti di autorevoli personaggi, due dei quali membri tra l’altro della London School of Economics: Shahin Valée, Paul De Grauwe, Jeremie Cohen-Setton e Sebastian Dullien. Shahin, francese, fa parte del German Council of Foreign Relations ed è stato sia il consigliere economico dell’ex premier belga Herman van Rompuy sia di Emmanuel Macron quando l’attuale capo dell’Eliseo era ministro dell’Economia. Gli altri sono professori di fama internazionale: il belga De Grauwe insegna economia alla Lse, Cohen-Setton al Peterson Institute for International Economis e il tedesco Dullien alla Htw di Berlino. Il loro appello, apparso sul blog della Lse, parla chiaro: “La riforma è fortemente imperfetta e squilibrata. La questione della riforma dell’area euro merita un’agenda più ampia e ambiziosa”. Il consiglio che i professori danno ai leader dell’Ue è quello di “prendersi una pausa, fare un passo indietro e riprogettare” l’eventuale modifica.

I tre problemi imputati al Mes

I problemi chiave imputati alla revisione del Mes dagli accademici citati sono tre. Intanto, in seguito alla riforma, il Fondo salva-Stati non diventerebbe un’istituzione europea ma resterebbe un’organizzazione intergovernativa. Questo starebbe a significare che le sue decisioni potrebbero essere controllate dal Parlamento, erodendo così i poteri della Commissione Ue. Il Mes dovrebbe inoltre servire per stabilizzare situazioni critiche. Il problema è che, a causa di una serie di criteri d’accesso, numerosi Stati si ritrovererebbero in una condizione paradossale: quella di contribuire economicamente al sostentamento di un fondo per loro praticamente inaccessibile. Oltre all’Italia, non potrebbero rivolgersi al Meccanismo europeo di stabilità anche Belgio, Cipro, Spagna, Francia, Portogallo, Lettonia, Slovenia e Finlandia. Infine il cosiddetto meccanismo di backstop per il Fondo di risoluzione unico delle banche – uno dei punti previsti dal trattato – non sarebbe altro che un fuoco di paglia, visto che questo strumento rimarrebbe vincolato al veto dei singoli parlamenti nazionali.

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