La geopolitica della corsa allo spazio
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Quando nell’Unione europea si inizia a parlare di grandi accordi commerciali con Paesi o regioni esterni al vecchio continente le reazioni dell’opinione pubblica e dei giornali si spingono generalmente verso due poli opposti, come due calamite dello stesso segno che si respingono.

Da un lato, incalzata da notizie e dichiarazioni politiche di varie tonalità, emerge rapidamente una sorta di psicosi per quello che viene visto come un imminente trattato vincolante in grado di sconvolgere lo status quo dell’economia europea. Dall’altra, con il passare del tempo e con l’affievolirsi del flusso di notizie, il tema dei grandi accordi commerciali sembra scomparire totalmente dalla carta stampata e dagli schermi di mezza Europa e perfino la politica sembrerebbe dimenticarsene rapidamente.

Un esempio tra tutti, il Transatlantic Trade and Investment Partnership tra Stati Uniti ed Unione Europea, meglio conosciuto come Ttip, le cui trattative sono incominciate in mezzo a molto clamore nel 2013, per poi concludersi in sordina appena tre anni più tardi, nel 2016, a seguito dell’uscita della Francia dall’accordo, in mezzo al disinteresse dell’amministrazione Trump e con la questione Brexit divenuta protagonista nelle vicende europee.

La Francia dice sì al Ceta

Qualcosa di simile, seppur con esiti diversi, è successo recentemente anche con il Ceta, l’accordo di libero scambio tra l’Ue e il Canada. Dall’inizio delle negoziazioni nel 2009 è passato ormai un decennio, ma il Comprehensive Economic and Trade Agreement sembrerebbe ora avviato sulla buona strada.

Dopo la firma dell’accordo da parte del premier canadese Justin Trudeau e dei vertici Ue nel 2016 e con la successiva approvazione da parte del Parlamento europeo nel 2017, il Ceta è attualmente in attesa del sì da parte dei 28 Stati membri. A dare nuovo impulso all’accordo commerciale la scorsa settimana è stata la Francia, questa volta sostenitrice di un grande trattato globale con un partner da sempre strategico per Parigi. Lo scorso 23 luglio l’Assemblea nazionale francese ha votato a favore dell’approvazione dell’accordo di libero scambio tra l’UE e il Canada, nonostante l’opposizione dei gruppi di protezione del clima. Come riportato da Le Monde, in totale 265 rappresentanti nella camera bassa del parlamento francese hanno votato per il patto, mentre 211 erano contrari all’accordo.

L’accordo economico e commerciale ha però diviso il partito del presidente francese Emmanuel Macron, La Republique en Marche. Sebbene la maggior parte dei suoi rappresentanti abbia votato a favore dell’accordo, alcuni membri del partito si sono astenuti e alcuni addirittura hanno votato contro il patto, mentre fuori dai palazzi di governo moltissime organizzazioni non governative francesi avevano invitato i parlamentari a rifiutare il trattato, denunciandone l’impatto negativo che avrebbe sull’ambiente.

Al di là di critiche e malumori interni ai partiti, ora toccherà solamente al Senato votare sulla legislazione e convalidare il trattato.

Il sì della Francia porta a 14 il numero dei Paesi membri che hanno ratificato il Ceta anche se tra le grandi economie dell’UE solamente Spagna e Regno Unito hanno già provveduto ad approvare l’accordo, mentre mancano ancora all’appello, oltre a Germania e Italia, anche il Belgio, con la regione della Vallonia notoriamente contraria all’accordo. Il percorso finale del Ceta pare essere ancora a metà strada anche più ad est, nel gruppo di Visegrad, dove per ora solo i parlamenti di Repubblica Ceca e Slovacchia hanno già ratificato il trattato, mentre devono ancora esprimersi l’Ungheria di Viktor Orban e la Polonia, quest’ultima incentivata, secondo quando riportato dal Visegrad Group, da un aumento delle proprie esportazioni di 375 milioni di euro grazie all’accordo con il Canada.

Il ritorno del patto Ue-Mercosur

Nei giorni scorsi, dopo due decenni di negoziati è invece arrivato con un clamoroso sprint finale, seppur tra poche attenzioni mediatiche, l’esito di un altro grande accordo commerciale tra quelli previsti in cantiere nell’Ue: quello con il Mercosur, definito dallo stesso presidente uscente della Commissione europea Jean Claude Juncker come un “accordo storico” per l’Europa e considerato come uno dei patti commerciali più importanti a livello globale.
L’accordo di libero scambio con il blocco Mercosur in Sud America, che comprende Argentina, Brasile, Uruguay e Paraguay, e fino al 2016 anche il Venezuela, sospeso per non aver atteso gli standard di base del gruppo, prevede l’abolizione della maggioranza dei dazi sulle esportazioni Ue verso il Mercosur e, secondo quanto riferito dalla Commissione “aumenterà la competitività delle imprese europee, consentendogli di risparmiare 4 miliardi di euro di dazi all’anno”.

L’accordo interregionale Ue-Mercosur dovrebbe contribuire a incrementare soprattutto le esportazioni di quei prodotti industriali dell’Ue “finora soggetti a dazi elevati e talvolta proibitivi”, fra cui le automobili e le componenti di veicoli, i macchinari , i prodotti chimici, i prodotti farmaceutici, i capi di abbigliamento e le calzature o i tessuti a maglia. Sempre secondo la Commissione, il settore agroalimentare dell’Ue beneficerà invece della drastica riduzione degli elevati dazi Mercosur a cui sono attualmente soggetti i prodotti di esportazione dell’Ue come il cioccolato e i dolciumi, i vini, gli alcolici e le bevande analcoliche e l’accordo consentirà inoltre un “accesso in esenzione da dazi contingentato per i prodotti lattiero-caseari dell’UE”, in particolare per i formaggi.

Tuttavia, come mostrato in uno studio di “impact assesment” pubblicato nel 2011 dalla stessa Commissione Ue, diverse simulazioni hanno mostrato che, per quanto riguarda l’agricoltura, “ci sono perdite significative per le imprese dell’Unione Europea e guadagni per i produttori del Mercosur in tutti gli scenari”. I risultati riportati dallo studio mostrano infatti che, sebbene i guadagni nel settore manifatturiero dell’Ue superino le perdite del settore agroalimentare, portando a un aumento complessivo del Pil, “su base pro capite le perdite per i produttori agricoli dell’UE superano di gran lunga i guadagni per quelli che si verificano nella produzione europea o ai consumatori alimentari dell’UE”.

L’accordo ha inoltre moltissimi critici anche tra i gruppi ambientalisti che ritengono che il patto Ue-Mercosur incoraggerebbe ulteriori deforestazioni nella foresta pluviale amazzonica, dove la terra è rasa al suolo per costruire allevamenti di bestiame e soia e dove la popolazione indigena subirebbe nuovi attacchi e sarebbe costretta spostarsi in un territorio ancor più ridimensionato. Secondo quanto ha affermato il gruppo Greenpeace in una dichiarazione riportata da Bbc, l’accordo e la probabile crescita della domanda di prodotti agricoli latinoamericani, equivale a un “disastro per l’ambiente su entrambe le sponde dell’Atlantico”.

Sul lato politico, nei mesi scorsi la cancelliera tedesca Angela Merkel ha sottolineato a più riprese il potenziale del nuovo accordo commerciale, mentre è stato proprio il presidente francese Emmanuel Macron a criticare l’accordo lo scorso anno, avvertendo che non lo firmerà se non sarà in linea col rispetto dell’ambiente.

In attesa che la Commissione europea sottoponga uno dei patti commerciali più grandi del mondo, nonché il più grande mai messo a segno dall’Ue, all’approvazione di tutti gli Stati membri e del Parlamento europeo, si fa silenziosamente strada l’ipotesi del ritorno di un Ttip in versione “light”. Dopo tanto clamore e dopo essere stato definito come un capitolo ormai chiuso, il Ttip potrebbe ritornare a far parlare di sé, specialmente in chiave Brexit, attirato nuovamente come una calamita nel dibattito sui grandi accordi commerciali europei.

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