Erdogan mette a segno un nuovo risultato nella realizzazione della sua parabola autarchica. In queste ore, infatti, è stato presentato il prototipo della prima automobile interamente progettata e prodotta in Turchia. Si tratta di una vettura elettrica che verrà realizzata in cinque modelli, frutto di una collaborazione tra cinque grandi gruppi industriali locali finanziati dal governo di Ankara attraverso agevolazioni fiscali. Il prototipo è stato presentato a Gebze, nella provincia nordoccidentale di Kocaeli, dal presidente Recep Tayyip Erdogan che ha definito il momento una “giornata storica per il Paese, in cui si è realizzato un sogno vecchio di 60 anni”, facendo riferimento ai piani falliti in passato per costruire un’auto completamente prodotta in patria.

“Un sogno vecchio di 60 anni”

Solo due anni fa il presidente turco aveva definito una “vergogna nazionale” la mancanza di un marchio automobilistico tutto turco dal quale sarebbe dipesa la credibilità economica del paese. Ipse dixit: la fabbrica funzionerà a pieno regime dal 2021 nella provincia nordoccidentale di Bursa, distretto ad alta industrializzazione che già ospita altri impianti, come quello Tofaş, la joint venture tra Fca e la holding turca Koc Holding che, con una capacità produttiva di 450mila vetture l’anno, sforna anche i modelli Fiat Tipo e Doblò. La notizia era stata accolta dagli analisti con un certo scetticismo circa la capacità di team così diversi di collaborare assieme: le quotazioni in borsa in calo dei cinque gruppi, immediatamente dopo la dichiarazione di Erdogan nel 2017, sembravano dare la conferma dell’esito fallimentare della corsa all’auto turca. E invece è accaduto l’esatto contrario.

Con un investimento iniziale di circa 3,3 miliardi di euro la Türkiye’nin Otomobili Girişim Grubu (TOGG) realizzerà un impianto capace di produrre 175mila veicoli l’anno a partire dal 2022 e di dare lavoro a oltre 4.320 dipendenti. Il consorzio TOGG è stato istituito a metà del 2018 da cinque gruppi industriali: Anadolu Group, BMC, Kok Group, l’operatore di telefonia mobile Turkcell e la Zorlu Holding. L’amministratore delegato di TOGG è l’ex dirigente Bosch Gurcan Karakas e il suo direttore operativo è Sergio Rocha, ex amministratore delegato della General Motors Korea.

Le due concept cars, una berlina e un Suv completamente elettriche a zero emissioni, sono il primo passo verso un regime automobilistico interamente turco: la sfida era stata annunciato nel 2017 da Erdogan con l’ambizione di realizzare il sogno di un’ auto di stato. Nel progetto c’è anche una pennellata di made in Italy: la Togg, la cui squadra di designer è guidata da Murat Günak (ex capo del design della Peugeot, della Mercedes e della Volkswagen) ha, infatti, scelto l’italiana Pininfarina come partner per le fasi di progettazione e sviluppo dei prototipi per fornire loro un’allure internazionale.

Nel progetto è previsto che le auto di serie abbiano da 300 a 500 chilometri di autonomia con una singola ricarica e due opzioni per il sistema di moto-propulsione: una a trazione posteriore con un solo motore elettrico da 200 cavalli e la seconda a trazione integrale con due propulsori (montati sui due assi) dalla potenza complessiva di 400 cavalli. “La Turchia diventerà presto un paese che sviluppa, produce ed esporta nuove tecnologie in tutto il mondo. Noi possediamo questo potere, la volontà, la conoscenza tecnica e la manodopera. Dobbiamo solo avere fiducia e credere in noi stessi”, con queste parole Erdogan ha commentato il primo test drive.

L’automobile e i rapporti commerciali con l’Ue

La Turchia è già un grande esportatore in Europa di automobili prodotte sul mercato interno da aziende come Ford, Fiat Chrysler, Renault, Toyota e Hyundai. Anzi, proprio il settore dell’automotive è uno dei capisaldi dei rapporti commerciali tra Unione Europea e Turchia. La bilancia commerciale fra Ankara e gli stati UE è valsa 153,4 miliardi di euro nel 2018, con esportazioni di beni verso la Turchia per 77,3 miliardi di euro e importazioni per 76,1 miliardi di euro. La Turchia è il quinto partner commerciale europeo e destina al mercato comunitario il 50% delle sue vendite internazionali complessive. L’export europeo verso Ankara è dominato da macchinari, prodotti chimici e manufatti, mentre l’import dalla Turchia riguarda macchinari e mezzi di trasporto. Negli ultimi venti anni l’industria dell’auto turca si è evoluta da un sistema tentacolare fatto di partnership verso un’industria specializzata nel design con massima capacità produttiva, trasformando il paese nel 15esimo produttore automobilistico su scala globale.

La sopracitata Tofaş è stata a lungo l’azienda turca leader della produzione automobilistica. Fondata nel 1968, con il 24,3% del suo capitale negoziato pubblicamente, le azioni Tofaş sono incluse sia negli indici Borsa İstanbul BIST 30 che in quelli BIST 100. Con una capacità produttiva annua di 450 mila veicoli e quasi 7 mila dipendenti, Tofaş è la quinta più grande impresa industriale della Turchia. Con sede a Istanbul, la società continua a rafforzare la propria forza competitiva attraverso investimenti mentre svolge le sue operazioni di produzione nel suo stabilimento.

Proprio negli ultimi mesi, la Turchia sembrava essere la destinataria, ancora una volta, di un nuovo stabilimento multibrand. Come riportato dal magazine tedesco Automobilwoche a inizio novembre, il consiglio di amministrazione di Vw avrebbe posticipato gli investimenti a Manisa, a nord-est di Smirne, a causa delle critiche mosse alle operazioni militari della Turchia in Siria. Qui a partire dal 2022 era stata programmata la produzione della prossima generazione della Passat e della Skoda Superb con una capacità produttiva annua massima di 300.000 veicoli.

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