C’è anche Eni nel lungo elenco di colossi nazionali che hanno firmato alcuni degli accordi coinvolgenti entità economiche italiane e controparti cinesi stipulati ai margini della visita del Presidente Xi Jinping in Italia. I grandi dell’economia italiana, primi fra tutti gli attori a partecipazione pubblica, hanno da tempo importanti affari con l’Impero di Mezzo e, invero, hanno in più occasioni dimostrato una capacità di programmazione strategica dei loro rapporti con la Cina maggiore rispetto a quella dell’esecutivo di Roma. Che anche sul dossier della “Nuova Via della Seta” non ha mancato, in più occasioni, di dimostrarsi incerto riguardo gli obiettivi da conseguire e, soprattutto, il loro inserimento nel quadro geopolitico e strategico in cui il Paese si muove.

Eni è già attiva in Cina nell’estrazione petrolifera e gasiera, soprattutto nel Mar Cinese Meridionale. Tuttavia, l’accordo siglato in occasione della visita di Xi non ha riguardato, direttamente, l’attività operativa, ma è constato in un’intesa finanziaria con Bank of China, quarto istituto più grande al mondo in termini di asset maneggiati.

Eni e la Cina legate anche in Africa

Come ha sottolineato un portavoce di Eni contattato da Gli Occhi della Guerra, “Eni e Bank of China hanno annunciato sabato la firma di un Memorandum di intesa (Memorandum of Understanding) per lo studio congiunto di opportunità di collaborazioni finanziarie  finalizzate a una comune strategia da implementare nel corso dei prossimi cinque anni. Le parti svilupperanno relazioni di lungo periodo non solo in Cina e Asia, ma anche in altre aree del mondo, con particolare attenzione all’Africa, dove entrambe le parti sono importanti investitrici”. L’accordo nasce, dunque, con serie prospettive globali. E del resto l’asse finanziario sarà funzionale a rafforzare una partnership attiva in diversi settori, dall’upstream alla raffinazione.

L’asse con Bank of China apre infatti a una più stretta collaborazione tra Eni e due grandi colossi energetici del Dragone, China National Offshore Oil Corporation e PetroChina. Presente al Business Forum Italia-Cina a palazzo Barberini il vice direttore generale di Cnooc, Lyu Yongfeng, ha dichiarato: “Con Eni  abbiamo contratti a lungo termine e stiamo discutendo altre possibilità di collaborazione sia in Cina sia in mercati terzi, in Asia ed Europa. Speriamo che le società italiane possano aiutarci a entrare in Europa per raggiungere, con la loro competenza, una collaborazione di reciproco beneficio”. Con PetroChina, invece, il cane a sei zampe ha una relazione dinamica: le due compagnie, sottolinea Milano Finanza, “operano assieme già nell’Area 4 in Mozambico per l’estrazione del gas, oltre che nel giacimento di Kashaghan e in Arabia Saudita”.

Eni segue il solco di Cdp

Le attività finanziarie di Eni in relazione con Bank of China sono, fondamentalmente, il prolungamento strategico della relazione intessuta con l’Impero di Mezzo dalla controllante del gruppo, Cassa Depositi e Prestiti (Cdp). L’importante banca partecipata pubblica è la capofila dell’apertura italiana a Oriente e, in occasione della visita di Xi, ha firmato con Bank of China un memorandum finalizzato a supportare le imprese italiane desiderose di sbarcare in Cina o già attive nel Paese attraverso due binari: un programma di “Panda Bond” (obbligazioni in renminbi), per un ammontare complessivo di oltre 600 milioni di euro, e un progetto di co-financing che potrebbe mobilitare anche un miliardo di euro.

Ma non finisce qui. Come sottolinea un rapporto di Agenzia Nova,  “Cassa depositi e prestiti (Cdp), Snam e Silk Road Fund Co. Ltd (Srf) hanno sottoscritto un protocollo d’intesa volto a valutare reciproche opportunità di collaborazione. […] In base all’intesa, Cdp e Srf potranno cooperare per facilitare potenziali opportunità di investimento nei seguenti settori: servizi finanziari, agricoltura, alimentari, tecnologia, manifattura, infrastrutture e trasporti, energia, white economy (salute e assistenza)”. Eni nei rapporti con la Cina si muove dunque con le spalle ben coperte e nel solco tracciato dai grandi campioni nazionali, che riescono a muoversi con discreta autonomia rispetto alle problematiche con cui deve confrontarsi l’esecutivo. Aprendo a prospettive di lungo termine che un governo può acquisire solo garantendosi un’analoga capacità di programmazione strategica.

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