Roberto Gualtieri Giuseppe Conte non sono ancora stati in grado di garantire all’Italia una svolta decisiva nell’unico campo che avrebbe fornito reali garanzie di un sicuro e continuo finanziamento delle politiche anti-crisi in via di gestazione: l’aumento dell’esposizione italiana sui Btp attraverso un incremento delle emissioni.

Su queste colonne si ripete da tempo e non si è mai fatto mistero del fatto che il titolo di Stato italiano gode in questa fase emergenziale di un momento favorevole che non è da considerare come “miracoloso” ma – come ha spiegato Paolo Savona  risulta frutto dalla percepita solidità finanziaria del sistema Paese. Nel corso dei primi mesi del 2020 l’Italia ha avuto non poche difficoltà a star dietro alla domanda di titoli di Stato nel corso di una serie di emissioni di titoli che hanno visto la domanda degli investitori sopravanzare l’offerta di Btp di oltre 190 miliardi di euro nel periodo gennaio-aprile

I dati delle emissioni nel trimestre più caldo della crisi del coronavirus, da marzo a maggio, segnalano però che da Roma non si è assistito a sostanziali avanzamenti in direzione di una più incisiva azione sulle emissioni dei Btp. La differenza tra nuove emissioni e titoli andati in scadenza, ovverosia il livello di emissioni nette, del nostro Paese è largamente inferiore a quello di altri Paesi europei. cascina.Nel trimestre preso in considerazione l’Italia ha eseguito emissioni nette per 58 miliardi a fronte dei 135 miliardi della Francia e dei 98 miliardi della Germania, pur sapendo che la Banca centrale europea col suo piano di acquisto titoli avrebbe fornito un utile schermo.

L’inspiegabile saldo negativo di marzo (-23 miliardi), in cui i deflussi degli investitori stranieri dai titoli di Stato italiani sono stati pari a 51 miliardi di euro nel pieno dell’avanzata della pandemia, abbatte un dato fondamentale che segna – di pari passo – le incertezze del governo Conte II sulla politica economica. Meno emissioni vuol dire meno coraggio da parte dell’esecutivo nella richiesta di maggiore flessibilità di bilancio e margini di manovra, tanto che Gualtieri ha chiesto timidamente spazio al Parlamento sull’indebitamento (7,5 miliardi il 5 marzo, 25 il 10 marzo, prima di alzare l’asticella a 55 solo verso la fine di aprile) mentre Conte annunciava una “potenza di fuoco” dietro cui si stagliavano i ritardi sulla cassa integrazione e il caos liquidità.

Dietro l’Italia solo la Spagna, che però con 24 miliardi di euro nei primi due mesi del 2020 aveva fatto registrare un utile avanzo nelle emissioni; e dire che nel frattempo dall’Eurotower non si sono affatti risparmiati nel comprare quote di debito italiano fornendo il volano ideale per emissioni massicce. 63 miliardi di euro di titoli italiani, 46 miliardi di titoli francesi, 37 miliardi di titoli spagnoli e 56 miliardi di titoli
tedeschi: a tanto sono ammontati gli acquisti della Bce nel trimestre marzo-maggio. Un totale superiore, per Roma, alle emissioni nette: ciò significa che, tolti i titoli incamerati dalla Bce, l’Italia ha dovuto rimborsare 5 miliardi netti di emissioni non coperte da nuove tranche di Btp. Tutto questo nonostante lo sfolgorante successo del Btp Italia avesse portato numerosi analisti a ritenere che il governo giallorosso avesse capito il mutato vento. Alberto Bagnai, senatore della Lega, ha incalzato il governo, accusandolo addirittura di aver cagionato un ritardo “doloso”: di certo vi è che il ministro Gualtieri ha messo il piede in falla a marzo, permettendo un disavanzo tanto forte mentre la pandemia e la crisi esplodevano nel Paese e non solo si preparavano i programmi “pandemici” della Bce ma avanzavano anche i tradizionali piani d’acquisto ordinari.

La conseguenza è che anche la politica economica del governo ha avuto la coperta corta, è risultata poco incisiva e, sotto certi punti di vista, fuorviante. Lo scarso coraggio sulle emissioni di titoli segnala l’assenza di idee sulle politiche che essi avrebbero dovuto, poi, finanziare. E vivacchiando tra la speranza di un Recovery Fund salvifico e proposte estemporanee, il governo giallorosso prosegue la sua marcia incerta mentre il Paese e la sua economia chiedono risposte a problemi sempre più urgenti di produzione, disoccupazione, povertà.

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