Nelle scorse settimane i media russi hanno diffuso, tra tanti “ah” e “oh” di stupore, la notizia che nel 2022, quando partì l’invasione dell’Ucraina, cominciarono le sanzioni, il rublo prese a scivolare sempre più rapidamente e l’economia a vacillare, il Cremlino le assegnò una scorta e, negli uffici dove lavora, le fece allestire un appartamento completo di tutto, sauna e palestra comprese, in modo che potesse ridurre al minimo gli spostamenti e i rischi. La ragione? Elvira Nabiullina, governatrice della Banca centrale di Russia, in un amen aveva preso la decisione di alzare il tasso d’interesse dal 5 al 20% e c’era il timore che qualcuno volesse fargliela pagare. Lei non fece una piega allora e non l’ha fatta nemmeno nei giorni scorsi quando, al Forum economico internazionale di San Pietroburgo, ha detto agli imprenditori che i tassi resteranno alti (ora siamo al 16%) finché sarà necessario. Altro che “whatever it takes”!
A causa della guerra non facciamo che parlare di generali ma l’unico personaggio davvero indispensabile a Vladimir Putin è lei, la dama di ferro dell’economia russa. Infatti generali e ministri passano, anche a una certa velocità, mentre lei resta. Non un bisbiglio su di lei, non una voce. Perché la Nabiullina non si discute, punto e basta. Anche se è a tutti noto che all’inizio della guerra avrebbe voluto dimettersi, in disaccordo con la decisione di invadere l’Ucraina.
Elvira Sachipzadovna Nabiullina è una piccola signora con grandi occhiali, quasi sempre vestita di nero, nata a Ufa (in Bashkiria) 60 anni fa nella famiglia di origini tatare di un camionista e di un’operaia. È la seconda donna a occupare il posto di governatrice nella storia della Russia. Ed era l’unica nei Paesi del G8 nel 2013, quando fu nominata. Laureata in Economia a Mosca a 23 anni, a 34 era già vice-ministro allo Sviluppo Economico e al Commercio. Restò un anno, poi se ne andò a lavorare nel settore bancario. Tornò negli stessi uffici da ministro nel 2007, carica occupata per cinque anni. Nel 2012 Putin la volle accanto a sé al Cremlino come prima consigliera per i temi economici e l’anno dopo la mandò, appunto, alla Banca Centrale. Ha una faccia da prima della classe, diciamocelo. Però quand’era più giovane portava capelli lunghi e dolcevita esistenzialisti. Sembrava una stagista e già bazzicava ministri e finanzieri.
La Nabiullina ha sposato un celebre economista, Jaroslav Kuzminov, che era suo professore all’Università, e ha un figlio, Vasily, economista anche lui. In famiglia piace l’economia, insomma. Lei, però, non è il prototipo del grigio banchiere fanatico dei numeri. Parla inglese e francese ed è una grande lettrice di poesia. Sono inoltre famose le spille che indossa in ogni occasione pubblica, diventate oggetto di studio per gli analisti e gli operatori di Borsa. È convinzione diffusa (lei si è ben guardata dallo smentire) che i suoi innumerevoli bijoux mandino segnali sulle prossime mosse della Banca Centrale. Tipo: spilla con un falco? Stretta sui tassi d’interesse. Una specie di onda azzurra? Ribasso dei tassi e via libera al credito. E così via.
La Nabiullina va sempre tenuta d’occhio, per tante ragioni. La prima è che lei, assai stimata anche in Occidente (è stata eletta due volte banchiere centrale dell’anno, Forbes l’ha inserita più volte nella classifica delle cento donne più potenti del mondo), è annoverata tra coloro che, all’interno della stretta cerchia di persone stimate e ascoltate al Cremlino, contestarono la decisione di invadere l’Ucraina. È diventato celebre il video in cui, in una riunione al vertice del 28 febbraio 2022, la Nabiullina ascolta Putin senza mai annuire o alzare lo sguardo dalle sue carte. Due giorni dopo, la stessa banchiera rivolgeva un assai irrituale “appello alla nazione”, avvertendo i russi che tempi duri erano in arrivo e che solo la solidarietà li avrebbe aiutati a far fronte alle difficoltà. Non proprio un proclama di guerra, non proprio un proclama da banchiere.
La seconda e più vera ragione, però, è che Elvira Nabiullina è la “cassiera” di Putin, nel senso che tiene le mani sul tesoro che, forse, ha convinto lo stesso Putin che la sfida totale all’Occidente era possibile: quei 643 miliardi di dollari in valute forti e metalli pregiati accumulati, appunto, nei forzieri della Banca Centrale di Russia. È stata la stessa Nabiullina a raccoglierli, quei denari, in anni e anni di politica monetaria ben mirata: rublo basso per evitare un eccesso di costose importazioni, forti guadagni sulle esportazioni (soprattutto materie prime) pagate in valuta.
Molti l’hanno poi accusata di essere stata parte importante nella costruzione di quella “fortezza Russia” tendente all’autarchia cui si è affidato Putin. Resta però il fatto che il primo titolo di “banchiere centrale dell’anno” le fu assegnato nel 2014 (e il secondo l’anno dopo), in Occidente, proprio per la reazione messa in campo dopo la riannessione russa della Crimea, quando arrivarono le sanzioni da Usa e Ue e il rublo perse metà del suo valore, mentre i prezzi di gas e petrolio (che da soli formavano più del 50% degli incassi dello Stato russo) scivolavano verso il basso. Lei bruciò 70 miliardi di dollari per non far crollare del tutto il rublo, poi lasciò fluttuare il cambio adottando però un tasso d’interesse del 17,5%. E la Russia, pian piano, ricominciò a crescere.
Nessuno, in Russia, vorrebbe oggi essere al suo posto. Ma non c’è storia, perché nessuno potrebbe stare al suo posto. Nessuno ha la sua esperienza. E di fatto nessuno in Russia, oggi, è importante quanto lei. Elvira lo sa, anche se non lo dimostra. Ultima cosa. Dopo aver portato per due anni quasi solo maglioni neri e spille aggressive, la Nabullina a San Pietroburgo indossava una giacca chiara e una spilla azzurra. Vorrà dirci qualcosa?
Fulvio Scaglione