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La nomina del Ceo e primo azionista di Exor John Elkann nel consiglio di amministrazione di Meta, la parent company di Facebook di proprietà di Mark Zuckerberg, è una notizia interessante sul fronte economico e tecnologico per un ampio novero di motivi.

Zuckerberg nomina Elkann e lancia il nuovo corso di Meta

In primo luogo, per la contemporaneità tra l’ingresso del top manager italo-americano e quello di due figure di peso come Charlie Songhurst, specialista di intelligenza artificiale già in gruppi come Yahoo e Google, e Dana White, Ceo dell’associazione di combattimento e showbusiness Ufc, vicino al presidente eletto degli Usa Donald Trump. In secondo luogo, a proposito dei rapporti tra Zuckerberg e The Donald, perché la nomina arriva nel giorno in cui Meta annuncia la fine dell’era dei fact checker, altra mossa vista come una strizzata d’occhio alla nuova amministrazione.

Insomma, Zuckerberg inaugura una nuova fase e lo fa anche grazie all’ingresso di nomi di peso nel board di Meta. Con Elkann le sinergie possono essere interessanti. L’erede dell’avvocato Giovanni Agnelli sta da tempo virando verso una postura d’investimento sempre più diversificata e nella sua azione imprenditoriale ormai settori tradizionali come l’automotive (Exor è primo azionista di Stellantis, di cui Elkann è presidente) non sono più il cuore esclusivo del business.

L’asse con Zuckerberg

Elkann si ispira al suo modello, Warren Buffett, e intende passare al ruolo di grande investitore internazionale in settori ad alta intensità di sviluppo. Per questo motivo, come abbiamo sottolineato su InsideOver, Elkann ha fatto sì che Exor entrasse in gruppi strategici come Philips come azionista e spinge tramite il fondo personale, Lingotto, e di Vento, il venture capital di Exor, per incubare start-up, investire in intelligenza artificiale, fare scommesse di lungo termine nella consapevolezza che le compagnie del suo impero personale possano diventare, in futuro, il terreno di applicazione delle nuove tecnologie che le sue mosse permetteranno di sviluppare.

Elkann e Zuckerberg potranno fare asse in una fase critica in cui il Ceo del gruppo di Menlo Park vuole sfidare altri grandi imprenditori, in primo luogo Elon Musk, nel creare un sistema imprenditoriale e finanziario capace di avvantaggiarsi dei nuovi trend d’investimento che l’era di Trump promette di inaugurare, a partire dalla massiccia politica di liberalizzazione su investimenti e movimenti di capitale che molti miliardari attendono negli Usa. E in quest’ottica, la sinergia con settori industriali sempre desiderosi di innovazione come l’automobile, in cui Elkann resta un attore importante, è vitale.

Come spiega Giorgia Pacione di Bello in un’interessante analisi su Italia Oggi, infatti, “il settore automotive è molto interessato all’intelligenza artificiale nel suo insieme e più in generale ai sistemi di infotainment, cioè quel sistema che combina informazioni e intrattenimento, integrando funzionalità come navigazione GPS, connettività smartphone, streaming musicale e assistenti vocali, migliorando così l’esperienza di guida e la sicurezza” Parliamo di un “tema che inevitabilmente interessa anche Stellantis e/o Ferrari, quest’ultima gioiello della corona di Exor, e questo “non esclude possibili collaborazioni future con Meta”.

Elkann nel gotha della finanza internazionale

In quest’ottica va sottolineata come la nomina di Elkann nel cda di Meta rafforzi l’interconnessione crescente tra il titolare del gruppo Exor e le cuspidi più alte del potere finanziario occidentale. Una tendenza che aveva avviato proprio il varo del fondo Lingotto. Nel fondo orientato all’investimento in tecnologie di frontiera Elkann due anni fa ha nominato come capo degli investimenti James Anderson, già tra i primi investitori di colossi tecnologici come Amazon, ByteDance e Tesla al momento della loro ascesa, e alla presidenza è stato invece chiamato George Osborne, ex Cancelliere dello Scacchiere nei governi britannici di David Cameron dal 2010 al 2016.

Nel frattempo, a fine 2023, il presidente di Exor Ajay Banga, già Ceo di Mastercard dal 2010 al 2020, è stato scelto dal presidente Usa Joe Biden alla guida della Banca Mondiale, venendo sostituito dall’ex preside della Harvard Business School Nitin Nohria, indiano-americano come lui. Parliamo di una strategia di inserimento che passa anche per il dialogo attivo di Elkann con i grandi imprenditori del tech, come Musk e Sam Altmann, di cui l’asse con Zuckerberg rappresenta una logica conseguenza.

En passant, il mito di Elkann, Warren Buffett, nel 2024 ha invitato a investire attivamente su Ferrari, che ora è l’azienda italiana più capitalizzata grazie anche alla manina americana. Parliamo di una rete strategica di alleanze che solo Exor, tra i gruppi con matrice italiana, è riuscita a conseguire. Vedremo ora dove potrà portare. Ma non c’è dubbio che la transizione di Elkann da magnate dell’auto a finanziere transnazionale sia ormai pienamente compiuta. E l’ingresso in Meta, il cui cda è un “salotto” di business di primo piano, non fa che confermarlo.

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