L’effetto Trump spinge il mercato dell’oro, bene rifugio che non passa mai di moda, che nei giorni scorsi ha toccato il valore di 2.950 dollari l’oncia e ora oscilla attorno ai 2.930. Un risultato notevole che la nuova amministrazione Usa sta spingendo, direttamente o indirettamente. Innanzitutto, il Presidente americano ha spinto attivamente sulla volontà di rilanciare l’attività degli Usa sul fronte finanziario e commerciale e ha attivato due meccanismi che alimentano la domanda globale di oro. Questo per almeno quattro ragioni.
La Trump-mania del mercato dell’oro
Le prime due hanno a che vedere con l’agenda della nuova amministrazione palesata concretamente. Da un lato, gli Usa sono pronti a promuovere politiche fiscali volte a drenare denaro dal resto del mondo e questo sta causando una fuga di lingotti in campo occidentale, principalmente dalla City di Londra e dalla Svizzera, verso la borsa di New York.
C’è poi dall’altro il nodo dazi. Come ricorda Trading Economics, l’oro “mantiene il suo appeal per la sicurezza come bene rifugio in mezzo alle crescenti incertezze globali”, tanto che il valore è cresciuto dopo che “Trump ha annunciato piani di tariffe aggiuntive su legname, automobili, semiconduttori e prodotti farmaceutici, in seguito alle tariffe esistenti del 10% sulle importazioni cinesi e del 25% su acciaio e alluminio, aumentando ulteriormente le tensioni commerciali globali”.
Inoltre, terzo punto, il braccio di ferro con cui gli Usa stanno, già da prima dell’insediamento di Trump, ridefinendo in senso unilaterale le regole commerciali e finanziarie ed applicando lo strapotere del dollaro per fini geopolitici e sanzionatori sta animando i Paesi non occidentali, principalmente i Brics, a tesaurizzare il nobile metallo per avere riserve strategiche con cui premunirsi contro un’eventuale guerra valutaria. Trump rende palese la dinamica di confronto e accelera questa tendenza.
Trump e il gold standard
Infine, negli Usa il movimento populista Maga che domina il Partito Repubblicano intende andare fino in fondo nel capire cosa sia davvero delle riserve auree di Fort Knox, su cui si è interrogato anche Elon Musk, e perora idee come la possibilità di rottamare di fatto la Federal Reserve e mettere in campo una forma moderna di “Gold Standard” usando le riserve strategiche di oro e di altri asset, come le criptovalute che investono in bond Usa, come garanzia per il dollaro.
Investing News ricorda che “diverse voci riportano che in campagna elettorale Trump suggerito che sarebbe stato “meraviglioso” riportare il gold standard, e diversi suoi consiglieri erano della stessa idea: Judy Shelton , John Allison e altri hanno sostenuto il concetto”, mentre “nel suo podcast War Room a dicembre 2023, Steve Bannon, ex capo stratega di Trump, ha detto di credere che il presidente potrebbe abbandonare la Federal Reserve statunitense e riportare il gold standard nel suo secondo mandato”.
Nel frattempo, il nobile metallo vola, e tutte queste voci si sommano al clima di incertezza geopolitico e strategico oggi dominante. L’oro resta una garanzia di sicurezza della credibilità di un sistema, e nel frattempo il suo prezzo segna +46% in un anno. Rispetto alla fine della prima era Trump, quando l’oro si aggirava tra i 1.500 e i 1.600 dollari all’oncia, siamo quasi al raddoppio. Emblema di cambiamenti strutturali del mondo che fanno apprezzare ciò che rappresenta la stabilità. La merce più rara da trovare in tempi incerti.