L’Ue accelera sulla circolarità dei rifiuti auto: arriva l’accordo sul nuovo regolamento

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Ogni anno in Europa oltre sei milioni di veicoli raggiungono la fine della loro vita utile e diventano rifiuti: un flusso imponente che coinvolge direttamente uno dei comparti industriali maggiori in termini di consumo di risorse: l’automotive. Secondo i dati richiamati dalle istituzioni europee, annualmente vengono impiegate più di sette milioni di tonnellate di acciaio, circa due milioni di tonnellate di alluminio, il 6% del consumo complessivo di rame e circa sei milioni di tonnellate di materie plastiche.

Nonostante i progressi compiuti negli ultimi anni, solo una parte limitata di queste risorse riesce a rientrare in modo efficiente nei cicli produttivi una volta che il veicolo viene dismesso. La normativa vigente ha consentito di portare il tasso complessivo di recupero dei materiali intorno all’85%, ma questo risultato è dovuto soprattutto ai metalli, che spesso vengono recuperati attraverso processi di triturazione senza una separazione o valorizzazione ottimale. Le plastiche restano il punto più critico del sistema: attualmente, solo il 19% di quelle provenienti dai veicoli fuori uso viene effettivamente riciclato.

Come cambia la circolarità dell’auto

È in questo scenario che si inserisce l’accordo provvisorio raggiunto tra la presidenza del Consiglio dell’Unione europea e i rappresentanti del Parlamento su un nuovo regolamento destinato a sostituire le due direttive esistenti. L’obiettivo è applicare in modo più coerente e sistematico i principi dell’economia circolare all’intero ciclo di vita dei veicoli, dalla progettazione alla gestione del fine vita.

Il testo amplia il campo di applicazione della normativa, includendo un numero maggiore di categorie di mezzi: oltre alle autovetture e ai veicoli commerciali leggeri, vengono infatti ricompresi i mezzi pesanti come i camion, i motocicli e i veicoli a uso speciale, con una specifica esenzione prevista per i piccoli produttori di modelli speciali di grandi dimensioni.

Uno dei pilastri dell’accordo riguarda l’introduzione di obiettivi obbligatori sul contenuto di materiale riciclato nei nuovi veicoli, con particolare riferimento alle materie plastiche. Questi saranno introdotti in modo graduale nell’arco di dieci anni: il 15% di plastica riciclata entro sei anni dall’entrata in vigore del regolamento e il 25% entro dieci anni. Almeno il 20% di questa quota dovrà provenire dal riciclaggio a ciclo chiuso, ossia da materiali recuperati direttamente dai veicoli fuori uso, per garantire che le risorse di valore restino all’interno dell’economia dell’Unione. Sulla base di uno studio di fattibilità, la Commissione dovrà inoltre valutare l’introduzione di futuri obiettivi per altri materiali, tra cui acciaio riciclato, alluminio, magnesio e materie prime critiche.

Responsabilità dei produttori e critiche ambientaliste

Il nuovo regolamento rafforza inoltre il principio della responsabilità estesa del produttore, rendendo i costruttori responsabili – sotto il profilo finanziario e organizzativo – dell’intero ciclo di vita dei veicoli. Questa responsabilità comprende la progettazione orientata alla circolarità, la garanzia del ritiro gratuito e il corretto trattamento di tutti i veicoli fuori uso, indipendentemente dal luogo in cui essi giungono a fine vita. Per assicurare il funzionamento del sistema all’interno del mercato unico, viene introdotto anche un meccanismo di responsabilità estesa transfrontaliera, che mantiene i produttori garanti anche quando il veicolo viene trattato in uno Stato membro diverso da quello di origine.

Nonostante questi elementi, l’accordo è stato accolto con riserve dalle organizzazioni ambientaliste. Secondo l’Ufficio europeo dell’ambiente, il testo non affronta in modo adeguato la riduzione del numero e delle dimensioni dei veicoli, continua a privilegiare il riciclaggio rispetto a strategie considerate più efficaci come durabilità, riutilizzo e riparazione e presenta misure insufficienti per rendere i produttori pienamente responsabili dei veicoli esportati al di fuori dell’Unione. In particolare, viene contestato l’indebolimento degli obiettivi sul contenuto di plastica riciclata e il rinvio di disposizioni chiave, comprese le garanzie contro l’esportazione di veicoli vecchi, inquinanti e non più idonei alla circolazione, giudicando il risultato finale un compromesso al ribasso sotto la pressione dell’industria automobilistica.

La risposta normativa dell’Ue

Accanto agli obblighi introdotti per i produttori, il regolamento affronta uno dei temi strutturali del sistema europeo: il fenomeno dei cosiddetti “veicoli scomparsi”. Secondo le stime dell’Ue, ogni anno circa 3,5 milioni di veicoli escono dai registri ufficiali senza lasciare traccia, venendo esportati, smantellati o smaltiti illegalmente. Una pratica che comporta un forte impatto ambientale e una perdita importante di materiali che potrebbero essere recuperati e reimmessi nei cicli produttivi.

Per contrastare questa situazione, l’accordo introduce criteri più chiari e uniformi per distinguere un veicolo usato da un veicolo fuori uso, stabilendo in modo definitivo quando un mezzo debba essere considerato un rifiuto. In questi casi, il trattamento dovrà avvenire esclusivamente presso impianti autorizzati e il veicolo non potrà essere legalmente esportato o rivenduto come usato. Il regolamento rafforza inoltre le regole sulla tracciabilità dei trasferimenti di proprietà, in particolare nelle situazioni considerate a rischio, come i veicoli dichiarati “perdita economica totale” dalle compagnie assicurative o le vendite concluse tramite piattaforme online senza consegna fisica del mezzo.

Nel complesso, l’intesa determina un rafforzamento del quadro normativo europeo sui veicoli fuori uso, intervenendo su alcune delle principali falle del sistema attuale. Resta però aperta la questione dell’efficacia concreta delle misure adottate, che dipenderà in larga parte dall’attuazione nei singoli Stati membri e dagli eventuali correttivi che accompagneranno l’entrata in vigore del regolamento.