La geopolitica della corsa allo spazio
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La Cina ha chiesto a Brasile, India, Russia e Sudafrica, con cui partecipa al forum per le economie emergenti denominato BRICS, di valutare l’ammissione di nuovi membri per rendere l’organizzazione più forte, coesa e rappresentativa. La richiesta di Pechino è stata accolta dai partner che, in una nota comune, hanno confermato la volontà di aprire una discussione interna sui criteri e sulle modalità che dovranno guidare il processo di espansione, il primo nei dieci anni di vita del BRICS. Wang Yiwei, direttore dell’Istituto Affari Internazionali dell’Università Renmin, ha osservato che verrà data la priorità a quei Paesi che fanno parte del G20 e che hanno già manifestato un certo interesse per il BRICS. Tra questi ci sono l’Indonesia, che è un esponente di spicco delle economie emergenti e l’Argentina, che ha già dato vita ad uno stretto coordinamento con il gruppo.Sono state già intraprese, come ricordato dal Global Times, iniziative preliminari ad una possibile espansione. Negli ultimi giorni, infatti, si è svolta una videoconferenza “BRICS Plus” a cui hanno preso parte i ministri degli Esteri di Argentina, Arabia Saudita, Egitto, Emirati Arabi Uniti, Indonesia, Kazakhstan, Nigeria, Senegal e Thailandia.

I risultati alterni dei Paesi BRICS

Secondo Manjari Chatterjee Miller, analista associato presso il Council of Foreign Relations, non bisogna sottostimare il percorso intrapreso dall’istituzione BRICS. In passato i suoi membri erano esclusi dalle strutture della governance economica mondiale, in particolare modo quelle di matrice occidentale come il Fondo Monetario Internazionale (FMI). Per questo, sin dal primo comunicato, fu chiarito che le strutture internazionali esistenti erano imperfette e che BRICS avrebbe offerto ai suoi membri un forum per la cooperazione e la condivisione di informazioni che gli era stato negato. Le nazioni del BRICS sono guidate da principi di sovranità e non interferenza che consentono di sorvolare sulle dispute territoriali mentre quando le relazioni bilaterali sono pessime, come nel caso di India e Cina, l’istituzione fornisce uno strumento di cooperazione che include anche la sfera non economica. Le massime autorità politiche dei Paesi BRICS prendono parte ad un summit annuale e prima di ogni riunione del G-20, del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale si coordinano per assumere una posizione comune. Da alcuni anni vengono affrontati temi legati alla sicurezza transnazionale, come il narcotraffico e nel 2012 è stata fondata la New Development Bank, la prima istituzione creditizia creata da Stati in via di sviluppo e strutturata per stimolare l’interesse di altri Stati in via di sviluppo.

Gli scenari sul futuro dei BRICS

Dmitry Razumovsky ha scritto su Modern Diplomacy che la pandemia si è rivelata problematica per i BRICS dato che non sono riusciti a contrastare il Covid-19 in maniera efficace. Gli eventi in Ucraina si sono poi rivelati uno shock ed anche un momento spartiacque per l’associazione che dovrà  adattarsi alla nuova realtà. Razumovsky ritiene che il futuro dei BRICS sia legato al realizzarsi o meno di scenari diversi. Il primo consiste in una rinascita dell’associazione grazie all’invito di nuovi Paesi ed al raggiungimento di una forte crescita. In alternativa è possibile che i BRICS si trasformino, a causa del ruolo dominante esercitato dalla Cina e della dipendenza sviluppata dagli altri Paesi nei suoi confronti, in un fondo di aiuti erogati da Pechino attraverso la New Development Bank ed altri strumenti. In questo caso sarebbe, ovviamente, la Cina a dettare la propria agenda ed a perseguire i propri interessi. Non è escluso che si  raggiunga un equilibrio che preservi gli obiettivi dell’associazione ma è necessario che Brasile, Cina ed India rivedano il proprio approccio alle relazioni bilaterali e ne elimino le contraddizioni. Il terzo scenario è legato alla formulazione di risposte comuni alle sfide che si stanno sviluppando nel presente.

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