Lo spread è morto, viva lo spread. O almeno così si potrebbe dire guardando al fatto che le opposizioni al governo Meloni non stiano utilizzando l’arma dello spread contro il nuovo governo.
Agenzie di rating come Moody’s avevano avvertito il governo dal compiere manovre fiscali paragonabili a quella che ha affondato il governo di Liz Truss nel Regno Unito e anche di recente Domani ha usato la carta della sostenibilità del debito per colpire il governo con un editoriale del direttore Stefano Feltri. Secondo Feltri il fatto che “il prossimo anno il ministero del Tesoro dovrà rinnovare circa 500 miliardi di euro, cifre analoghe a quelle del 2020” in un contesto in cui “le condizioni sui mercati sono molto peggiorate” per la fine dello stimolo della Banca centrale europea è una minaccia alla tenuta di esecutivo e conti pubblici.
Ma – per ora – il primo mese del governo di centrodestra sembra aver prodotto un effetto opposto: la ritrovata stabilità politica impone di ragionare in forma più strutturale, e i dati emersi dall’analisi dei dati sull’interesse sul debito e lo spread parlano chiaro.
Nei primi due mesi dalle elezioni del 25 settembre il differenziale tra il rendimento del Btp decennale italiano e del Bund tedesco si è contratto di 70 punti base, passando a 260 a 190 punti. Buona parte di questa discesa è legata alla diminuzione del rendimento del nostro decennale, passato dal 4,36% del 23 settembre al 3,8% del 29 novembre, segno che il Paese è ritenuto meno a rischio dagli investitori.
Mario Draghi ha visto nel suo anno e mezzo di governo il rendimento dei Btp quasi sestuplicare, passando dal rendimento dello 0,77% del febbraio 2021 alla media del 4,29% dell’ottobre 2022, ultimo mese del vecchio esecutivo. Gli investitori in questa fase hanno scontato buona parte del rischio-Paese associato all’instabilità politica, alla crisi energetica, alle prospettive incerte per il futuro.
Il ritorno della certezza e della stabilità politica favorisce il nuovo esecutivo, la prudenza nella prima legge di bilancio aggiunge concretezza e in prospettiva l’esecutivo incassa pareri favorevoli sui mercati anche in un contesto di volatilità economica e rischi recessivi. Il successo del Btp Italia anti-inflazione testimonia quanto l’Italia sia ancora, in sostanza, appetibile e ritenuta sicura.
La politica, in questa fase, non va in conflitto con l’economia. Di fronte a crisi energetica, incertezza produttiva, rischi recessivi la certezza delle decisioni e il pragmatismo sono, a prescindere da ogni ideologia politica, ben prezzati dagli investitori. Nessun pregiudizio esiste sul governo di centrodestra e su Giorgia Meloni, specie dopo la legittimazione globale ottenuta al G20 di Bali e con la manovra finanziaria.
La vera sfida politica sarà quella delle scelte per la crescita a partire dal prossimo anno. Ma la stabilità e i fondamentali del sistema-Paese non si discutono. In quest’ottica la partita dell’inflazione danneggia da un lato reddito e consumi, ma aiuta dall’altro a alleviare il fardello debitorio del nostro Paese rendendo il Btp un buon prodotto di investimento: alto rendimento a parità con titoli simili, emittente sicuro come l’Italia, stabilità politica a garanzia. Del resto, come ha ricordato a Industria Italiana l’economista Marco Fortis della Cattolica di Milano, “dall’inizio del 2021 fino alla metà dell’anno in corso, quindi in sei trimestri, il pil italiano è cresciuto non solo più di quello tedesco o francese, ma anche di quello della Cina”. E “saremo anche nel 2023 uno dei Paesi con la maggior robustezza in termini economici. La manifattura continua a esportare, sia pure con il rallentamento degli ultimi mesi, e il mercato interno non è crollato”. Ci sono elementi su cui sorridere anche di fronte alle nubi recessive che si addensano sull’Europa. E tutti i “gufi” che recitavano i de profundiis per l’Italia col nuovo governo sono stati smentiti. Una volta di più.
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