Le banche centrali di alcuni Paesi hanno iniziato a vendere le proprie riserve d’oro per la prima volta dal 2010. Le nazioni produttrici cercano di mitigare le ricadute economiche della pandemia puntando tutto sul metallo prezioso, il cui valore ha toccato punte sempre più alte. Il World Gold Council ha reso noto che a trainare le vendite ci sono Turchia ed Uzbekistan ed anche la Federazione Russa. Mosca ha iniziato a sbarazzarsi delle proprie riserve aurifere per la prima volta negli ultimi tredici anni mentre le vendite complessive a livello mondiale hanno superato le 12 tonnellate di lingotti nel terzo trimestre del 2020. Secondo alcune fonti del World Gold Council non dovrebbe stupire che, in questo preciso momento storico, gli istituti finanziari abbiano fatto determinate scelte. La crisi economica mondiale scatenata dalla pandemia ha influito, pesantemente, sui comportamenti di numerosi Stati.
Una questione di sopravvivenza politica
L’Uzbekistan ha deciso di sfruttare le massicce riserve di cui dispone per superare la fase di impasse economica e si è trasformato, in breve tempo, nel principale venditore d’oro sul mercato mondiale. Il Comitato Statistico Statale ha rivelato che il Paese ha esportato 5.8 miliardi di oro nei primi otto mesi dell’anno. Un balzo in avanti notevole se paragonato a quanto accaduto nel 2019, quando Tashkent ne aveva esportato 4.9 miliardi nel corso dell’intero anno. Atabek Nazirov, Direttore della Capital Markets Development Agency, ha dichiarato che l’Uzbekistan deve sfruttare le proprie riserve d’oro per ottenere liquidità. Nazirov ha affermato che (le sue parole sono riportate da eurasianet.org) “il prezzo dell’oro ha toccato il suo picco mentre la produzione è al minimo” e che “è necessario venderlo ed usare i fondi derivanti da questa operazione per salvare l’economia e prevenire una crescita della disoccupazione”. Tashkent, nel tentativo di mitigare la diffusione del coronavirus, ha chiuso i confini per un lungo periodo di tempo e ciò ha prodotto conseguenze nefaste per il commercio. Il lockdown ha portato al fallimento di centinaia di aziende mentre migliaia di cittadini emigrati in Russia per cercare lavoro sono stati costretti a fare ritorno in Uzbekistan. L’economista Navruz Melibayev ha ricordato che l’Uzbekistan non dovrà fare affidamento eccessivo sull’oro e che dovrà puntare sullo sviluppo di altri settori produttivi.
Una scelta obbligata
La Russia ha esportato, nel secondo trimestre del 2020, più oro che gas per la prima volta negli ultimi trent’anni. Le vendite nei confronti degli acquirenti stranieri hanno raggiunto, nei soli mesi di aprile e maggio, i 3.6 miliardi di dollari mentre negli stessi mesi del 2019 il volume degli scambi era stato di quattordici volte inferiore. La Banca Centrale ha smesso di acquistare oro nel mese di aprile mentre le esportazioni di Gazprom, il monopolista russo in ambito energetico, sono letteralmente crollate a causa dell’assenza di domanda. Il Cremlino deve riuscire a puntellare, nel più breve tempo possibile, una situazione che rischia di farsi pericolosa. L’instabilità ha già colpito la regione del Caucaso, segnata dalla guerra scoppiata tra Armenia ed Azerbaigian e l’Asia Centrale, dove il Kirghizistan si è trovato a dover attraversare una fase turbolenta. Le proteste dell’opposizione interna potrebbero trovare nuovo vigore nel caso di problemi, che sembrano inevitabili. Le stime parlano di un rallentamento dell’economia che dovrebbe toccare il 5 per cento ed i primi mesi del 2021, nell’attesa della distribuzione di un vaccino efficace contro il Covid-19, saranno altrettanto difficili. Servirà tempo, infatti, per immunizzare una quota consistente della popolazione del Paese e bisognerà vedere quanto a lungo durerà la pazienza della popolazione russa. Putin, consapevole del rischio che sta correndo, deve provare a giocarsi il tutto per tutto per provare a salvare il salvabile e sperare in tempi migliori.
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