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Ecco come Iran e Cina puntano sul Mediterraneo

Il Mar Mediterraneo è al centro di una guerra per procura “ibrida” tra grandi potenze e potenze regionali. Non solo in Libia, sul campo di battaglia, dove il generale Haftar, sostenuto da Egitto ed Arabia Saudita, sfida l’autorità su Tripoli...

Il Mar Mediterraneo è al centro di una guerra per procura “ibrida” tra grandi potenze e potenze regionali. Non solo in Libia, sul campo di battaglia, dove il generale Haftar, sostenuto da Egitto ed Arabia Saudita, sfida l’autorità su Tripoli del Presidente Fayez al-Sarraj, appoggiato da Turchia e Qatar e riconosciuto ufficialmente dall’Onu. Ora anche la Repubblica Islamica dell’Iran e la Cina puntano sul bacino del Mar Mediterraneo, in aperto contrasto con gli interessi di Washington.

Qualche settimana fa, su richiesta di Teheran, Damasco ha annunciato la sua intenzione dare in concessione il porto di Latakia all’Iran a partire da ottobre. Dall’inizio della guerra in Siria, riporta Middle East Monitor, l’Iran ha prestato a Damasco circa 6,6 miliardi di dollari.

L’Iran e il porto siriano di Latakia

Secondo Middle East Monitor, la decisione rientra nel più ampio progetto strategico di collegare Teheran e Baghdad al porto di Latakia. “Ora i paesi stanno lavorando alla ripresa del progetto che collega le ferrovie della Siria, dell’Iran e dell’Iraq”, ha spiegato una fonte al quotidiano Al-Watan. “La ferrovia ha lo scopo di facilitare e collegamenti commercial, rendendo più facile attraversare un terreno abbastanza vasto”, ha affermato Simon Mabon, direttore di Sepad.

L’obiettivo, sottolinea Italia Oggi, consiste nella sistematica disintermediazione delle tradizionali strozzature geopolitiche, come Suez, e nella rapida messa a punto di un reticolato infrastrutturale in grado di portare il gas iraniano direttamente ai suoi acquirenti europei. Per Teheran, che sta soffrendo per le soffocanti sanzioni economiche degli Stati Uniti, un punto d’appoggio un porto sul Mediterraneo è un potenziale punto di svolta. “Oggigiorno tutti vogliono una Via della Seta e i porti sono un buon punto di partenza”, ha spiegato il professor Joshua Landis dell’Oklahoma University, intervistato da Asia Times.

Petrolio e gas direttamente agli europei: il sogno di Teheran

“L’Iran sogna di costruire una forte economia regionale basata su commercio, autostrade e oleodotti che attraversano l’Iran al Mediterraneo. Aiutare a costruire i porti siriani è solo un elemento in una visione molto più ampia di prosperità e interessi condivisi. Il più importante sarà il giorno in cui l’Iran potrà vendere petrolio e gas all’Europa trasportandolo attraverso l’Iraq e la Siria”, ha affermato Landis. È qui, infatti, che si inserisce il progetto della rete ferroviaria che collega Iraq, Iran e arriva in Siria, direttamente sul Mediterraneo.

Nel 2017, gli iraniani hanno chiesto una licenza per ottenere 1.000 ettari di terreno nella città costiera di Tartus, che volevano trasformare in un porto di petrolio e gas. A causa della sua vicinanza alla base militare russa, Mosca ha declinato la proposta. Un punto d’appoggio a Latakia, tuttavia, realizza un sogno iraniano decennale di avere un accesso diretto sul Mediterraneo.

Le Nuove Vie della Seta e il Mediterraneo

Il noto interessa della Repubblica Popolare per il Mediterraneo è acclarato dal fatto che con la visita del Presidente Xi Jinping a Roma, l’Italia è diventata la prima grande nazione europea ad aderire ufficialmente al vasto progetto infrastrutturale Belt and Road Initiative che potrebbe aprire i porti di Trieste, Palermo e Genova a maggiori investimenti cinesi.

Ma le aziende cinesi controllate dallo stato detengono quote in più di una dozzina di porti europeisul Mediterraneo e sull’Atlantico, dal Belgio alla Spagna fino alla proprietà del leggendario porto greco del Pireo. Già un decimo della capacità dei terminal container dell’Europa è sotto il controllo cinese. Più a est, sempre sul Mediterraneo, in Israele, una società cinese inizierà presto a gestire il porto di Haifa. Di fatto, Pechino è ora ben posizionata nei porti di tutto il Mediterraneo orientale, compresa la regione del Canale di Suez in Egitto, dove la Cina è il maggiore investitore.

Come nota il professor Franco Cardini sull’ultimo numero della rivista pubblicata dal Think-tank Il Nodo di Gordio e intitolata Dialoghi Mediterranei – presentata di recente con un convegno al Senato della Repubblica – “gli investimenti cinesi nell’ambito della Maritime Silk Road, sono ingenti. Ad oggi le acquisizioni nel Mediterraneo allargato, nel solo periodo 2015-2017, hanno raggiunto il valore di 4,6 miliardi di dollari e il principale investitore è la China Cosco Shipping Corporation Limited”.

Complessivamente, sottolinea Cardini, la Cina detiene partecipazioni in tutti i porti interessati dalla Maritime Silk Road: Haifa, Asdod, Ambarli, Abu Dhabi, Rotterdam, Anversa, Zeebrugge, Marsiglia, Malta, Bilbao, Valencia”. Anche se l’operazione più importante resta l’acquisizione del porto del Pireo.





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