Le tragedie possono trasformarsi in grandi opportunità per quei pochi che sanno muoversi in maniera scaltra facendo un attento slalom tra le situazioni di emergenza.

Si tratta d’altronde dell’impostazione tipica di qualsiasi azienda anglosassone, dove negli schemi di gestione dei progetti di impresa alla casella rischio corrisponde la casella opportunità.

Le opportunità di profitto ai tempi del Covid-19

E anche ai tempi della pandemia di Covid-19 c’è chi è riuscito ad effettuare profitti inimmaginabili. È il caso di uno dei più grandi fondi di investimenti al mondo, Bridgewater, che pare colto al volo le opportunità di guadagno che si sono aperte durante le settimane travagliate dalla diffusione del nuovo Coronavirus. Bridgewater è un fondo di investimento americano ed è guidata dall’eccentrico miliardario Ray Dalio, un assiduo praticante della meditazione trascendentale che ha stabilito la sede del fondo su una torretta nei boschi di New York.

Ecco, secondo quanto riportava il Wall Street Journal nel novembre del 2019, Bridgewater avrebbe effettuato una scomessa di 1,5 miliardi di dollari su un prossimo crollo delle borse. Il mese indicato? Marzo 2020. Come sappiamo, il recente crollo delle borse europee, e mondiali in generale, ha dato ragione alla previsione del fondo americano. Nel frattempo però, come riporta recentemente il Fatto Quotidiano, Bridgewater avrebbe nel tempo aumentato la sua “puntata”, sino ad arrivare alla cifra di 14 miliardi di dollari.

Oggetto delle scommesse del fondo sarebbero state in particolare alcune società tedesche, francesi, olandesi e anche italiane. Per quel che riguarda l’Italia, Bridgewater avrebbe venduto allo scoperto, cioè senza possederle ma con un’opzione per un loro riacquisto futuro, le azioni di Eni, Enel, Intesa San Paolo e Unicredit, per un totale di 2,6 miliardi di euro.

Complotto o semplice colpo di fortuna?

Com’era prevedibile la notizia ha scatenato una serie di polemiche relative allo strano potere di preveggenza del fondo americano. In sostanza le persone si chiedono quanto segue: sulla base di quali informazioni Bridgewater ha fatto questa scommessa quando ancora non era scoppiato alcun focolaio di Covid-19 nel mondo?

Obiettivamente nessuno può rispondere a questa domanda ed è forse anche inutile tentare, altrimenti si corre il concreto rischio di rimanere invischiati in indimostrabili teorie del complotto. Ciò che possiamo invece affermare è che da circa due anni, e forse anche di più, il mondo finanziario era in allarme per un imminente crollo borsistico. Una previsione negativa fatta persino dal cinese Jack Ma, numero uno di Alibaba, durante il World Economic Forum del 2018. In quel caso Jack Ma predisse una terza guerra mondiale. È arrivata invece la pandemia.

Insomma, per tranquillizzare i legittimi sospetti, con buona probabilità Bridgewater ha messo insieme gli indizi degli ultimi due anni e ha fatto una scommessa che si è rivelata decisamente fortunata.

Perché nessuno ha vigilato sulle aziende italiane?

Il problema vero è un altro e riguarda più da vicino l’Italia. Se prevedere il crollo delle borse a novembre è stato un azzardo, non sarebbe dovuto invece essere troppo difficile prevedere una caduta dei titoli delle nostre principali aziende nel momento in cui l’epidemia ha colpito l’Italia. Bridgewater ha infatti potuto effettuare senza particolari ostacoli le sue operazioni di speculazione al ribasso sulle principali aziende italiane (Eni ed Enel) e sulle due più grandi banche (Intesa San Paolo e Unicredit), mettendo così a rischio la tenuta del settore energetico, della rete elettrica e del settore bancario italiano, contribuendo alla loro attuale vulnerabilità sul mercato. Una situazione che potrebbe portare a movimenti di capitale decisamente contrari all’interesse nazionale (come tentativi di scalata da parte di soggetti stranieri).

Alla luce di questo, la domanda da porsi non è quindi su come Bridgewater abbia potuto prevedere il crollo delle borse, ma occorrerebbe piuttosto chiedersi come mai le autorità italiane non abbiano messo a punto le necessarie misure per tutelare i titoli delle nostre più importanti aziende. Solo dallo scorso martedì la Consob ha vietato le vendite allo scoperto per tutte le azioni negoziate sul mercato italiano, una decisione presa in maniera decisamente tardiva.

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