La costante ascesa del bitcoin, la criptovaluta più nota al mondo, cela una pericolosa insidia ambientale. Una ricerca dell’Università di Cambridge ha dimostrato che le attività di calcolo informatico necessarie per garantire le transazioni del bitcoin generano un impressionante consumo di energia elettrica, pari a 121.36 terawatt ore (TWh) l’anno. Si tratta di un quantitativo energetico superiore a quello utilizzato dai Paesi Bassi (108 terawatt ore l’anno), dagli Emirati Arabi Uniti (113.20 terawatt ore l’anno) e dall’Argentina (121 terawatt ore l’anno) nell’arco di dodici mesi. Il dispendio provocato dai Bitcoin è dovuto al fatto che i computer devono connettersi alla rete della criptovaluta per verificare gli scambi che avvengono tra gli utenti e che il processo di verifica è legato alla risoluzione di una serie di puzzle. I Pc, in parole povere, sono costantemente al lavoro e l’impressionante crescita del valore del bitcoin, che ha toccato i 48mila dollari, spinge sempre più utenti a prendere parte alle transazioni ed a potenziare lo spreco di energia elettrica.

Gli ultimi sviluppi

La popolarità della criptovaluta ha tratto vantaggio dall’annuncio fatto dalla Tesla, la società specializzata nella produzione di auto elettriche di proprietà dell’imprenditore Elon Musk, in merito all’acquisto di un miliardo e mezzo di bitcoin. L’azienda ha anche reso noto che accetterà la criptovaluta, in futuro, come forma di pagamento. La notizia ha suscitato controversie perché Tesla ed Elon Musk sono impegnati in favore dell’ambiente mentre lo spreco di energia elettrica provocato dai bitcoin va in tutt’altra direzione. Nel 2016 Musk, che è amministratore delegato della Tesla, aveva detto che educare la popolazione sulle questioni climatiche è essenziale per contrastare l’influenza esercitata dalle lobby del gas e del petrolio sulle grandi decisioni politiche. L’imprenditore aveva inoltre sostenuto la necessità di implementare una tassa sul carbone per evitare che le fonti energetiche ed i veicoli tradizionali potessero prevalere sulle alternative più ecologiche.

I pericoli dell’energia elettrica

La produzione di energia elettrica, come ricordato dal sito di Sorgenia, comporta l’impiego di combustibili fossili e di agenti inquinanti che, a causa della tossicità delle emissioni, provocano un impatto ambientale significativo. La principale fonte di produzione di energia elettrica è legata ai combustibili fossili e ciò contribuisce ad un alto livello di emissioni di anidride carbonica. L’elettricità generata da fonti non rinnovabili provoca inquinamento a causa dei gas di scarto prodotti dalla combustione mentre quella che trae origine dal nucleare contribuisce alla produzione di scorie radioattive che, per loro stessa natura, sono pericolose ed il cui processo di conservazione non è privo di ostacoli. Consumo e produzione di elettricità possono contribuire, infine, all’emissione di particolati, sostanze che si diffondono nell’aria e che possono avere diametri e livelli di pericolosità diversi tra loro. L’inquinamento causato dall’elettricità deriva dal metodo con cui quest’ultima viene prodotta e limitare l’uso di questa forma di energia può contribuire ad aiutare il pianeta ed a salvaguardarne lo stato di salute.

Il punto sul bitcoin

La pandemia e le incertezze dei mercati che hanno segnato il 2020 hanno trasformato il bitcoin in una sorta di bene rifugio, ma non è escluso che il superamento dell’emergenza sanitaria non porti ad un ridimensionamento della criptovaluta. La natura volatile di questo genere di investimento, legata all’entusiasmo mostrato dagli acquirenti, non è in grado di offrire garanzie sul futuro. Nell’ultima settimana, ad esempio, il bitcoin è crollato del 20 per cento arrivando a toccare i 46,925 dollari sulla Borsa di Hong Kong. La battuta d’arresto, la più clamorosa dal marzo del 2020 ad oggi, è probabilmente legata al disordine che si è venuto a creare sui mercati mondiali a causa di una serie di fattori macroeconomici. I detrattori sono convinti che l’impennata di questo bene digitale non sia altro che una bolla speculativa e che, proprio come nel 2017, traslerà dalle stelle alle stalle nel giro di poco tempo. Il futuro, incerto per natura, è ancora tutto da scrivere mentre non si può negare che la capitalizzazione raggiunta dal bitcoin nel dicembre del 2020 era pari al 64 per cento del valore di mercato di tutte le criptovalute.