La Germania di Angela Merkel continua a fare quello che vuole con le regole europee. Nonostante venga continuamente ritenuta la paladina dell’Unione europea, in realtà il rapporto fra Berlino e Bruxelles appare non privo di incertezze ed elusioni. A tal punto che si potrebbe anche arrivare a dire che la Germania sia uno dei Paesi che più di tutti eludono le normative Ue. Tutto, ovviamente, per interesse nazionale. Cosa che invece non è per niente apprezzata se a farlo sono altri governi, magari anche rivali di quello della Cancelliera (come avvenuto in Italia).

L’annuncio dell’avvio delle trattative di fusione tra Deutsche Bank e Commerzbank, un’operazione che punta a salvare i due colossi finanziari tedeschi per far nascere una sola grande istituzione in grado non solo di frenare l’avanzata degli istituti finanziari del resto dei Paesi dell’Unione europea, ma anche di quelli internazionali. La notizia dell’accordo è stata apprezzata dalla borsa tedesca, con Francoforte che vede i titoli di Deutsche Bank avanzare di tre punti percentuali a 9,05 euro mentre quelli di Commerzbank del 4,6% a 7,46 euro.

Una fusione fondamentale, ma che è chiaramente non solo dovuta a motivi finanziari, ma anche politici. Anzi, forse soprattutto politici, visto che per la Merkel si tratta di salvare una banca (Commerz) in cui lo Stato tedesco detiene il 15%. Quota acquistata a suo tempo proprio per salvare l’istituto dalla crisi e che lo rende il maggiore azionista della banca.

Il problema è che questa fusione non sembra essere particolarmente apprezzata dall’Unione europea. Anzi, in realtà uno dei maggiori ostacoli a questa operazione sembra essere proprio l’Ue, visto che le nuove regole, volute proprio dalla Germania, in realtà non sono per niente favorevoli a questa soluzione ideata da Berlino.

Qualora si realizzasse la fusione, nascerebbe un colosso bancario di circa 1.8 trilioni di euro di attività, avvicinandosi al gruppo francese Bnp Paribas. Una settimana fa, il ministro delle Finanze tedesco Olaf Scholz ha esortato ai colloqui i due istituti finanziari, offrendo anche un aiuto “da buon amico” da parte del governo. Buon amico invece molto interessato. Ma il problema è che questa fusione metterebbe davvero a rischio l’idea di quella fusione bancaria a livello europeo che invece Banca centrale europea e Commissione vogliono realizzare da diverso tempo. Un piano messo a repentaglio dalla virata “sovranista” delle banche tedesche, che puntano a creare un colosso nazionale anche a costo di sfidare le prospettive europee.

Il fatto è che l’Ue ha sì interesse a creare istituti bancari e finanziari soldi in grado di rivaleggiare sul mercato mondiale. Ma vorrebbe farlo evitando che i colossi siano di un singolo Stato e controllati anche in parte da un governo nazionale. Invece, quello che sta accadendo in Germania è l’esatto opposto: si crea un gigante bancario (con rischi anche di migliaia id esuberi) non transfrontaliero né affine a quell’unione bancaria voluta da Bruxelles, ma assolutamente teso a prendere il sopravvento in Europa.Altrimenti, il rischio, è che si creino sì colossi europei, ma con tutti i problemi nazionali: e cioè i motivi per cui Commerzbank e Deutsche Bank devono arrivare alla fusione.

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