Il conto alla rovescia è terminato. Stati Uniti e Cina hanno finalmente firmato il cosiddetto accordo di Fase uno, cioè un’intesa commerciale provvisoria preparata ad hoc per attenuare la guerra dei dazi che oppone le due superpotenze dal 2018. Non tutti i dazi sul made in China sono stati cancellati, ma una buona parte delle tariffe esistenti ha subito un ridimensionamento notevole che contribuisce ad allentare le tensioni reciproche.

L’amministrazione Trump abbasserà la percentuale di alcune tariffe riguardanti 120 miliardi di dollari di merci made in China dal 15% al 7,5%, facendo tuttavia presente a Pechino che Washingon è pronta a tornare sui suoi passi nel caso in cui il governo cinese non dovesse rispettare l’accordo parziale.

In ogni caso ci troviamo di fronte a un paradosso: mentre gli Stati Uniti hanno normalizzato i loro rapporti con l’arcinemico asiatico, gli americani non sembrano intenzionati a fare altrettanto con l’Europa. Già, perché Bruxelles attende ancora di ricevere la lista dei prodotti che saranno soggetti a nuove tariffe.

Ricordiamo a questo proposito che il Wto ha concesso agli Usa di imporre al Vecchio Continente aumenti doganali pari a 7,5 miliardi di dollari di valore a causa degli aiuti pubblici europei ad Airbus.

Bruxelles trattiene il fiato

In ogni caso l’Unione Europea trattiene il fiato in attesa di capire come si muoveranno gli Stati Uniti. Con la Cina, dopo tutto, Donald Trump si è mostrato “clemente”: ha intascato un riconoscimento importante da parte del governo cinese ma ha pure rinunciato a rilanciare la contesa con il Dragone aggiungendo ulteriori dazi.

La domanda che esperti e analisti si fanno adesso è: che farà The Donald con l’Europa? La Casa Bianca può decidere se modificare o meno la lista dei prodotti europei da colpire con i dazi. Le tariffe, introdotte da Washington lo scorso anno, hanno già colpito l’industria agroalimentare di Francia, Spagna e, in parte, anche Italia.

Lo scorso 12 dicembre il Rappresentante al commercio americano ha pubblicato un nuovo elenco di merci sulle quali potrebbe cadere una scure non da poco: dazi al 100%. Tra le voci presenti nell’elenco troviamo vino, formaggi, olio e pasta. Tutti alimenti rigorosamente italiani. La decisione è attesa a giorni.

I rischi per l’Europa

La distensione tra Stati Uniti e Cina offre un importante spunto di riflessione. Se, come sembra, Trump ha sotterrato l’ascia di guerra contro Pechino in un periodo cruciale, cioè a pochi mesi dalle elezioni presidenziali, chi ricoprirà adesso il nuovo “nemico” contro cui scagliare le colpe dei mali americani? Una risposta potrebbe suggerire l’Unione Europea.

Sia chiaro: difficilmente Bruxelles e i vari stati membri dell’Ue verranno trattati come una Cina qualunque. Ma è al cotntempo assai possibile che il braccio di ferro commerciale tra Stati Uniti ed Europa possa diventare uno dei temi quotidiani da qui al prossimo novembre.

Piccola nota conclusiva. Tra gli altri settori colpiti, le ripercussioni di questi nuovi dazi potrebbero avere un impatto negativo anche sulla filiera del vino oltreoceano, che comprende importatori, distributori, trasportatori, enoteche e perfino la ristorazione americana. Quest’ultima, da sola, vale 180 miliardi di dollari.