Paschal Donohoe ha avuto la meglio su Pierre Gramegna e Nadia Calvino ed è diventato, contro ogni pronostico della vigilia, il nuovo presidente dell’Eurogruppo. Il ministro dell’Economia irlandese inizierà il suo mandato, di due anni e mezzo, a partire dal prossimo 13 luglio, quando prenderà il posto di Mario Centeno.

Dietro alla vittoria di Donohoe ci sono almeno due chiavi di lettura. La prima: i Paesi frugali hanno avuto la meglio sullo schieramento europeo opposto, ovvero quello formato da Italia, Spagna, Germania e Francia, i quattro colossi che rappresentano quasi l’80% del PIL dell’area euro. La seconda: con l’elezione di Donohoe torna in primo piano la strategia economica del cosiddetto fronte del Nord, lo schieramento formato da quegli Stati che, in materia economica, non ha alcuna intenzione di mettere sul tavolo prestiti a pioggia per supportare i governi più indebitati dell’Eurozona.

Tornando all’elezione, il successo di Donohoe è stato a dir poco clamoroso. Già, perché l’irlandese ha prevalso sulla candidata socialista, la spagnola Nadia Calvino, sostenuta da Spagna, Italia, Germania e Francia, e sul liberale lussemburghese Pierre Gramegna. Sulla carta, Donohoe era supportato esplicitamente soltanto dall’Austria e dall’appoggio politico del Ppe. Tutto questo lascia pensare che i governi di centrodestra, tranne la Grecia, che avrebbe dirottato sulla Calvino, abbiano votato per lui.

Una vittoria inaspettata

Calvino, come detto, godeva dell’appoggio dei quattro principali Paesi della zona euro; eppure non le è bastato per conseguire lo sprint finale. La votazione era segreta, e da Bruxelles non sono arrivate conferme di alcun tipo sulle votazioni (chi ha votato chi). È tuttavia altamente probabile che Donohoe sia stato supportato dai governi a guida Popolare (cioè da Slovacchia, Lettonia, Slovenia o Cipro), dall’Olanda, che a dire il vero aveva lasciato trapelare la sua preferenza per l’irlandese, dal Belgio e dal Lussemburgo.

“Sono profondamente onorato di essere stato eletto come nuovo presidente dell’Eurogruppo – ha scritto su Twitter Donohoe – Non vedo l’ora di lavorare con tutti i miei colleghi dell’Eurogruppo negli anni a venire per garantire una ripresa equa e inclusiva per tutti mentre affrontiamo le sfide future con determinazione”. Ma come ha fatto Donohoe a sovvertire ogni pronostico?

Innanzitutto diamo un’occhiata alle modalità del voto. La formula prevedeva un quorum di 10 voti su 19 votanti. Nel caso in cui la prima votazione non avesse dato alla luce un vincitore, il candidato meno votato tra i tre in lizza sarebbe stato invitato a ritirarsi. Così è successo a Gramegna, già sconfitto da Centeno alle ultime elezioni. Nel secondo round la sfida era tutta tra l’irlandese e Calvino. La votazione, segreta e in videoconferenza, ha premiato proprio Donohoe. Nessuno sa per certo quali siano i Paesi che hanno contribuito alla sua vittoria.

Cosa cambierà con l’elezione di Donohoe

Donohoe ha 45 anni, fa parte del partito liberalconservatore Fine Gael ed è laureato in Scienze politiche ed economiche all’università di Dublino. Prima di ricoprire la carica di ministro dell’Economia irlandese, era stato ministro dei Trasporti, del Turismo e dello Sport degli Affari europei. Ma al di là del curriculum del nuovo presidente dell’Eurogruppo, è interessante capire la sua posizione in merito ai vari aiuti economici che Bruxelles dovrà fornire ai Paesi membri dell’Ue per riprendersi dalla pandemia di Covid.

Dal Mes al Recovery Fund, ci sono diversi fronti aperti dall’esito alquanto incerto. Da un punto di vista politico, l’elezione irlandese ha evidentemente favorito i Paesi del Nord nella partita sul Recovery Fund. Intanto sappiamo che Donohoe, sostenitore della tassazione agevolata alle imprese in vigore in Irlanda, è contrario all’introduzione di una web tax sui colossi del digitale. E questa tassa era proprio una delle potenziali risorse con cui finanziare il Recovery Fund.

Insomma, l’irlandese guiderà l’Eurogruppo in un momento decisivo per le sorti dell’Europa, con una recessione da far tremare i polsi, un Patto di Stabilità pronto a tornare in auge e la richiesta di molti Paesi membri dell’Ue di applicare politiche fiscali espansive. L’Italia, che confidava nell’elezione della spagnola Calvino, si ritroverà a fare i conti con una figura espressione dei falchi del Nord.

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