Il Mes e il Recovery Fund, come ha più volte ricordato Valdis Dombrovskis, vicepresidente della Commissione europea, sono due degli strumenti messi sul tavolo da Bruxelles per aiutare i Paesi membri dell’Ue a risollevare le proprie economie dopo la pandemia di Covid. Per quanto riguarda il Fondo salva-Stati, al termine di un lungo tira e molla, l’Europa ha deciso di rimuovere ogni condizionalità per le spese sanitarie, dirette e indirette.

Non è bastato, perché le polemiche sui presunti rischi nascosti dietro l’utilizzo del Meccanismo europeo di stabilità non si sono placate. Anzi: all’interno del governo italiano le barricate del Movimento 5 Stelle sono crollate soltanto nelle ultime settimane, anche se la base pentastellata continua a vedere il Mes come fumo negli occhi.

Diverso il discorso sul Recovery Fund: in questo caso stiamo parlando di un fondo per la ripresa dell’Unione europea. Francia e Germania hanno proposto un piano da 750 miliardi di euro, tra sussidi a fondo perduto e prestiti da ancorare al bilancio della stessa Ue da qui ai prossimi sette anni. La Commissione europea guidata da Ursula von der Leyen lo ha presentato ufficialmente, anche se non tutti i governi europei hanno appoggiato questa strada.

I Paesi frugali (Olanda, Svezia, Austria e Danimarca) non sono affatto entusiasti all’idea di “regalare soldi” alle nazioni con il bilancio in panne, come ad esempio l’Italia. In più, a rinforzare questo schieramento, troviamo adesso anche il gruppo di Visegrad. Insomma, le trattative per sbloccare il Recovery Fund sono in corso, ma la sensazione è che saranno piuttosto lunghe.

Il futuro del Patto di stabilità

Nel corso di una lunga intervista al Corriere della Sera, Dombrovskis ha toccato tutti i temi citati. Per quanto riguarda il Patto di stabilità, Bruxelles ha solamente applicato una particolare clausola di fuga, la cosiddetta General Escape Clause. Al momento, ha dunque affermato il vicepresidente, “non stiamo indicando ai governi obiettivi di debito e di deficit” ma “questa clausola ha anche chiare condizioni di scadenza e si applica in caso di una severa contrazione dell’economia”. Tradotto: la clausola, prima o poi, (“entro primavera prossima al più tardi”) dovrà essere disattivata.

A quel punto, a recessione finita, torneranno a valere le vecchie regole europee di bilancio, e i vari Stati non potranno più sfondare il tetto del 3% tra deficit e pil. Se da un lato, in questi ultimi mesi, i governi hanno potuto aumentare il deficit per fronteggiare la crisi, dall’altro devono iniziare a cambiare strategia, perseguendo “politiche di bilancio prudenti”. Il motivo è semplice: “Livelli di deficit e debito molto alti sono una fonte di preoccupazione”. Questo è il primo avvertimento di Dombrovskis.

Il Mes, il Recovery Fund e l’Italia

Un altro tema cruciale è il Mes. Dombrovskis ha sottolineato che il Fondo salva-Stati è “disponibile per tutti nell’area euro” ma che “tocca ai governi decidere” se usarlo. In ogni caso, il punto che l’Italia sollevava con grande forza sul Mes riguardava la condizionalità. Ebbene, Dombrovskis ha voluto rassicurare Roma: “Questo programma – ha spiegato – è stato disegnato in modo che non ce ne sia. Il solo requisito è che i soldi siano spesi in spesa sanitaria diretta e indiretta. Non c’è condizionalità macroeconomica o finanziaria”.

Parlando esplicitamente dell’Italia, poi, il commissario lettone ha affermato che quello della condizionalità era “un punto molto importante per l’Italia ed è stato soddisfatto in pieno”. Nel caso dell’Italia, adesso sono disponibili oltre 35 miliardi , “con risparmi importanti sugli interessi: centinaia di milioni di euro di risparmi ogni anno per un decennio”, ha aggiunto. Insomma, Dombrovskis ha fatto capire che il Mes è stato impacchettato proprio come voleva l’Italia.

Diverso, come già anticipato, è il discorso relativo al Recovery Fund. “La Recovery and Resilience Facility – ha dichiarato Dombrovskis –  è lì per finanziare riforme e investimenti. In base alla nostra proposta, i governi fanno i loro Recovery Plan e la Commissione valuta se sono in linea con le priorità europee, per esempio nell’ambiente o nel digitale”. Che cosa significa? I governi proporranno riforme mentre la Commissione avrà il compito di approvarle. Il problema principale è uno: mettere d’accordo tutti i Paesi. “Sottolineo il senso di urgenza – ha concluso il vicepresidente – Parte del denaro sarebbe disponibile già quest’anno, ma abbiamo bisogno di un accordo già questo mese”. Al momento, tuttavia, in Europa è ancora muro contro muro.

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