È una doccia fredda quella che proviene dalle rilevazioni sul prodotto interno lordo dei Paesi europei nel primo trimestre di quest’anno e che non ha risparmiato nessuna economia dell’Unione europea. Con la Francia maglia nera che segna un -5.8% nel suo peggior dato dal dopoguerra, la Spagna a -5.2% e l’Italia a -4.7% sono gli altri due Paesi ad aver subito maggiormente il colpo del lockdown, con la decrescita aggregata dei Pil europei che si attesta ad un -3.8 nel periodo gennaio-marzo.

Tuttavia, il dato più preoccupante deriva dal fatto che la serrata abbia interessato soltanto l’ultimo mese del periodo preso in considerazione (e nemmeno nella sua totalità), lasciando solo immaginare la contrazione produttiva che si sta verificando in questo trimestre aprile-giugno. E in questo scenario, quelli che erano i peggiori timori della gerenza europea e della direttrice della Banca centrale europea Christine Lagarde stanno diventando la triste realtà, come riportato dalla testata giornalistica francese Le Monde.

Adesso il rischio è quello di una recessione in doppia cifra

Dai primi segnali che arrivano dai comparti produttivi e dai dati provenienti dal settore del commercio, il calo atteso dall’Europa nel 2020 si attesterebbe tra il 5% ed il 12% del Pil aggregato, nel peggior dato che sino a questo momento l’Unione avesse mai registrato. Tuttavia, il dato è ancora aleatorio e non è escluso che possa ulteriormente peggiorare qualora nella fase due uscissero nuovamente dei picchi di contagio tali per cui divengano necessarie nuove chiusure che annullerebbero le attese positivi dell’estate e dell’autunno.

Dopo la mannaia del Fmi e delle agenzie di rating, dunque, anche le stime della massima istituzione bancaria del Vecchio continente risultano essere peggiori delle attese, “condannando” l’Europa ad un duro percorso che la accompagnerà per tutti i mesi rimanenti del 2020. E senza risultati promettenti dal lato sanitario, la preoccupazione a questo punto viene estesa anche al 2021, con la possibilità che una nuova comparsa della malattia possa condurre ad una nuova stagione caratterizzata dal lockdown.

È necessaria una maggiore collaborazione per superare la crisi

Secondo il massimo esponente della Bce non sarebbe possibile una ripresa rapida dalla crisi economica dovuta al coronavirus in assenza di una profonda collaborazione tra i Paesi dell’Europa. In quest’ottica, dunque, sarebbe necessario “un ambizioso progetto politico tra gli Stati membri portato avanti in modo ordinato”, come riportato sempre da Eric Albert di Le Monde. Tuttavia, le speranze di Lagarde sembrerebbero infrangersi contro le tre fazioni che si sono formate all’interno dell’Unione e che ambiscono a tre soluzioni diametralmente opposte tra di loro: quello dei Paesi settentrionali, quello degli Stati meridionali ed il blocco orientale di Visegrad.

Mentre i Paesi più colpiti dal patogeno come la Francia, la Spagna e l’Italia hanno infatti avanzato richieste di aiuto e di maggior collaborazione da parte di Bruxelles, la Germania, i Paesi del Benelux e la Scandinavia si sono infatti fortemente opposti a interventi troppo invasivi nelle già deboli economie meridionali. Per giustificarsi, hanno addotto al già sovra-indebitamento di Roma e Madrid, preferendo un piano di intervento in linea con gli accordi europei che si rifanno al Meccanismo europeo di stabilità (Mes). Ed in questa situazione, ipotizzare una profonda collaborazione più che una cieca speranza è proprio un’utopia; anche se il rischio questa volta è quello di addentrarsi nella peggiore recessione economica che il mondo Occidentale abbia mai conosciuto.

 

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