Sul fronte della disoccupazione, guardando ai dati registrati nel periodo compreso tra il primo lockdown di aprile alla fine dello scorso luglio, l’Italia è maglia nera dell’Unione europea. Basta leggere gli ultimi numeri diffusi dall’Eurostat per rendersi conto di cosa stiamo parlando. È vero, in generale il tasso di disoccupazione destagionalizzato all’interno dell’Eurozona è salito un po’ ovunque. Ma la situazione peggiore, in attesa di capire cosa è successo in Grecia, Estonia e Ungheria, Paesi per i quali mancano ancora le cifre e che potrebbero aver fatto peggio di Roma, è quella italiana.

In Italia la disoccupazione è passata da un tasso pari al 7,3% di aprile al 9,7% di fine luglio. Scendendo nel dettaglio, come ha evidenziato Italia Oggi, in appena quattro mesi il tasso di disoccupazione italiano è cresciuto del 32,87%. Hanno fatto peggio, per il momento, soltanto i Paesi Bassi guidati da Mark Rutte (+32,35%) e il Portogallo (+28,57%). Ombre lunghe anche sul resto d’Europa, con la media continentale passata dal 6,7% al 7,2%, mentre la media inerente all’area euro è cresciuta dal 7,4% al 7,9%.

Nell’Ue, nel suo insieme, il tasso è passato dal 7,1% al 7,2%. Sempre guardando ai dati preoccupa la disoccupazione giovanile, che si sta facendo particolarmente sentire in Spagna (41,7%), Italia (31,1%) e Svezia (28,9). Stoccolma, nonostante il lockdown morbido, non ha potuto evitare del tutto l’impatto provocato dalla pandemia di Covid.

Italia maglia nera

Nella sciagurata classifica che mette in fila i Paesi nei quali la disoccupazione è cresciuta di più l’Italia occupa il primo posto, ovvero il peggiore possibile. E questo nonostante le famigerate misure di sostegno avanzate dal governo giallorosso, tra il blocco dei licenziamenti, l’intervento per garantire liquidità alle aziende (i 400 milioni per lo più rimasti in canna) e gli altri 100 miliardi stanziati con altri tre decreti.

Insomma, l’esecutivo italiano si è affidato a una marea di interventi, molti dei quali anche costosi, che non hanno evitato alcuna debacle. Diversi analisti erano rimasti scettici di fronte alla road map giallorossa per uscire dalla crisi. I loro dubbi sono stati confermati dai fatti: le politiche economiche proposte dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, e dal ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri, sono state ben poco efficaci. O, nel migliore dei casi, hanno semplicemente rimandato un’emergenza.

L’esempio più lampante riguarda i licenziamenti: fin qui non c’è stato alcun salasso ma, in un futuro non troppo lontano, non appena terminerà il provvedimento inerente ai blocchi, sarà difficile immaginarsi uno scenario rose e fiori. L’aspetto più bizzarro è che nessuno, né dal governo né dalla maggioranza, ha commentato un simile scenario.

Il confronto con gli altri Paesi

Abbiamo visto come la pandemia abbia scosso l’economia del mondo intero. Eppure, anche se nel resto d’Europa la situazione è complessa, nessuno ha macinato i record negativi raggiunti dall’Italia. Per quale motivo? La risposta più ovvia da dare è che le politiche economiche adottate dagli altri esecutivi sono risultate più efficaci rispetto ai bonus a pioggia proposti dai giallorossi.

Giusto per fare un confronto: in Germania abbiamo assistito a un aumento della disoccupazione pari al 10%, dal 4% al 4,4% mentre in Spagna del 3,22% (dal 15,3% al 15,8%). Secondo quanto riferito dal quotidiano Handelsblatt, a Berlino, ad agosto, il tasso è aumentato di 0,1 punti su base mensile, con 45mila disoccupati in più rispetto a luglio. Anche se in questo periodo il valore tende a salire per via dei contratti di lavoro e di apprendistato che terminano prima delle ferie estive.

In Francia, invece, c’è stato un trend opposto. A Parigi e dintorni il tasso di disoccupazione è diminuito dell’11,5%, passando dal 7,8% al 6,9%. Perfino Bulgaria, Cipro e Malta hanno avuto meno disoccupati dell’Italia. Certo è che nell’Ue nessuno tra i governi più importanti si è avvicinato ai disastrosi numeri ottenuti dal tandem Conte-Gualtieri.

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