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La Nuova Via della Seta, anche conosciuta come Belt and Road Initiative (BRI) o One Belt One Road Initiative, è stata lanciata dal presidente Xi Jinping nel 2013. Ideata con l’obiettivo di promuovere i legami geopolitici ed economici con i Paesi ad ovest e sud della Cina, il progetto mira a collegare i continenti di Asia, Europa e Africa e rafforzare gli scambi commerciali e lo sviluppo delle infrastrutture nella regione. Finora hanno aderito all’iniziativa oltre 60 Paesi, che rappresentano il 66% della popolazione di tutto il mondo e oltre il 40% del Pil globale.

Sebbene la Cina abbia investito ad oggi tra i 4 e gli 8 trilioni di dollari in 118 progetti, la Bri ha visto sinora sia alti che bassi, con successi di alto profilo e progetti più complicati che non si sono rivelati all’altezza delle aspettative.

Tra i  successi della Bri figura il Corridoio Economico Cina-Pakistan, il Corridoio Economico Cina-Myanmar, ed il progetto per una rete ferroviaria ad alta velocità tra Jakarta e Bandung. Questi progetti hanno dato vita ad importanti opportunità di lavoro per manodopera locale, colmando drastiche mancanze a livello di infrastrutture, con guadagni economici per i Paesi beneficiari.

Avviato ufficialmente nell’aprile 2015, il Corridoio economico Cina-Pakistan (CPEC) prevede la costruzione di autostrade, oleodotti, ferrovie ed impianti energetici dal Khunjerab al Mar Arabico. Creando oltre 70.000 posti di lavori per i pakistani, i piani della Cina in Pakistan hanno già contributo secondo le stime ad una “crescita del 2% del PIL”. Insieme alla costruzione dell’aeroporto di Gwadar, il CPEC ha permesso di portare a termine il primo sistema di trasporti pubblico ad energia elettrica, collocando il Pakistan su una strada di crescita economica e di maggiore integrazione nell’economia globale.

Il Corridoio Economico Cina-Myanmar connette la provincia cinese di Yunnan a Myanmar. Oltre ai collegamenti ferroviari e stradali, nel 2008 ebbero inizio anche i lavori di costruzione per oleodotti e gasdotti, che vennero portati a termine nel 2013. Con una portata annuale di oltre 12 milioni di tonnellate di petrolio greggio, per la Cina questi oleo-gasdotti rappresentano un percorso più diretto per l’importazione di petrolio greggio rispetto allo stretto di Malacca; data la propria importanza strategica per gli scambi commerciali e la sicurezza economica, il progetto è stato riconosciuto come uno dei maggiori successi della BRI.

Il progetto per una rete ferroviaria ad alta velocità tra Jakarta e Bandung fu annunciato in Indonesia nel 2015. Facendo seguito ad un’agguerrita competizione finanziaria tra Cina e Giappone, l’Indonesia annunciò la joint venture tra le aziende statali indonesiane e la China Railway International nell’ottobre di quell’anno; una joint venture di cui l’Indonesia possiede il 60% di interesse e la Cina il restante 40%. Il progetto collegherà la capitale dell’Indonesia Jakarta al nucleo tessile di Bandung attraverso 150 km di ferrovie su cui si viaggerà a 250 km/h, abbattendo così con successo i tempi di spostamento dalle attuali 3-5 ore a soli 36 minuti. Cina e Indonesia stanno lavorando affinché la rete sia del tutto operativa entro la fine del 2022; solo nella fase di costruzione, il progetto ha già creato oltre 40.000 posti di lavoro.

Diversi progetti della BRI hanno tuttavia subito anche pesanti critiche, e allusioni che la Cina stia utilizzando la BRI come una trappola diplomatica per debiti, volta a costringere i Paesi beneficiari a fare concessioni alla Cina nel momento in cui andranno in default per non essere riusciti a saldare il proprio debito. Potrebbe essere il caso del progetto autostradale in Montenegro, che consisteva nella costruzione di un’autostrada dal porto di Bar fino a Belgrado, una distanza di 170 km; con un miliardo di dollari ricevuto in prestito dalla Cina nel 2014, l’autostrada rimane incompleta, con solo 40 km realizzati ed il Montenegro che si trova ora in una situazione di instabilità finanziaria, con un debito nazionale oltre il 100% del proprio PIL. Un altro fallimento è stato il progetto Hambantota in Sri Lanka: in seguito a delle questioni legate al saldo del debito, il porto di Hambantota, avviato nel 2007 dall’attuale Primo Ministro Mahinda Rajapaksa, nel 2017 è stato dato in affitto alla Cina per 99 anni per 1,1 miliardi di dollari; il Paese è ancora in debito con la Cina dall’inizio dei lavori per il porto, che a giugno 2020 ammontavano a 5,8 miliardi di dollari.

Ma anche se non tutti i progetti della BRI si sono rivelati dei successi, la realtà è che le economie emergenti in Africa, Asia ed Europa hanno disperatamente bisogno di investimenti in progetti di infrastrutture, e i Paesi sviluppati del mondo hanno invece al momento una grossa mancanza di risorse per farlo. L’African Development Bank (ADB) stima che vi sia un deficit di investimento di 93 miliardi di dollari all’anno in Africa, e di 459 miliardi all’anno in Asia. Tali investimenti saranno necessari per supportare lo sviluppo futuro di queste economie emergenti. Sebbene gli Stati Uniti e i Paesi occidentali più benestanti elargiscano importanti fondi di sviluppo ogni anno, il livello di investimenti non è abbastanza alto per permettere miglioramento delle condizioni sufficiente o abbastanza rapido da favorire una crescita nel lungo periodo. Per colmare i divari attuali e dare una spinta a queste economie emergenti, gli investimenti cinesi sono estremamente preziosi.

I progetti menzionati in precedenza dimostrano come, se realizzati correttamente, la BRI possa avere un importante impatto economico positivo sia sulla Cina che sui Paesi beneficiari. Ciò detto, è anche possibile che dei progetti possano andare per il verso sbagliato e creare sproporzionate pressioni economiche. Andando avanti sarà essenziale per la Cina ed i suoi partner concentrarsi su tre aree chiave per rendere la BRI un successo nel lungo periodo.

In primis, la Cina deve prendersi il tempo di studiare davvero la fattibilità a lungo termine dei progetti che propone e mantenere una supervisione trasparente e costante, per assicurare che solo i progetti validi vengano intrapresi e che i fondi vengano impiegati responsabilmente nella direzione di un guadagno economico stabile. Ciò richiederà un maggior livello di cooperazione multilaterale con altri prestatori globali, cosicché l’assestamento e gli standard dei progetti vengano uniformati attraverso organizzazioni che garantiscono finanziamenti progettuali. Non un compito facile, ma in grado di generare risultati migliori per i progetti nel lungo periodo.

Secondo, dato l’alto profilo della natura della BRI ed il desiderio della Cina di venire maggiormente coinvolta sul palcoscenico del mondo in qualità di potenza globale, sarà necessario far entrare in vigore forti meccanismi per assicurare che avvengano delle nuove trattative nel momento in cui fosse necessario rivedere i piani di saldo dei debiti, in maniera tale da ridurre le possibilità che certi Stati vadano in default. A questo scopo la Cina ha già annunciato la propria collaborazione con il Paris Club (un ente creditore composto da 22 Paesi) e con la Debt Service Suspension Initiative del G20 (un’iniziativa che offre assistenza a 77 Paesi in via di sviluppo che hanno debiti da saldare entro il 2020) per dare forma ad un tentativo di riduzione dei debiti a livello globale lungo la BRI.

Infine, la Cina dovrebbe intraprendere progetti di cui le economie emergenti hanno sì bisogno, ma che siano anche in grado di evidenziare il desiderio della Cina di assumere una posizione da leader in ambito tecnologico. Ciò sta già accadendo con i progetti ferroviari ad alta velocità, ma la Cina ha tra le mani l’opportunità di accelerare iniziative su larga scala di energie rinnovabili in tutto il mondo. Ad oggi, la Cina ha finanziato progetti relativi ad energie non rinnovabili 9,7 volte in più rispetto a quelli di energie rinnovabili; tuttavia ha preso parte ad importanti progetti green, come il progetto idroelettrico di Karuma in Uganda, che a pieno regime è in grado di generare 600 MW di elettricità. Data la sempre maggiore attenzione globale allo sviluppo sostenibile e il desiderio della Cina di essere un leader anche nelle energie rinnovabili, i prossimi progetti della BRI potrebbero fare leva proprio sul know-how cinese nel settore delle energie pulite.

Ad oggi l’eredità della BRI non è ancora visibile, ma ci sono delle promesse su che cosa i suoi investimenti possano fare nei mercati emergenti. Per rendere la BRI un successo davvero sensazionale, la Cina dovrebbe stabilire in maniera più rigorosa la fattibilità e le revisioni dei propri progetti, nonché dedicare maggiore attenzione a quelli che supportano più direttamente l’assunzione della forza lavoro locale; questi sarebbero enormi passi in avanti per migliorare la percezione del progetto nei Paesi beneficiari, e porterebbero ad un maggiore tasso di successo delle iniziative della BRI nel lungo periodo.

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